Quello che non ho è un orologio avanti

Ho visto cose che voi umani neppure immaginate.

Ricordo Andreotti, Craxi e De Mita.

Ma anche Bisaglia, Rumor, Nicolazzi e Signorile.

La voce gracchiante di Rosa Russo Jervolino e le improvvide lettere di Carlo Donat-Cattin che per prevenire l’AIDS anziché un più pragmatico preservativo consigliava una casta astinenza, ma si incasinò e mandò la lettera pure alle suore di clausura (poi, ecco, magari lui aveva informazioni diverse e la lettera non era mal indirizzata, anche questa è un’ipotesi).

Ricordo Giorgio La Malfa, e Renato Altissimo nella loro assoluta inutilità. Ma anche Gianni De Michelis, socialista dal capello fluente (e unto) che amava le discoteche e che la stampa chiamava con un certo disprezzo “avanzo di balera”. Uno che, all’epoca, faceva il ministro degli esteri. E storcevamo pure il naso. Adesso lo considereremmo, temo, un fine statista.

Tutto questo per dire che non è vero che si stava meglio quando si stava peggio. Abbiamo (solo) più indulgenza per il nostro passato che per il nostro presente.

Resta il fatto che ci attendono tre mesi di campagna elettorale e non so, francamente, se mi reggeranno lo stomaco e, soprattutto, i coglioni.

E resta, soprattutto, il fatto che per la prima volta in venticinque anni di onestà attività elettorale, non solo non so per chi votare, ma sto meditando di non andarci proprio a votare.

Perché delle possibili opzioni non riesco ad intravederne nessuna (per me) accettabile:

– Silvio premier, abbiamo già dato

– Salvini premier riesco a figurarmelo solo in un film horror sceneggiato malamente

– Renzi, oltre ad aver già dato anche lì, è riuscito nel non facile compito di starmi sulle palle anche più di Silvio B. (per quanto, debbo ammettere, ampiamente meno dell’altro Matteo e di Di Maio)

– Di Di Maio non riesco a tollerare i programmi, l’inutile demagogia (non scomodiamo l’ideologia, che è concetto troppo alto per le cose che ha da dire), la postura, il tono di voce. Diciamo pure Di Maio e gli amici suoi in generale.

Il resto è velleitarismo non pervenuto.

20 pensieri su “Quello che non ho è un orologio avanti

  1. Si’, il passato è stato un incubo, su questo concordo. Del presente non so, non è pervenuto molto, da *quel* punto di vista si spera e basta. Ci si fida, si’ certo, più per sconsiderati e immensi stima e affetto (Bersani, Boldrini) che per abitudine (il PD). Direi che non si ha altra scelta che fidarsi ciecamente e seguire i consigli di chi ne sa di più: ogni volta che si prova a ragionare con la propria testolina, a cercare una via alternativa, forse un po’ efficace se pure in modo diverso dal consueto, ci si imbatte in un muro. Ubbidisco, come disse Garibaldi ad Anita. Vado a votare, sissignora. Per Liberi ed Eguali, almeno credo, se nel frattempo loro non fanno troppi casini con quel D’Alema tra i piedi.

  2. Non sono tre mesi, consolati. Solo uno e mezzo. E, anche se decidessi di non andare a votare, di certo non lo dichiarerei pubblicamente prima. Mai. (E comunque al seggio ovviamente andrò).

    • Mi consolo. Tra meditare e decidere c’è una più che discreta differenza, ma non ho bisogno di dirlo, soprattutto, non a te. Non sono così tranchant sul pubblicamente prima. Non sto incitando a un reato, non sono un pubblico ufficiale e nemmeno un maître à penser. Al seggio forse andrò o forse no. L’unica cosa che posso escludere, ad oggi è la scheda bianca.

