#metoo

Dilaga in questi giorni. E forse non ne avrei neppure scritto, perché non era tra le mie intenzioni aggiungere i miei two cents. Poi la ‘povna ed Arya hanno dato il via, ed eccomi qua.

Perché, certi giorni, il silenzio è ignavia. E complicità. E allora #metoo, in italiano #quellavoltache, che ci riguarda tutte, nessuna esclusa.

#quellavoltache, avrò avuto undici anni, era estate, un tizio ha abbassato il finestrino e ha fatto un commento sul mio culo. Ed ero una bambina. E mi sono sentita sporca e sbagliata. E non l’ho detto a nessuno. Ovviamente.

#quellavoltache, sul tram, su quello stesso culo ci è finita una mano. E invece di gridare, o di fare scene, mi sono spostata. E si è spostato anche lui. E mi ha rimesso la mano sul culo. E a quel punto gli ho mollato un ceffone, ma questa é un’altra storia.

#quellavoltache, anzi, #tuttequellevolteche nonostante l’età e l’assertività e tutte quelle cose lí, con cui ci riempiamo la bocca, sola, in una cittá lontana ho cambiato programma per la cena, per una via troppo buia, per un parcheggio male illuminato, perchè avevo semplicemente paura.

#quellavoltache, un collega anziano, che potrebbe essere mio padre, mi ha guardato per la centesima volta le tette. E non ci sará cattiveria, ma fastidio, quello sí, quello sempre.

#tuttequellevolteche guardo mia figlia e penso che qualcuno lá fuori si sentirà in diritto di guardarle le tette, di toccatle il culo. Facendola sentire sporca. E sbagliata.

#tuttequellevolteche cambieremo ancora strada, allungheremo il passo, ci metteremo a fare chiacchiere vuote in un cellulare mentre camminiamo sole, in una notte buia.

#metoo, perché se non mi é sin qui accaduto nulla, non é merito, ma, tanta, fortuna. E privilegio di poter dire dei no.

#metoo, per non dimenticare che se non c’è consenso, è violenza. Comunque.

33 pensieri su “#metoo

  1. Ecco. Per tutte quelle volte che. Perché ci saranno ancora, ma forse anche solo rivendicare l’istanza narrativa, di tutti (non come genere) è già terribilmente importante, non solo “qualcosa”.

    • È molto più di qualcosa. È molto più che importante. E, per noi, che abbiamo fatto della non appartenenza (al genere, ma non solo), anche un modo di ricordarci che possiamo andare e tornare, risolverci o complicarci, ma ci sarà sempre qualcuno che ci riporta lì. Al nostro sedere, alle nostre tette. Al nostro essere, fisicamente, donne.

  2. quanto mi stava stretto il mio silenzio, finora! perché come dici tu, mi pareva tacendo di mettermi implicitamente nelle fila di quelli che minimizzano, e che disquisiscono invece sullo spettro delle reazioni di chi subisce. E come dici, perché anche io ho una figlia, e vorrei per lei un altro mondo, e allora intanto almeno parliamo.

    • Sai, io non credo che avranno un altro mondo. Mi piacerebbe, ma non lo credo. E molti dei commenti di questi giorni aumentano la mia convinzione. Perché anche laddove in alcuni casi vi sia ‘un adeguarsi per convenienza’ il fatto stesso che, dicendo no, tu rinunci implicitamente a qualcosa per cui stavi lottando è GIÀ violenza. E i molti commenti che sento, anche da donne, soprattutto da donne, fanno presagire un mondo di certo non migliore

    • Non è il gender, Gaber. Lo sai tu come lo so io. È, però, a volte il sorrisetto sulla battuta greve, la connivenza sulla stessa. Perché, ti durò, anche i migliori, davanti a certe battute, non fanno un plissé. Ed è triste. Per loro e per noi. Più per loro che per noi, a ben pensarci.

  3. #quellavoltache avevo circa undici anni, camminavo a piedi per tornare a casa alle tre di pomeriggio ed un tizio in macchina mi chiese un’informazione stradale e sul subito non capii nemmeno che cosa si stava trastullando con la mano. Ho risposto dov’era la via ed ho continuato la mia strada con il tizio che in auto un po’accelerava ed un po’ rallentava. Dopo un po’di tempo ho realizzato che schifo di individuo avessi incontrato.

  4. Si stima che una persona su quattro abbia subito una qualche forma di violenza. Di queste, più dell’80% sono state compiute fra le mura domestiche. Io non so davvero più dove finisce la biologia e dove inizia l’etica umana, non so davvero. Certo, sarei curioso di sapere quanti, tra gli uomini che stanno facendo un ipotetico outing sulla rete, al grido di #quellavoltache, sarebbero disposti a farlo, di persona, di fronte alle persone oggetto delle loro varie forme di violenza.

  5. #quellavoltache, avrò avuto 11 anni …attonita e schifata non l’ho raccontanto a nessuno, nemmeno a mia madre, anzi, soprattutto a lei, perchè il maiale è suo consanguineo e avevo il forte timore che avesse minimizzato, che avesse difeso lui, per non creare “scandalo”. non volevo aggiungere altra umiliazione a me stessa, per questo ho taciuto. e #quell’altravoltache, pochi mesi fa, dopo 40 anni, un altro maiale che potrebbe essermi padre, mi ha palpato il seno senza che avessi il tempo di reagire, anche perchè sono proprio stata colta di sorpresa. sì, sorpresa, perchè mi sento in diritto di non considerare usuale di venire assalita da un maschio in un ambiente di lavoro. ma nemmeno in nessun altro contesto.
    e provo veramente schifo per tutti quei maschi che in questi giorni riempiono giornali e tv sull’argomento: tutto fa spettacolo, lo abbiamo capito, ma un pò di decenza e anche di silenzio (da parte loro) sarebbe veramente gradita.

