Tu sempre pietre in faccia prenderai

Se ne avrebbero anche pieni i coglioni, da queste parti. E s’aggiunge che fare le madri negli anni ’70, forse non era più facile, ma era parecchio più comodo.

Non fate quelle facce, lo so che state pensando, ‘ma daiiiii, siamo delle privilegiate’. Certo. Lo siamo. E chi lo nega. Detto questo, fare le madri negli anni ’70 era più semplice assai.

Non ci credete? Perfetto, ecco cinque buone ragioni che ce lo dimostrano.

  1. L’alimentazione. Della sana alimentazione fotteva una mazza a tutti. Olio di palma, olio di girasole, olio di semi vari, olio d’oliva. Mancava solo quello dell’auto poi avevamo fatto cappotto. Adesso, fai la spesa e perdi un’ora a leggere gli ingredienti. Se inviti quattro bambine a far merenda, una è intollerante al glutine, l’altra alla soia, la terza al lattosio. Tu, dopo un po’, sviluppi un’intolleranza acuta alle loro madri.
  2. L’educazione. Potevi urlare come una sociopatica, senza che qualcuno ti dicesse che i tuoi figli ne sarebbero usciti traumatizzati per sempre. Potevi tirare uno scapaccione all’uopo senza il timore di vederti recapitare a casa i servizi sociali. Nervosa o accudente che tu fossi, nessuno sindacava. E soprattutto, la Montessori, per te, al massimo, era la tizia raffigurata sulle mille lire. Adesso, ogni due per tre, ti paventano anni di analisi per la tua prole. Senza che nessuno ammetta un dato di fatto incontrovertibile: i nostri figli, a sedici anni, ci odieranno comunque e a prescindere. Perchè è una tappa fondamentale di quella cosa che si chiama crescere. Affanniamoci meno.
  3. La vita scolastica. Un mondo senza whatsapp. No, rendiamoci conto, un mondo senza la chat di whatsapp con le mamme della classe. Mia madre ignorava i nomi dei miei compagni di classe. Figuriamoci se sapeva quelli delle loro madri. E campava benissimo ugualmente. E pure le altre madri, sia chiaro. C’era ginnastica e dimenticavi le scarpe? Ti facevano il culo, prima a scuola e poi a casa (ed era solo che educativo, tra l’altro). Adesso una notifica ricorda alla madre che il frutto dei suoi lombi deve portare le scarpe. E tu, madre, che potevi fingere di non sapere o, anche, non sapere davvero, sei eternamente inculata. E soprattutto, se le scarpe non ci sono, la colpa, ovviamente, è tutta tua.
  4. La tv. La tv. Ne ho guardata talmente tanta che, oggi, arriverebbero di gran carriera i servizi sociali. E mia madre, la stessa che quarant’anni dopo rompe i coglioni come se non ci fosse un domani, se ne sbatteva allegramente. D’altronde, se doveva fare altro, la tv era un’ottima alternativa. E guardavo tutta roba adattissima alla mia età, va detto. Tipo Sentieri a otto anni. Senza contare che quello che avrebbe dovuto essere adatto alla mia età, per lo più non lo era per nulla: Georgie che se la faceva coi fratelli, Lady Oscar che non si sa se era lesbica o transgender, robot bombaroli che facevano esplodere la qualunque. Vagolavamo tra violenza, orfani, scenari post-atomici. E dormivamo ottimamente. Nei nostri letti, peraltro.
  5. Il lavoro. Che tu lavorassi o meno erano, sostanzialmente, cazzi tuoi. E soprattutto, magari la gente sindacava alle tue spalle, ma non di fronte a te. E almeno evitavi di farti rompere le palle se lavoravi (poveri, piccoli bambini trascurati). O se non lavoravi (poveri, piccoli bambini iperprotetti). Che qui, ricordatevelo, come fai, sbagli.

E se state per dire che non bisogna farsi condizionare, vi dico già subito che è verissimo. E infatti non è che qui ci si faccia condizionare. Però che certi giorni le palle girino è un fenomeno fisiologico.

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18 thoughts on “Tu sempre pietre in faccia prenderai

  1. Primi anni ’70. Mia madre non aveva la patente per l’auto e portava me e mia sorella a fare nuoto lo stesso. Lei, noi due e il borsone in equilibrio sul motorino, da ottobre a maggio. Oggi sarebbe stata passibile d’arresto!

    1. Altra interessante alternativa che oggi ci farebbe finire in prigione senza passare dal via era l’essere trasportati sulle bici dei padri direttamente sulla canna. Senza seggiolino, senza casco, e facendo bene attenzione a non ficcare un piede tra i raggi.

      1. No, sarebbe prassi anche qua, potendo. Evidentemente la polizia municipale di piccola città è meno fiscale, oppure ha obiettivi di budget meno ambiziosi. Qui se il nano non è con casco e seggiolino la multa è garantita.

  2. Parole sante…d’altra parte per noi ,che abbiamo figliato coi rastoni cannaroli passati i trent’anni, già che ci siano nati i figli è un miracolo adesso vorremo mica sciuparli?

  3. posto che già sai che sul punto 3 sfondi una porta aperta e sul punto 4 ho poca voce in capitolo, una piccolissima considerazione: i primi 4 punti sono riferiti a un aspetto educativo, il quinto a ben altra questione. nel caso del punto 5 la relazione con il mondo maschile è completamente diversa rispetto a quella nei precedenti 4 punti

  4. Devo dire che non c’ero, ma probabilmente la cosa più traumatizzante che ha vissuto la vostra generazione è stata la musica che ascoltavate da adolescente. Altro che Georgie che corre felice sui prati! (poi, su che cosa avesse da ridere, possiamo discutere)

    P.S.: sono un discreto fanatico di Lady Oscar, e non era né l’una né l’altra cosa, e da bambino francamente non me ne preoccupavo affatto. Ok, è una donna che comanda le guardie reali. Quindi? 🙂

    1. Un momento, Gaber. Se sei un discreto fanatico, non potrai dssentire sul fatto che il comportamento di madamigella Oscar rispetto a Maria Antonietta o a Rosalie è assolutamente ambiguo. Vi è poi un altrettanto evidente pulsione verso Fersen e, più tardi verso André. Quindi possiamo parlare più correttamente di bisessualità. Il transgender era una battuta, giacché si vestiva da uomo, ma transgender effettivamente non era. Che poi da bambini non ci si preoccupi di ciò è solo che logico e sano. Però era funzionale al post, e tant’é

  5. pensa: non ho figli eppure mi becco ogni giorno, lavorativo, che dio manda in terra TUTTE le menate relative a scuola, sport, cazzi&mazzi dei figli della mia capa. perché lei è una delle madri arrembanti sempre pronta a rompere i coglioni alle altre, e pure ai colleghi che niente ci azzeccano con scuola, sport e quanto già detto della sua (inarrivabile!!!) prole.
    hai tutta la mia solidarietà.

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