2006

Ho 32 anni, tre anni prima mi sono sposata, e sono complessivamente felice. Io e l’uomo ci dedichiamo principalmente alle due cose che ci riescono meglio.

Lavorare, disgiuntamente, e viaggiare, insieme. Di quei giorni ricordo il senso di leggerezza, il senso di va tutto bene, anche ciò che va male. Oggi, la sensazione è che tutto vada così così anche quando va bene. Passerà, diceva la canzone, o anche no. Io e l’uomo continuiamo a vogare nella stessa direzione e ridiamo ancora. Forse meno, però meglio.

A gennaio, a Milano, si svolgono le primarie del PD per il candidato sindaco da opporre al candidato PDL Letizia Moratti. Vincerà l’ex prefetoo Bruno Ferrante, davanti a Dario Fo. La curiosità è che uno dei candidati è la cognata di Letizia Moratti, Milly. A turbare non è lo scontro fratricida, che, dai tempi di Caino e Abele, si è abituati a ben altro. Quel che lascia interdetti, è che la sig.ra Milly è un’ecologista militante. Che per carità, è lodevole. Se suo marito non fosse un petroliere. Uno prende atto che il senso del ridicolo diventa merce sempre più rara.

Il 10 febbraio, a Torino, si aprono i Giochi Olimpici invernali, e la città bogianen per definizione si trasforma. E’ un happening continuo. I torinesi, che amano le novità come un iceberg il caldo, diventano cortesi e propositivi. Il mondo si stupisce. Io e l’uomo, al palaghiaccio assistiamo alla finalina dell’hockey su ghiaccio maschile. Mai visto nessuno menarsi così.

Nei primi tre mesi dell’anno, scoppia l’emergenza sull’influenza aviaria. Fa complessivamente meno morti di quella tradizionale, ma i mezzi d’informazione cavalcano l’ondata di panico. il risultato sono migliai di inermi polli mandati a morte (senza nemmeno trasformarli in alimento). A partire da quell’anno, il tormentone pandemia diventerà un classico dell’inverno, insieme al freddo troppo freddo, alla neve troppo neve, alle stagioni che non son più le stesse. Col timore che la volta che ci sarà davvero da preoccuparsi, tutti ce ne strabatteremo, con rischi incalcolabili.

Il 9-10 aprile in Italia si svolgono le elezioni politiche. L’unione, guidata da romano Prodi è accreditata dai sondaggi di un ampio successo, alla fine, invece, sarà pareggio. Da più parti si urla ai brogli, nella miglior tradizione italica. Io sono barricata in un seggio elettorale e posso assicurare che in tanti non ho mai fatto, né visto alcuna irregolarità.

Comunque. alla fine, ce la fa l’Unione, per un pugno di voti, dando vita ad un governo che avrà la verve di un topo morto e la stabilità di un equilibrista (scarso)

Il 10 maggio il senatore a vita, Giorgio Napolitano, diventa l’11° presidente di questa sgangherata Repubblica. Verrà rieletto nel 2013. Per la prima volta ad un Presidente viene affidato un secondo mandato. Ha 90 anni. E per il piglio con cui gestisce la res publica, viene soprannominato Re Giorgio I. Ai posteri l’ardua sentenza. Terrei però presente che una miglior classe politica avrebbe di molto ridotto l’intraprendenza dell’uomo, che non è un gigante, ma è circondato da lillipuziani

il 9 giugno iniziano in Germania i Modiali di calcio. Noi siamo, al più, accreditati per lavare i pavimenti. Arriviamo da uno scandalo senza precedenti a base di partite truccate, giocatori col vizietto della scommessa, e amenità assortite. Insomma siamo noi, proprio noi, nello spolvero delle migliori occasioni. Il c.t. è Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Uno che secondo me ha tutte le caratteristiche per stare antipatico anche a sua moglie, ma, rispetto a Sacchi, altro notorio simpaticone, almeno non sembra spiritato. Che l’importante nella vita è accontentarsi.

Al primo turno ce la giochiamo con Ghana, repubblica Ceca e Stati Uniti. Siamo primi nel girone, senza lode né infamia. Ma purtuttavia, rispetto ad altre occasioni, senza rubare nulla.

Agli ottavi troviamo l’Australia, convinti di timbrare un onesto cartellino. Invece Materazzi si fa espellere e noi vinciamo con un gol di Totti su rigore, in pieno recupero al 93′. Una partita di una bruttezza straniante.

Ai quarti ce la giochiamo con l’Ucraina. partiamo bene. Subito in vantaggio. Finirà 3-0. Una faccenda senza patemi.

