On the bookshelf – Di rabbia e di vento – Alessandro Robecchi

Carlo Monterossi torna, nel terzo atto della serie di Robecchi. Dei tre, il più riuscito. Dopo i pur meritevoli (di lettura) Questa non è una canzone d’amore e Dove sei stanotte, questa volta un vento freddo spira su Milano ed è la rappresentazione climatica di una città sempre più ostica, dura, difficile, sempre meno amichevole. Il luogo ideale a far da palcoscenico ad una storia corale di criminalità urbana e di ordinaria crudeltà.

Corali sono i detective in campo. A partire dal Monterossi medesimo, autore di programmi televisivi che è lui il primo a disprezzare; per passare attraverso gli investigatori istituzionali, Tarcisio Ghezzi, vice sovrintendente di polizia, e Carella, che indagano con la tigna propria di chi cerca giustizia. Perché solo così, i fantasmi dei morti ammazzati possono finalmente trovare pace .

E come una specie di coro greco che fa da contrappunto alla storia entrano nel racconto ricche escort e puttane da poche lire, bische clandestine, strozzini, delinquenti che ritornano da un passato che non passa mai, imprenditori dell’etere e conduttrici televisive esperte in pornografia dei sentimenti.

La storia prende il via dalla morte violenta, violentissima, della bella Anna, raffinata escort senza passato, che leggeva Fenoglio e ascoltava Cohen. Un ultimo bicchiere con il Monterossi a casa di lei (ma niente sesso, che il suo cuore si strugge per l’amata lontana), lui che se ne va mentre lei sta dormendo. Il clac di una serratura (contrappunto sonoro per l’intero libro) e il ritrovamento, l’indomani,  del cadavere seviziato della donna.

Nella città che fu da bere e adesso spesso è da sniffare si dipana la storia tra false piste, e conti che prima o poi qualcuno presenta e vanno, inesorabilmente, saldati.

In mezzo, una Milano nerissima, senza speranza e senza speranze, tra disperati, balordi, sceriffi, strozzini, papponi .

Alla ricerca del colpevole certo, ma anche del perché sia stata uccisa una escort bellissima che ascoltava Cohen e leggeva Fenoglio, e, in fondo, anche del perché una bella ragazza che ascoltava Cohen e leggeva Fenoglio sia diventata una escort.

Se un limite vogliamo trovare a Robecchi, uno che anni fa scriveva su Cuore e che oggi è tra gli autori di Crozza, uno che scrive bene e si vede che padroneggia il mestiere, è il fatto di restare sempre un po’ in superficie, nel disegnare i suoi personaggi.

Perché emotivamente la storia non ha mai un cambio di marcia, un climax. E’ una costruzione che non cade (e intendiamoci, di questi tempi, avercene) ma non spicca neppure il volo.

E forse questo è un retaggio televisivo, figlio di un mezzo che richiede una velocità differente. Ma in un romanza di oltre 400 pagine, rischia di essere limitante.

Dopo lunga latitanza, per il venerdì del libro di homemademamma

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8 thoughts on “On the bookshelf – Di rabbia e di vento – Alessandro Robecchi

  1. Sai che l’ho conosciuto pochi giorni fa?
    Era insieme a De Giovanni (che amo follemente) e ad un’altra giallista di cui non ricordo più il nome.
    E’ stato bello sentir raccontare la creatura Monterossi direttamente dal suo creatore.

  2. ah, robecchi. non sono ancora risucito ad approcciarlo. se penso che l’ho ascoltato praticamente ininterrottametne per 4, forse 5 anni, ora non ricordo, ogni mattina, mi fa quasi strano. forse non riesco semplicemente a immaginarmi come una voce icastica e lapidaria, che riecheggia abilmente e ritmicamente per dieci-minuti-dieci, possa essere così prolissa su carta – e questo è ciò che, forse, ancora non m’ha dato il la.

    1. Ti dirò, li ho letti tutti e tre. E no, non sono prolissi. Il limite, ribadisco, è che, rispetto a tanta lunghezza, i personaggi sono emotivamente un po’ troppo abbozzati. Ma rispetto a molta roba che circola, merita.

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