      • Non consolarti, perché io al seggio vado e non ho dubbi su che cosa votare. Sono non spariti ma si sono ridotti una sera di un mese fa a Berlino. E lo farò, contrariamente a quanto suggeriro da Pens, nel nome e per conto della mia testa informata, senza alcuna sindrome da Garibaldi perché censo e capacità mi consentono ancora per fortuna una piena adesione alla pratica elettorale. Non è questione di incitare a un reato, è questione dell’immagine di me: ci sono cose che non direi mai pubblicamente anche se sapessi già che le farò, perche pur se volessi tralignare privatamente, per scelta, non sono parole che vorrei associare alla mia persona. Scheda bianca non si vota, per motivi metodologici molto prima che ideologici.

      • Mi consolo era riferito al mese e mezzo. Non avendo sindromi da Garibaldi, l’unico voto che sono disposta ad esprimere è un voto informato. E al momento non è questo il caso. Scheda bianca è esclusa. E l’immagine di me, francamente, è quella di chi, a disagio, fa un passo indietro. Ma comprendo, per come è la ‘povna, che tu la veda così.

      • Su questo io temo che tu ti sbagli, forse anche perché non mi sono spiegata bene io. L’immagine di te è quella di chi dice “non vado a votare e lo dico al mondo”, punto. Tutto il resto è pletorico e dunque secondario, metaforico e in ultima analisi non icastico. Sono ragionamenti, proiezioni, spiegazioni che tu sovrapponi all’immagine di un gesto che resta quello: comunicativamente, da questo tuo post, esce solo un urlo per immagine, che fa agio sull’indignazione molto più che sulla argomentazione (non che questo cambierebbe l’icasticità del gesto in sé, che resterebbe quello del “non voto” – Chicco Mentana scrive dei papiri sul perché non vota, ma quello che resta di tutto è solo, appunto, che non vota). Il “passo indietro” da te evocato è metafora, e come tale prevede elaborazione, collegamento, astrazione, logica. Tutte cose che questo tuo post non chiama, o solo casualmente, per percorsi personali di chi lo legge molto di più che per richiamo di chi lo ha scritto. Non è un caso il dibattito che ci sta sotto. infatti, che si limita ad aderire senza argomentare, per lo più, in un urlo analogo e sgomento che si propaga. Non è un caso che il nostro Omino di Latta, che noi sappiamo essere la nostra testa scientifica e referenziale, lucida e sintetica, ti risponda con un gesto altrettanto icastico, che interpreta correttamente la natura di questo tuo post e vi contrappone un’immagine altrettanto simmetrica e plastica, senza metafore, argomentazioni, spiegazioni. “A votare ci si va”, punto. Poi, volendo argomentare, si potrebbe dire se non altro che in una democrazia indiretta a votare ci si va perché non votando si perde il diritto di legame con il proprio rappresentante, chiunque egli sia, ed è questo il senso di una cosa che a me non piace per nulla che è il “meno peggio”, il meno peggio in democrazia indiretta è dire: su quella corda, di quel deputato e di quel senatore, c’è anche la mia mano, la delega l’ho firmata anche io. E se io firmo una delega a un amministratore di condominio, anche se non è quello che volevo, ho diritto di parola. In democrazia diretta il discorso è diverso, perché io posso decidere di non avere una posizione su una questione, ma non devo firmare un processo di delega e rappresentanza, è molto, molto diverso concettualmente. Ma questo solo per dire due concetti molto velocemente di pratica politica che sai bene quanto me.

  3. Sulla carrellata nel passato hai volutamente tralasciato i numeri uno. Certo che il sottobosco era impresentabile (quasi) come gli attuali, ma com’è fai a non rimpiangere Moro, Berlinguer, ma guarda, anche Spadolini o un Martinazzoli, lo stesso Craxi pur con tutti i suoi limiti e malefatte era un gigante di fronte a questi. È gente che entrerà nei libri di storia. Andreotti, anima nera e probabilmente causa dei mali successivi, quando gli chiesero di commentare l’ingresso in parlamento di Cicciolina si limitò a dire: “che volete che dica, quando sono entrato io in parlamento c’era Benedetto Croce “.
    Sul voto futuro io penso che piuttosto che niente, meglio piuttosto. Il mio voto al PD sarà non un voto utile (tanto rimarrà tutto così com’è ora), ma com’è scrivevo altrove, un Biochetasi contro il vomito che mi fanno salire tutti gli altri.