In semifinale, incombe il destino. L’ennesimo Italia-Germania. Io sono tappata in casa col condizionatore a palla e un inutilissimo uomo al fianco, che mentre sbraito come un ultrà della curva sud continua pacioso a fare l’enigmistica. Lo prenderei a martellate. Per dire. La partita è tesa, equilibrata. Le forze in campo si equivalgono. Si arriva al 90′ in parità. La stanchezza si fa sentire e la Germania che ha nelle gambe, anche, i supplementari con l’Argentina, comincia a sbandare.

Poi al alla fine del 1° tempo supplementare, Grosso fa una di quelle azioni che valgono una carriera e un urlo spezza l’afa della sera. Un minuto dopo Del Piero raddoppia. L’Italia è meritatamente in finale, mentre i padroni di casa si avviano verso la finale di consolazione. Si ripete la storia di 16 anni prima, al San Paolo di Napoli, e un cerchio, forse, si chiude. Con la consapevolezza di essere arrivati in fondo, noi, con maggior merito, rispetto a quell’Argentina e a quella partita.

In finale è Italia Francia. Ci sono di mezzo una finale dell’europeo, persa dall’Italia con un golden gol ai supplementari, e un antagonismo atavico.

La Francia, forse, è più forte, l’Italia, probabilmente, più equilibrata e Lippi ha capito come ottenere il massimo dai suoi. Noi, siamo vestiti di tutto punto e in una calura africana con un’afa che appena appena nello stadio di Manaus, ci stiamo trascinando a un matrimonio. Gli sposi, temendo probabilmente una defezione di massa, si sono organizzati per l’evento con televisori in ogni dove.

La partità inizia con gli antipasti. E qualcuno al 7′ rischia la congestione. Materazzi stende Zidane in area ed è gol per i francesi. Al 19′ di nuovo protagonista Materazzi. Lui, il difensore con due piedi che paion due tombini fatti alla Breda, insacca di testa alle spalle di Barthez. Un urlo squarcia il ristorante. un povero inerme gagno scoppia in lacrime. Nessuno lo consola. Manco la madre impegnata a saltellare su un tacco 12.

Dall’1-1 non ci schioderemo più. Ma il vero evento è al 5′ del secondo tempo supplementare. Materazzi, sempre lui, dice qualcosa a Zidane, dopo uno scontro, manco troppo sanguinoso. Il francese che stava allontanandosi, ruota sui tacchi e si dirige verso Materazzi, smollandogli una capocciata in pieno petto che lo fa cadere come un birillo (e non stava facendo finta). Il francese nello sconcerto generale è espulso. La domanda che tutti si fanno: ‘che gli avrà mai detto?’ Non lo sapremo mai. non davvero, dico. A mio parere, comunque, qualcosa di vero. Una capocciata del genere si rifila solo per qualcosa di serio e veritiero.

Si va ai rigori. E a tutti i convenuti vengono i vermi. Ti ticordi Pasadena? Ti ricordi France 98? Ecco. Ti ricordi, appunto.

Segna Pirlo. Pareggia Wiltford. Arriva sul dischetto Materazzi, quello coi piedi fatti alla Breda, e tutti ci domandiamo se una capocciata non l’abbiano data pure a Lippi. Invece segna. E aveva ragione Lippi, ci son serate in cui uno esce dal suo corpo e fa cose che manco in tutta una vita. Quello ha provocato un rigore, pareggiato di testa, fatto espellere Zidane, e segnato un rigore. Praticamente, Materazzi-Francia. Sul dischetto va Trezeguet. La tensione, il fatto che Buffon lo conosce come i suoi guantoni, manda a sbattere sulla traversa. Tocca a De Rossi. Gol. E ad Abidal. Gol. Del Piero. Gol. Sagnol. Gol. Grosso. Gol.

Siamo campioni del mondo per la quarta volta. E’ il delirio.

Il 19 agosto, a Lampedusa, affonda un barcone di disperati in cerca di un futuro migliore. E’ una tragedia, che si protrarrà negli anni a venire. sempre più spesso. Nel frattempo, L’Italia lasciata in larga parte sola davanti al problema, finisce i soldi anche per le bollette dell’elettricità, e gestisce gli arrivi come può. Cioè, francamente male. Oltretutto, con l’aria che tira da queste parti, pietà l’è morta, e temo che quasta faccenda andrà sempre peggio, fino a finire malissimo.

