Dei diritti e dei doveri

Domenica nel prendere impegni, ricordatene uno pregresso.

Domenica si vota. Come, non importa. Quello lo dovete decidere voi. Ma domenica, si vota.

Non lasciatevi ammaliare da questi signori che, per i comodi loro, vi dicono di disertare le urne.

Votare non è solo un diritto. E’ anche, e soprattutto, un dovere. Il dovere di votare altro non è che quello straordinario esercizio di democrazia che ci consente di poter dire che votare è un diritto. E non è così ovunque. Vale la pena sottolinearlo.

Poi, quel che voterete è affar vostro.

Io, per la cronaca, votero SI’. Ho titubato a lungo. La mia anima economica spingeva per il no. Preso un accordo, cambiare le carte in tavola mi sembra, sempre, un po’ vigliacco.

Pur tuttavia approfondendo ho cominciato ad avere delle perplessità, rafforzate dall’affaire Guidi.

Ecco, di seguito, l’elenco di ragioni per cui, alla fine, votero SI’:

  1. Perchè i quantitativi estratti (e la qualità del prodotto oggetto di estrazione) non giustificano il rischio
  2. Perchè il rischio, pur remoto, esiste. E quanto accaduto nel Golfo del Messico sta lì a dimostrarlo
  3. Perchè le concessioni sono lucrative per la sola Total, e quindi, alla fine, viene a mancare anche l’aspetto della convenienza (per la collettività)
  4. Perchè Tempa Rossa e tutto quanto gira intorno al modus con cui certi emendamenti sono stati approvati ha cagionato le dimissioni di un ministro e non si comprende perchè il ministro debba dimettersi e l’emendamento invece restare lì. Se le dimissioni sono da leggersi come ammissione di colpa, val la pena sottolineare che la colpa resta lì a far bella mostra di sé
  5. Perchè il rischio per la salute pubblica deve essere considerato al di sopra di ogni ragionamento. E per chi vive dove vivo io, dove il rischio ambientale è elevatissimo, questo tipo di valutazione assume un valore diverso.

Ma cosa voterete, ripeto, non è una questione così rilevante.

Rilevante è il gesto. Di recarsi alle urne. Quel lusso che in molti luoghi del mondo non solo non è scontato, ma è agognato.

 

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7 thoughts on “Dei diritti e dei doveri

  1. Perfettamente d’accordo. Su tutto e specialmente sull’ultima parte. Poi noi italiani ci domandiamo come mai abbiamo questi politici… abbiamo quelli che ci (loro… io voto 😛 ) meritiamo

  2. dopo aver saputo che alcune (…) figure istituzionali del nostro paese considerano il referendum una buffonata e verosimilmente diserteranno le urne (con tanto di invito esplicito da parte di altri, e questo è per me fatto gravissimo, ancor più se ad opera di un senatore a vita nonché ex presdellarep), avevo pensato di scriverci qualcosa su ma, come spesso accade in questi caso, mi hai anticipato.
    sottoscrivo tutto, nient’altro da aggiungere (anzi, ribloggherei volentieri, come promemoria, ma pare che non sia consentito),
    solo una cosa, non proprio relativa al topic del post ma ad un collaterale: ti pensavo qualche tempo fa, leggendo e parlando con degli amici di alcuni dati relativi a recenti rilevazioni ambientali. immagino che sia tutt’altro che facile, ma mi verrebbe davvero da dirti vieni via da lì, prima o poi, se puoi. è un rischio troppo grande, non vale la pena farlo penare alle prossime generazioni.

    1. Quanto al rischio, posso assicurarti che le stesse rilevazioni ambientali fatte a Milano, Roma, Torino, e molti altri luoghi anche in provincia non solo non darebbero risultati differenti, ma, probabilmente anche peggiori. Qui lo smantellabile è stato smantellato. Molta Milano dorme ignara sotto tetti e solette in Eternit, prova ne sia un incremento del mesotelioma a livello nazionale. In compenso scopro oggi che con il restyling hanno eliminato il re-blog.

  3. Il reblog io lo posso fare, ho provato ora…
    Sul resto, io non sono così radicale (nel senso di partito) sui referendum, e penso che non andare a votare quando si ritiene che una certa legge sia appannaggio del Parlamento e che la popolazione italiana (che non ha una forma di democrazia diretta) non debba essere disturbata per ogni minchiata in agorà sia un diritto esercitabile.
    L’esercizio consapevole di tale diritto ci ha permesso di uscire dal pantano anni Novanta dei referendum a grappoli, quando alla coazione al referendum pannelliana se era unita quella di Segni e di Massimo Severo Giannini. Un esempio per tutti: essere chiamati a referendum sull’orario degli esercizi pubblici – ma anche no.

    Esiste però un modo, legittimo, di usare l’astensione per cavalcare una contrarietà di fondo a una questione che si avvantaggia provvisoriamente del quorum per fare naufragare la consultazione sul momento. Sul momento, perché mentre un no referendario a quorum vincola alcune cose a livello legislativo in Parlamento, una astensione non vincola proprio un bel nulla, e permette di riproporre leggi.
    Tutto questo per dire che io credo che chi pensa che questo referendum sia inutile, farebbe bene a leggersi cose sull’Emilia, la Lucania e la Sicilia, inter alia. E a pensare che forse non è equiparabile agli orari degli esercizi pubblici.
    A quel punto, io voterò sì, perché l’accordo con la Total non è mai stato per fine giacimento, ma a concessione, e si profila un contratto non concorrenziale con pochissimi vantaggi, anche economici per il nostro paese.
    Questo anche a voler prescindere dalla questione ambientale.

    Dunque che si vada a votare, e si voti sì, che è l’unica cosa sensata da fare in una ottica curiosamente liberistico-ambientale, che mai trasversale come altre fu.

    1. Sulla questione Total, concordiamo (essendo uno dei punti che mi spinge al sì, essendo tra le altre cose anti-economica rispetto al bene comune). Sull’utilizzare l’astensione come strumento di voto, permettimi, lo trovo un mezzuccio di cui si potrebbe (e dovrebbe fare a meno). Perchè usare (a proprio favore) l’astensionismo fisiologico, significa dare un valore politico a quell’astensionismo. E non mi piace. Ma è vero ciò che dici, un quorum saltato non vincola. Un no che vince, sì.

      1. Una astensione non è solo un mezzuccio, questo volevo dire. Io all’epoca delle lenzuolate referendarie andai al seggio e scelsi di prendere alcune schede sole, perché il messaggio che volevo dare era proprio quello: “o Parlamento svincolato dalla mia volontà, per favore, legifera tu sui cazzo di esercizi pubblici e non mi chiamare in piazza”; però per esempio presi quello sui magistrati o sulle casse di risparmio.
        Una astensione per votare un no è un mezzuccio, ma è un’altra cosa.
        I cittadini oggi si devono chiedere se davvero appaltare sine die un giacimento a un solo colosso straniero in regime non concorrenziale e con ritorni di pagamento mediamente che non superano, tra mare e terra, il 6% (nel resto del mondo il 30% di concessione pagato alla nazione del giacimento) sia qualcosa di equiparabile al tabacchino aperto alle 21 di sera. E agire di conseguenza.
        Secondo me non lo è, e per questo dico che si deve andare a votare, e votare sì.

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