It’s a god-awful small affair

Mai una gioia.

Ministre che parlano al telefono dei casi loro (che incidentalmente sarebbero pure i nostri, ma per carità non formalizziamoci) con un’ingenuità che si posiziona a metà strada tra la soverchia di chi è convinto di essere al di sopra delle leggi e la franca stupidità.

Ministri che, si sussurra, siedono allo stesso desco di mafiosi.

E altre ministre che, d’accordo, non saranno responsabili delle azioni di padri e fratelli, ma è pur vero che nello stesso governo sedettero ministri che si dimisero per un Rolex in dono al figliolo e un lavoro al suddetto figliolo, e pare proprio che ci siano più pesi e più misure.

Nel frattempo, si conferma che l’unico segreto ben custodito è quello che ci teniamo per noi, e che nell’era del digitale se vuoi avere dei segreti finanziari, più che ad un istituto finanziario ti conviene rivolgerti alla piastrella del cesso. O della cucina.

Mai una gioia, si diceva.

Su RaiUno va in onda il figlio di Riina. Dice che papà gli ha trasmesso dei valori. D’altronde che altro avrebbe dovuto dire? davvero ci si aspettava parole di ripudio, pentimento, condanna? Ma soprattutto, sconcertano i vertici RAI che ora sono tutti un tripudio di condanne ex-post. E una riflessione ex-ante?

In compenso, Santa Romana Chiesa ci sprona alla condivisione, all’accoglienza e alla comprensione. Il che sarebbe apprezzabile e pure auspicabile. Nel frattempo, un noto Cardinale rende noto che casa sua non è di 700 metri quadri ma solo di 300. E che, comunque, altri colleghi hanno case più grandi e più belle. Argomenti di elevato spessore, va detto.

Per la categoria bei momenti, negli Stati Uniti imperversa Donald Trump. Razzista, maschilista, aggressivo. Qualcuno lo paragona a Silvio B., che però, a confronto, giganteggia per misura e buona educazione. E abbiamo detto tutto. Ha trasformato le primarie americane nel set di The Apprentice, e anche noi ci sentiamo sul set di un film malamente sceneggiato.

Mai una gioia, appunto.

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11 thoughts on “It’s a god-awful small affair

  1. “Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell’orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, raro il vincolo che non si aggrovigli o non si annodi, e perciò finisca per stringere e si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo”.

    1. Se c’era una che poteva non impensierirsi dinnanzi a 1500 pagine non poteva essere che la ‘povna. Quell’incipit è perfetto qui. Proprio pefertto. Ovviamente io ho letto solo quello.

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