Il 15 settembre, alla segreteria di stato vaticana, c’è un avvicendamento, voluto, presumibilmente dal nuovo Pontefice, Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger. Il neo eletto è il cardinal Tarcisio Bertone. Sul camerlengo ne sentiremo delle belle.

Il 10 dicembre muore nel suo letto, all’età di 91 anni, Augusto Pinochet. E uno s’appella allo sceneggiatore chiedendosi se non si possa avere un po’ più di giustizia di qua, nell’attesa di un eventuale altrove.

Io osservo il mondo, e penso che ci metterei la firma. Non so ancora quanto

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13 thoughts on “2006

  1. a questo punto tocca a me cullare un unenne Ciondolino in mezzo al casino generale nell’ancora per poco nostro romanticissimo scomodissimo monolocale nella suburra in mezzo al panico e ai caroselli che comunque rispetto a quelli dello scudetto “der Pupone” sono nulla.

  2. Che casino, quella sera della vittoria. La partita vista dal nonno, in campagna, la città inaccessibile, tutte le auto in giro, strade bloccate, trombette, bandiere, bottiglie, bicchieri e salti. Ricordo bene due ragazze che, sedute al contrario nel bagagliaio della macchina davanti alla nostra, praticamente sempre ferma, si tiravano su la maglietta e ci mostravano le tette, cioè, le mostravano a mio marito, che, aduso in quanto medico, restava impassibile. 🙂

    1. Ma povere… Chissà come ci son rimaste male… Guarda che tuo marito potrebbe aver minato a vita la loro autostima 😛 Come me, quel giorno d’estate di 20 anni fa, in quel del parco Ravizza, a Milano. Il solito omino che da mesi ce le sfrangeva mostrandoci gli attrezzi del mestiere. Lo fa una volta di troppo, e io: ‘Oh, Signore. Tanta miseria neanche in Africa’ Mai più beccato. Oggi non avrei più il coraggio. Avrei pure paura forse. Come siamo cambiati in 20 anni. E com’è cambiato il mondo…

      1. Ahah, bella risposta! 😀 Quanto alle due fanciulle, non credo che neppure la mattina dopo si siano ricordate di niente, perché erano alquanto brille! 😉

  3. pensieri sparsi.
    un miglior popolo, forse, avrebbe ridotto l’intraprendenza dell’uomo.
    la sera della finale ero in viaggio tra la festa della sardina di sottomarina di chioggia e casa. ho visto (meglio: non ho potuto esimermi dal vedere) i primi due gol alla festa, poi un lungo vuoto fino a quando ho acceso su radiopopolare all’altezza di milano, e ho scoperto che c’erano i rigori. che quella radiocronaca non la ricorda nessuno, perché tutti erano di fronte alla tv, ma marco ardemagni, giorgio lauro, sergio ferrentino e luca gattuso poco hanno da invidiare ai prezzolati televisivi. e, per dire, questo ne è un esempio:

    il 10 dicembre sono morti non uno, ma tanti pinochet. uno per ognuno dei tanti conniventi che ha incontrato in giro per il mondo.

  4. Ero a Torino quell’anno e sono stata alla serata finale delle Olimpiadi invernali. Bello.
    Anche noi dopo il matrimonio abbiamo passato tanti anni “da fidanzati”, solo lavoro lavoro weekend e qualche viaggetto. Bei tempi. Tutto sembrava più facile.

  5. Il 2006 è un annus horribilis. Quel che può andare male, va peggio. E con questo il riassunto è compiuto. Arrivo a giugno devastata da tutto quello che è successo, un tutto sul quale campeggia la morte improvvisa del nostro amico E.T. In un contesto come questo, parrebbe che di mondiali non si dovrebbe parlare. E invece loro, insieme agli amici Viola e Amico Mostro, mi salvano la vita. Vedo la finale in un bar di Bologna, insieme all’Amico Mostro, che mi convince a partire insieme a lui (che ci viveva, e di lì a poco ci torna) per Berlino. Ricomincio da Berlino anche io, come gli azzurri juventini e mondiali. Il resto sarà una faticosissima salita, ma almeno sarò in piedi. Poi comincia il 2007, l’anno dei consapevoli “anche no”. E sarà tutta un’altra storia.

    1. Resto convinta che quando arriva un annus horribilis che sia veramente horribilis, se ne esci vivo ed integro accadono due cose: impari a distinguere un annus horribilis da un anno semplicemente di merda, e dai una svolta comunque alla tua vita così com’era. ne esci, inevitabilmente, diverso. detto così sembra ovvio. passarci in mezzo, in effetti, un po’ meno.

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