Lunedì film – Il Padrino – Francis Ford Coppola

E’ il 1972, Mario Puzo e Francis Ford Coppola, in coppia come sceneggiatori e il solo Coppola alla regia, realizzano Il Padrino.

Una pietra miliare nella storia del cinema. Uno dei film migliori di sempre. Probabilmente, “il” migliore.

Don Vito, capostipite della famiglia Corleone, attraverso il racket, fa assurgere la ‘famiglia’ all’Olimpo delle organizzazioni criminali di New York. Ma quando Virgil Sollozzo, “il Turco”, affiliato della famiglia Tattaglia, chiede finanziamento e appoggio a Don Vito per il traffico di droga,  il rifiuto dell’anziano Boss scatena una serie di omicidi e attentati che sfociano in breve in una guerra tra famiglie mafiose.

Ma la trama, in questo film, è per certi versi secondaria. E’ la cifra stilistica della narrazione, sempre improntata alla tragedia, una galleria di personaggi memorabili, un Marlon Brando in stato di grazia, a rendere la pellicola immortale. A realizzare un film diventato poi un classico, che non risente assolutamente del passare del tempo.

I valori, fortissimi quanto ambigui, di una mafia in cui l’omicidio è quotidianità, si ammantano qua e là di legalità, attraverso il figlio adottivo Tom Hagen, un Robert Duvall assolutamente perfetto, nel ruolo del lucidissimo acutissimo avvocato consigliere (che sasrebbe poi, più prosaicamente il consigliori).

Evento cruciale del film sarà l’entrata in scena della droga, il suo divenire strategica all’interno dell’attività mafiosa, il suo distruggerne dall’interno i valori sino a disgregarne le solide per quanto criminali fondamenta.

Un rassegnato Don Vito cercherà di allontanare l’amaro calice il più a lungo possibile avvertendone il potenziale disgregatore, ed intuendo che una volta divenuta la droga commercio ed investimento sarà la fine della mafia come sin lì intesa.

Difficile dire se memorabili siano i personaggi di Puzo o il cast assolutamente stellare. E penso non tanto, non solo, al Don Vito ieratico disegnato da Marlon brando, con le guance imbottite di ovatta per dare al personaggio l’aspetto di un vecchio bulldog, con la parlata strascicata a rendere il senso della stanchezza e della fatica, del trascinarsi appunto. O a Michael, un Al Pacino perfetto a muoversi nell’ambiguità. Lui che dei fratelli è il più giovane, lui che è eroe di guerra, avvocato, predestinato dal padre ad altro che non siano in senso stretto gli affari di famiglia, a diventare senatore o governatore. Michael che è fidanzato con Kay Adams (Diane Keaton, anche fisicamente antitetica al concetto di sicilianità). Kay Adams, che non è italiana, che non è sottomessa. Ma anche Michael che quando il vecchio capomafia viene colpito in un agguato, si riscopre uomo di ‘famiglia’ e ne vendica l’onore predestinandosi. Michael che vive un dualismo di uomo intelligente e anche sensibile, ma pure di capomafia duro e spietato, anche coi congiunti, anche con il fratello.

Intorno all’anziano padrino ed a colui che sarà il suo successore ruota una serie di figure senza le quali il film non potrebbe essere ciò che è.

Il figlio maggiore, Santino, per tutti Sonny, tratteggiato da un incontenibile James Caan, qui nel ruolo che vale una carriera. Sonny, si diceva, figlio maggiore, successore naturale, rozzo, violento, istintivo, amante delle donne. E pure con tutto ciò che serve per diventare un capomafia temuto e rispettat. Sonny, che viene ucciso in un’imboscata, per difendere la sorella Connie (Costanzia) picchiata dal marito, il traditore Carlo Rizzi, al solo scopo di tendergli la trappola che lo porterà alla morte.

Connie stessa, resa magnificamente da Talia Shire (nella vita sorella di Coppola, sarà poi anche Adriana in Rocky), la ‘ragazza di famiglia’, che sbaglia clamorosamente marito, sposando quel Carlo Rizzi originario del nord Italia, ed inviso all’intera famiglia in parte per le sue origini settentrionali e molto per il suo carattere debole e la sua sostanziale stupidità. Connie costantemente picchiata da un uomo che sarà infine la testa di ponte utilizzata dal clan rivale per organizzare l’omicidio di Sonny.

E, in ultimo, lo straordinario ritratto di Frederico, Fredo, il figlio sbagliato, magistralmente interpretato da un attore che, non fosse morto giovane, sarebbe stato probabilmente il più grande di tutti, John Cazale (5 soli film all’attivo nella sua brevissima carriera, però che film: Il Padrino, La conversazione, Il Padrino parte seconda, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Il cacciatore).

Fredo, si diceva, Fredo il figlio sbagliato, Fredo l’inadeguato, Fredo il figlio di mezzo, schiacciato tra la forza bestiale e l’energia dirompente di Sonny, l’intelligenza di Michael, la sottigliezza di Tom (Hagen) il figlio adottato da Don Vito. Fredo, terrorizzato e bisognoso d’affetto, fragile e tormentato, che diventerà, a partire dal sequel Il Padrino parte seconda, l’unico vero rimpianto e rimorso di Michael.

Ma tutti i personaggi sono in realtà costruiti con un senso shakesperiano della tragedia che non va confuso con una forma di esaltazione o con un invito all’emulazione o con l’ambiguità derivante dall’accettazione di un mondo.

Il senso ultimo di ciascuno di loro va letto come compassione nei confronti di scelte obbligate, di morti vissute con rassegnazione, di vite distrutte da regole insensate, ed anche l’onore, utilizzato come giustificazione per la crudeltà non è mai disgiunto dalla sofferenza e dal dolore che provoca.

Una delle accuse più spesso volte al film è l’esaltazione del male in generale e della Mafia nello specifico. Ma a volerlo leggere con serenità, non esalta nulla, narra semplicemente un’epoca che finisce, segna un punto di passaggio e mostra squarci del futuro malato e sanguinario che va prospettandosi.

La colonna sonora, stupenda, è di Nino Rota.

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17 thoughts on “Lunedì film – Il Padrino – Francis Ford Coppola

      1. Mi allineo ad ammenicolidipensiero: grandissimo film Il Padrino, ma di Coppola Apocalisse Ora è superiore (come la performance di Brando, sovrano di un regno crudelmente fuori dal tempo e dalla storia).

        Come miglior film in assoluto resto fedele all’immenso Kubrick di 2001 🙂

      2. Su tutto vince il fascino della saga. E quei personaggi così lineari e così veritieri. Per quanto, ovviamente, anche apocalypse now sia un grandissimo film. Di Kubrick, per me, Full Metal Jacket

    1. Sì, il fascino della saga riscatta anche il terzo che non raggiunge, come ben dici, neppure lontanamente il livello degli altri due. Per ragioni meramente anagrafiche il cast aveva perso delle parti portanti e nonostante la maggior enfasi su Connie la sceneggiatura è debole. La cosa migliore del film fu Andy Garcia 😛

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