Anni senza fiato

Ci riflettevo l’altro giorno.

Siamo una generazione di privilegiati, dovremmo piantarla di frignare.

Abbiamo vissuto in quarant’anni almeno due vite.

Avevamo la tv in bianco e nero, quella che per cambiare canale dovevi alzarti. E c’erano due canali la Rete Uno e la Rete Due. E la Svizzera italiana e Capodistria almeno per quelli che abitavano al nord.

Adesso guardiamo Netflix, a letto, sul tablet.

Si scrivevano le lettere, il telefono in casa c’era ma si usava con parsimonia, anche perchè c’era il duplex e il vicino si incazzava. Per quelli che bazzicano il blog e sono nati molto dopo, il duplex era una linea telefonica su cui correvano i numeri telefonici di due abitazioni, per poter fruire normalmente del telefono dovevi sperare che il vicino non avesse in casa figli adolescenti e nonni rincoglioniti, poiche i primi sospiravano d’amore nella cornetta e i secondi dimenticavano di appendere la cornetta medesima, con egual risultato finale: il telefono di casa tua era perennemente occupato.

Negli anni 70 il telefono in casa non ce l’avevano tutti. Era comunque un lusso. Oggi, invece, il telefono in casa non ce l’ha quasi più nessuno. Non perché sia un lusso, ma perchè ogni mebro della famiglia ha il proprio, di telefono. E lo porta con sé ovunque, in casa come fuori.

Se facevi un viaggio, in treno, auto, bus o meno frequentemente aereo, le letture venivano ponderate. In base al grado di interesse, ma anche rispetto alla voluminosit. Pesi e dimensioni contavano. Oggi hai un reader in borsa che pesa come un volantino pubblicitario e può contenere l’equivalente di una libreria di buon livello.

Al lavoro si utilizzava la macchina da scrivere col nastro, si usava la carta carbone, si scriveva a volte a mano, si tenevano i registri a mano e si facevano i conti con la calcolatrice.

Si telefonava, sempre con parsimonia, e se la telefonata era all’estero con più parsimonia ancora. Chi sapeva una lingua straniera veniva guardato con ammirazione. E se la sapeva bene, passava direttamente nell’olimpo delle divinità.

Oggi le tariffe telefoniche sono inclusive di tutto, si passano ore al telefono in snervanti conversazioni multiple che vengono chiamate conference call per dargli un tono, e i partecipanti, sparsi qua e là nel globo, parlano tutti, sovente malissimo, ma comunque efficacemente l’inglese.

Molti di noi (io, almeno) hanno lavorato con le ultime macchine da scrivere, i telex ed i fax. La posta elettronica, che pure c’era, era considerata uno strumento esotico per pochi nerd.

Poi, una mattina, le caselle hanno iniziato a popolarsi. E oggi la riceviamo ovunque, sul telefono, sul pc, sul tablet.

Abbiamo visto gli albori dell’informatica, e l’abbiamo vista trasformarsi da club per iniziati a strumento per tutti.

Salvavamo i dati sui floppy disk da 1,44 Mb, in cui oggi ci starebbe, a stento una mail, e ci siamo ritrovati con gli hard disk esterni da un terabyte che infili nello zaino portacomputer.

Abbiamo giocato per strada con i nostri amici. E con la Wii con i nostri figli. Abbiamo cantato le canzoni dello zecchino d’oro con le maestre e le abbiamo fatte sentire ai nostri bambini su You Tube.

Scrivevamo i bigliettini alle amiche in classe, e adesso whatsappiamo con le amiche al telefono.

Abbiamo visto il Muro di Berlino e creduto, una notte, che un altro mondo fosse possibile.

Abbiamo visto i nostri padri crescerci tra le certezze (famiglia, lavoro, stato sociale) e le abbiamo perse tutte, una per una.

E non ci siamo ancora resi conto che questi anni hanno impresso alla storia dell’uomo un’accelerazione che non si era mai vista. Abbiamo vissuto la storia, e potremo dire che noi c’eravamo quando…

E fuori c’è il sole, ed è già primavera. E sta arrivando l’estate. Sorridiamo, che per piangere c’è sempre tempo.

 

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16 pensieri su “Anni senza fiato

  1. Io infatti non frigno. 🙂

    (Errata corrige:Chi sapeva una lingua straniera veniva guardato con ammirazione. E se la sapeva bene, passava direttamente nell’olimpo delle divinità.
    Oggi invece le lingue si sanno ancora meno, ma con ammirazione non li guarda più nessuno).

  2. “E non ci siamo ancora resi conto che questi anni hanno impresso alla storia dell’uomo un’accelerazione che non si era mai vista. Abbiamo vissuto la storia, e potremo dire che noi c’eravamo quando…”
    Che non ce ne siamo resi conto ho dei dubbi. O, almeno: io me ne sono accorta eccome. 🙂 Non so quanto siamo dei privilegiati, di sicuro abbiamo sulla realtà uno sguardo più ampio che abbraccia momenti così diversi da permettere – se lo si vuole – una valutazione super partes, come se appartenessimo a ciascuna e a nessuna delle “epoche” che abbiamo attraversato. Come dire: ho gli strumenti per capire chi voglio essere e come la voglio pensare, perchè ho conosciuto il prima, il durante e il dopo.
    Possiamo essere più consapevoli, se lo vogliamo. E’ questo il vantaggio che abbiamo.

  3. A volte lo penso guardando i miei nipoti: per tanti versi sono più svegli di come eravamo noi, ma non hanno la consapevolezza di ciò che c’è dietro le cose che danno per scontate. Per questo è importante, da parte di noi che invece abbiamo vissuto il percorso, fornire anche loro di strumenti e conoscenze che vadano più in profondità della superficie precotta che gli viene ogni giorno fornita.

  4. Forse è una caratteristica del giro di boa di un secolo.
    Anche fra fine 800 e inizi 900 di accelerate ve ne sono state molte: la psicanalisi, il cinema, le prime auto, il primo volo, le avanguardie artistiche, la relatività nella fisica, la Nutella (no, la Nutella forse no :-)).

  5. Non fa una grinza. Ho frignato giusto tre secondi quando leggendo ho ricordato il 486 che si mangiava mezza tesi trasformando i caratteri fonetici in spiacevoli quadratini. Poi ho smesso subito eh

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