Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante

E diciamolo. Cheppalle. Ieri sera all’ora di cena va in onda la consueta botta di ottimismo.

Quei porelli nati dopo il 1980 pare andranno in pensione a 75 anni. Pensare che erano nati sotto i migliori auspici, quelli dei favolosi anni ’80, quelli della Milano da bere, che poi diventò la Milano da sniffare e che, attualmente, pare più che altro la Milano da smerdare.

Ma non divaghiamo, che se no poi non si capisce più nulla.

Insomma pare che i figli degli anni ’80 andranno in pensionea 75 anni. Invece noi, quei gran paraculi nati negli anni ’70, ci collocheremo finalmente a riposo a 70 anni.

Ammesso che freghi a qualcuno, il mio personale fine pena è previsto a 70 anni e 3 mesi, avendo cominciato a lavorare dopo il 1996. Che potrebbe scendere a 66 anni al raggiungimento dei 41 anni e spingi di contribuzione. Ma non è ancora ben chiaro.

Insomma, pare evidente, se Atene piange non è che Sparta si sbellichi dalle risate.

Detto questo, andrebbero fatte alcune considerazioni che non hanno a che vedere con l’economia ma col buon senso.

Se si tiene il punto, dovremo fare i conti, fra una trentina d’anni, con un parco lavoratori composto da una consistente fetta di rincoglioniti. Che, ammettiamolo onestamente, non sta mica scritto che a 75 anni uno sia perfettamente in bolla. Ammesso che fosse valido almeno da giovane. Il che non è detto, peraltro.

Senza contare che, a quell’età, qualche acciacco è garantito anche se la testa funziona. Immagino il gaudio delle aziende alle prese non più con le maternità a rischio ma con le vene varicose, la prostata, e il salcazzo quotidiano. Un’allegria di naufragi. Tra l’altro, per una volta

E questo anche risparmiandoci il solito pippone sul futuro dei giovani (che, se sono furbi, emigrano verso un futuro e un clima migliore).

Però, va fatta anche un’altra valutazione.

Io figlia degli anni ’70, che godo di una situazione vagamente migliore, potrei anche essere disposta a rinunciare a qualcosa per sanare quella che è una sperequazione evidente.

Però vorrei anche che le situazioni venissero vagliate ad personam. Eh già. Perchè di quei figli degli anni 80, ne conosco tanti. E se qualcuno ha avuto un percorso professionale accidentato per eventi a lui non imputabili, molti altri ci hanno messo (parecchio) del loro.

Se Tizio ci ha impiegato quindici anni a finire un percorso universitario che avrebbe dovuto durarne cinque sulla carta, delle due l’una: o a ha sbagliato miseramente facoltà o era un fancazzista di prima.

In ambo i casi, non vedo sinceramente perchè, di tale evidente pirlitudine, o mancanza del minimo sindacale di buona volontà, debba farsi carico la società che avrebbe già i cazzi suoi a cui pensare. Se tu cazzeggiavi beato negli anni in cui io mi tiravo il mazzo, non è che poi in vecchiaia io debba tirarmi ulteriormente il mazzo per dare una mano a te.

Egualmente, se Caio ha immolato anni alla ricerca del lavoro dei suoi sogni per poi scendere a patti con la realtà con colpevole ritardo, la colpa è sua, non mia. Uno ha diritto ai suoi sogni, ma anche il dovere di pagarsi le bollette.

Non è qualunquismo, e neppure insensibilità (che poi, la sensibilità è sentimento assai sopravvalutato). Ne ho conosciuti parecchi sia della prima che della seconda categoria. Gente che ha trovato la maniera di fare un cazzo per anni, sostenuto (e sostentato) da famiglie tossiche formate da genitori comprensivi e adoranti che hanno fomentato sogni irrealizzabili e trangugiato balle miserevoli senza fare un plissé.

E se è vero che ciascuno a casa propria fa come gli pare, non vedo perché delle conseguenze debba poi farsi carico la collettività.

Dimostrami che hai provato a percorrere la tua strada ma ti sei trovato di fronte gente disonesta, furbetti di ogni risma, approfittatori di varia specie (che là fuori è pieno di gentaglia) e allora avrai non solo la mia solidarietà ma anche la mia disponibilità a mollare un pezzetto (piccolo, eh) del mio affinché anche tu abbia un po’ del tuo.

Ma in caso contrario, per quel che mi riguarda erano, sono e saranno tutti cazzi tuoi.

Perché anche questa volta la sensazione è che stiano per fregarci tutti per una manciata di voti, e direi che sarebbe il caso di dire anche basta.

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8 pensieri su “Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante

    • I quali però hanno una forma previdenziale come chiunque altro, quindi, come chiunque altro, possono prendersela con l’INPS, col criceto del vicino, con qualche cassa previdenziale. Altro è chi un lavoro non l’ha mai cercato, o ci ha messo per laurearsi un tempo pari a quello di tre lauree

      • eh, no, lo dicevo perché io per 8 anni, fino a che non sono riuscito ad “agganciarmi” all’università, non ho avuto cassa previdenziale. era il sistema folle delle “borse di studio” degli irccs, che come me riguardavano una palata di persone. però sul punto due niente da dire. 5 anni di studi possono diventare 6, non certo 15, non ha senso

  1. concordo appieno, e di dirò di più…noi residenti estero che per altro abbiamo lavorato come nel mio caso 12 anni e pagato contributi per tali, questi anni li perdiamo, cosi regalati allo stato e giustamente non ci aspetta nulla.
    Posso pagare in effetti dei contributi volontari per arrivare alla sociale.
    Per ovvie ragioni ho a che fare con gente di tutte le età, (leggi scuola, associazioni etc), posso dirti che in effetti superati i 60 anche se si è in buona salute, non si ha la sveltezza di spirito e fisico di uno giovane, e dopo i 70 o vicino siamo veramente su un altro pianeta…la vedo veramente dura, difatti i francesi sono scesi in piazza per questo e l età pensionistica non si tocca, 63/65 max per gli uomini 60 per le donne…largo ai giovani!!

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