E’ una piccola storia ignobile che vi voglio raccontare

I genitori di Giulio Regeni con ogni probabilità non avranno giustizia, e neppure verità.

Se mostreranno le foto del figlio torturato ed ucciso, smuoveranno coscienze già smosse, mentre le altre resteranno immote, sempre e quando esistano ancora in qualche spazio-tempo dove sono state smarrite dai legittimi proprietari.

I genitori di Giulio Regeni non avranno verità come non l’hanno avuta i congiunti di coloro che sono morti a Piazza Fontana e Piazza della Loggia.

I genitori di Giulio Regeni non avranno giustizia come non l’hanno avuta i genitori di Plaza de Mayo e quelli di molti altri figli spezzati da dittature diverse, ma non dissimili, da quella di Al-Sisi in Egitto.

Non sto dicendo che verrà mantenuta la versione che circola attualmente e che si distingue per essere di un’assurdità al limite del patetico (noi in queste cose, quando ci tocca, siamo assai più scafati).

Ma la verità processuale, quella che consentirà di salvare le relazioni diplomatiche, qualche miliardo di Euro di investimenti (cinque, pare) e gli interessi di molti tour operator troverà un capro espiatorio decoroso, che sarà indennizzato per pagare colpe non sue con buona pace di tutti.

Che quello di Al-Sisi (e Al-Sisi stesso) sia un regime violento, corrotto, profondamente illiberale non è esattamente una novità. Ma è tollerato (e senza troppi patemi foraggiato) dalla maggioranza dei Paesi europei e dagli Stati Uniti perchè svolge uno sporco lavoro (uno di quelli che bisogna pur fare, ma se li fa un altro, è meglio). Tenere alla larga i fratelli musulmani e reprimere qualsiasi accenno di fondamentalismo.

Cotanta preoccupazione non nasce (solo) da investimenti e turismo. Egitto significa anche e soprattutto Canale di Suez, quel comodo taglietto che consente alle navi cargo di non fare circumnavigare il capo di Buona Speranza per arrivare in Europa e che, a conti fatti, riduce i tempi di trasporto di una decina di giorni (minimo). Per cui è vitale che sia controllato da un regime amico.

Per tutte queste ragioni la morte di Giulio Regeni (non diversamente da quella di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin) troverà una verità di comodo.

Quel che ci resta è la certezza che quanto accaduto a un cittadino straniero in Egitto, non accadrà mai più.

Non perché ci sia da attendersi una conversione del regime di Al-Sisi alla democrazia e al rispetto dei diritti umani, ma semplicemente perché l’ingenuità di far ritrovare il corpo non verrà mai più commessa.

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24 thoughts on “E’ una piccola storia ignobile che vi voglio raccontare

    1. No. Voglio dire che della verità non gliene frega niente a nessuno tranne a noi (persone comuni) e ai congiunti. E che siccome contiamo un cazzo, non si arriverà alla verità e neppure alla giustizia. Aggiungo pure che, quesi bastardi, la prossima volta lo faranno meglio, e non troveranno manco più il corpo. Desaparecido. Perchè, intendiamoci, i dittatori sudamericani, in questo erano professionisti.

  1. Ora non pensare ch’io voglia cazzeggiare, ma una parola su Luigi Manconi io l’avrei scritta. Lui, il Simone Dessì dei miei 20 anni, è la conferma che nel profondo della notte non tutte le mucche sono nere.

    1. Il cazzeggio è l’ultima cosa cui avrei pensato. E sì, Manconi è persona di spessore, che ci crede e combatte. Non cambierà una riga di un finale già scritto, ma gli va reso onore. E no, non tutte le mucche sono nere. Ma quelle che non lo sono son troppo poche, purtroppo

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