  4. Ricordo benissimo i bei tempi andati, non mi sembra che nei tempi presenti ci sia soltanto spazzatura e francamente tutta questa gran disperazione mi sembra eccessiva. La vera incognita è che non sappiamo cosa uscirà dalle urne: è cambiata la legge elettorale, sono cambiati i partiti e per giunta siamo un sistema TRIPOLARE, che è una cosa che sfida ogni legge conosciuta in fisica; non solo, ma siccome siamo in campagna elettorale da 25 anni i vecchi strumenti propagandistici si sono un po’ logorati, e anche i tre poli ci hanno i loro bravi problemi con la banchisa che si scioglie. Personalmente voterò con molta convinzione e partecipazione, e aspetterò il risultato con notevole curiosità, fermo restando che non votare non è un reato, solo il rifiuto di prendere posizione – che è una posizione legittima ma secondo me un po’ autolesionista se le cose così come sono non ti convincono.

  5. Di solito leggo e non commento: fatico a scrivere qualcosa di meditato e sufficientemente articolato. Detto questo apprezzo il blog e quello che leggo.
    Io voterò, ho sempre votato, per disciplina, e per riconoscenza verso chi, con sacrificio personale, ha ottenuto per tutti noi la possibilità – e il dovere, non ci sono solo diritti – di esprimere le nostre preferenze. Mi rendo conto che tutto questo suona un po’ retorico e supponente, ma l’alternativa è la solita: farci governare dalle scelte di una minoranza, quella che comunque voterà, su indicazione del partito di appartenenza o di lobby interessate. E’ necessario ribadire che, qualunque sia il risultato delle elezioni, queste forze agiranno e agiscono, e il PD o qualsiasi altro partito di relativa maggioranza non può governare a prescindere dagli interessi delle diverse categorie, senza contare l’onnipresente e ingombrante Vaticano (nel bene e nel male)… La Palice ha detto! Gio

  6. Pingback: La legge elettorale del 1882 | Slumberland

  7. È la devastazione!
    Anche io ormai dagli stessi anni tuoi voto e sempre più col naso tappato! Ma per quanto se ne dica neppure questo si potrà fare per sempre! A leggere i giornali, ad ascoltare le voci la nausea cresce, solo quella.

  8. Ricordo tempi lontani quando Montanelli suggeriva di turarsi il naso e votare DC, ma allora sorridevo con un senso di superiorità poiché avevo le mie certezze e sapevo di votare persone oneste con dei programmi seri e che sapevano “fare politica”, Oggi, per la prima volta, sono arrivato al punto che non basta più turarmi il naso, ma proprio non so quale lista di nominati votare, ( anche il diritto di scegliere chi dovrà rappresentarmi mi hanno rubato), però nella cabina elettorale ci vado sicuramente, poi temo che sarà il caso a indicarmi dove mettere la croce.

  9. La situazione ai piani alti non è rosea (eufemismo), ma la coscienza per ora sente che può trovare compromessi con la voce “velleitarismo non pervenuto”. Aspetto comunque di leggere i programmi ufficiali, se mai arriveranno (non saranno dirimenti, certo, ma possono favorire alcune riflessioni).

  10. per quanto mi riguarda sto meditandi di andarci, si, al seggio, ma di far registrare il mio rifiuto della scheda. non piacendomi nessuno e non volendo essere complice di certi soggetti (se li votassi) e non volendo far credere di fregarmene. certo che la vera scelta sarebbe quella di votare qualcuno di cui si condividono, almeno in parte, intenti e programmi ma, in mancanza preferisco fare così. sempre chè non sorgano problemi burocratici ad impedirmelo!

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