  6. #quellavolta che, ieri, un collega anziano, stessa età di mia mamma, a me che sono quarant’enne mamma di due figli ( di cui una splendida femmina di 9 anni) e felicemente accoppiata, lui sempre impeccabile quando lavoriamo, che mi ha insegnato tantissime cose, col quale ho fatto i lavori più belli e stimolanti della mia vita, mi ha mandato un SMS scrivendomi esplicitamente di essere fortemente attratto da me.
    Come la giro, ho perso io.
    Ma a mia figlia non deve succedere mai.

    • Mi auguro, Vale, che a tua figlia non succederà mai di trovarsi occhi sgradevolmente concupiscenti addosso, ma non ne sono certa. Agli uomini in ascolto vorrei dire che spesso non sono le parole ad offendere, se l’atteggiamento è rispettoso, quanto proprio gli sguardi.

    • Siccome le parole consolatorie servono a poco, confermo hai perso tu. Perché non è un rapporto tra pari il vostro. Alle nostre figlie succederà, temo. Dovremo attrezzarle ad affrontare il mondo. E insegnare loro, soprattutto, a non vergognarsi mai. E a raccontarci tutto, perché non le giudicheremo.

      • @iome: ed insegnate alle vostre figlie a non sentirsi in colpa. Non è colpa loro, se hanno suscitato sentimenti sbagliati, non devono puntire se stesse nè sentirsi sporche e provocatrici: non lo sono, sono vittime. Piantateglielo in testa ben saldo, col martello, se occorre.

  7. V@le, perchè dici che sei tu a perdere comunque? Se intuisco bene, non è un messaggio osceno, anche se, è chiaro, che da uno che ha l’età per esserti padre e con il quale tieni corretti rapporti lavorativi da tempo, non ci si aspettano delle avance. Capisco l’imbarazzo ma dire che ti senti perdente mi sembra fuori luogo. Semmai è lui che ha perso la tua stima. Da come ne parli non percepisco violenza (verbale, in questo caso), solo una “leggerezza” che stride forte con la maturità che costui dovrebbe dimostrare, almeno per età.
    Non voglio minimizzare la tua esperienza (anche perchè ognuno la vive a modo proprio) ma ti garantisco che è tutt’altra cosa quando, in circostanze simili, ti saltano addosso all’improvviso. veramente ti senti al pari di una sedia, di un paracarro…da usare, così, “solo” perchè sei femmina. un abbraccio.

  8. Perchè io (che l’ho rispedito al mittente) ho perso la collaborazione (collaborazioni per le quali sono sempre io che devo propormi, essendo rapporti fra liberi professionisti in cui io sono 10mila volte contrattualmente meno forte di lui, per età, esperienza, formazione e competenza).
    E’ riuscito a farmi venire il dubbio di avermi scelta per le nostre collaborazioni solo per “simpatia” e non per competenza.
    E’ riuscito a farmi venire il dubbio di averlo in qualche modo incoraggiato.
    Non si doveva permettere.
    Poi lo so che gli attacchi fisici sono peggio, ma credo che anche le situazioni come questa al limite sono difficili da gestire.
    E mi fa incazzare che per un suo ormone impazzito io ho perso il mio lavoro tanto amato.

    • Ti capisco. E ti auguro che il suo cervello prevalga sulle sue ghiandole e che possiate collaborare ancora, con sguardo limpido e sereno. Tu sforzati di perdonarlo, spero che lui riesca a capire che ha sbagliato e che possa cercare di recuperare la tua stima.

  9. V@le, certo adesso è tutto ancora più chiaro. difficilissimo da gestire! io mi trovo in una condizione molto simile e ancora non ho deciso come continuare. non posso permettermi il “se” continuare perchè dovrei tirare in ballo altre persone ed espormi a tutto quello che segue. non ho nessuna voglia di sottopormi al giudizio di altri. perchè, prima di tutto, il giudizio verrebbe espresso su di me! perchè, volenti o nolenti, viviamo ancora in un mondo in cui la parola maschile vale di più di quella femminile, a partire dai tribunali, come qualcuno ha ricordato quì sopra. bisognerà imparare a tirar calci mirati, pugni decisi in grado di spaccare bulbi oculari…ecco, credo che, purtroppo, l’unica,vera difesa possibile sia questa.
    anch’io vorrei tanto che il futuro sia diverso ma, come iome, non mi illudo, non ci sono segnali incoraggianti al riguardo.
    @pensierini: grazie per l’abbraccio. perdonare? al massimo si può provare profonda pena ma il perdono no davvero. anche perchè io non posso perdonare chi non me ne fa richiesta. e questa è una razza che non chiede. nemmeno il perdono.

    • Lunanera, provaci, a tirare un frego grande su tutta la faccenda. Ti sentirai meglio. Il rancore e l’ansia consuma dentrono e fanno stare male te. E quelli là, anche se il perdono non lo chiedono, non importa: la riappacificazione, nel chiuso del tuo cervello, farà del bene a te, che è l’unica cosa importante. E cerca di perdonare anche te stessa, di non sentirti in colpa, che è la conquista di gran lunga più difficile.

  10. no, in colpa io proprio no! l’unico rammarico è quello di non aver saputo essere rapida nella reazione e sferrare un bel calcio al posto giusto! serena giornata a voi.

  11. Pingback: #metoo | Slumberland

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