#ioleggoperché, la geografia dei libri

I libri per me non sono solo storia (nel senso di trama la loro, o di altra trama, la nostra personale). Sono anche geografia.

Ci sono libri che puoi leggere solo lì, in quel momento, altrove non avrebbero un senso. Ed altri che a quel momento lo hanno dato un senso, e quel luogo è rimasto indissolubilmente legato a quel libro. E in quel luogo non potresti pensare di leggere null’altro mai.

Fine anni settanta. Una bambina guarda intensamente un fumetto sul gradino di una drogheria. Sua madre sta facendo acquisti. Il proprietario parla in una lingua strana. Lei non lo sa ancora, ma O Brasil é feito por nos.

Inizi anni ’80. Quella stessa bambina è tornata a casa. E’ una calda estate padana e lei é salita sull’albero di pesco, a casa del nonno. La casa dell’infanzia. E’ seduta là, dove i rami si incrociano a formare una seduta. Un fumetto tra le mani. Una borsa di plastica con altri albi consunti passati di cugino in cugino.

Ancora inizi anni ’80. La bambina è seduta sulla poltrona di vimini, quella della cucina di casanumerouno, dove è solita accucciarsi a leggere. Le dondola un dentino. Una minuscola gocciolina di sangue finisce su

Prima metà degli anni ’80. Stesa sul letto di casanumerodue, la stessa bambina consuma gli ultimi scampoli di infanzia rileggendo per l’ennesima volta

L’adolescenza è alle porte.

Metà anni ’80. La sua meravigliosa professoressa delle medie le fa capire che c’è altro molto altro, e passerà tre anni meravigliosi leggendo in classe (rileggendo più e più volte a casa propria)

Seconda metà anni ’80. La bambina, ormai al liceo, scopre che i libri non devono essere necessariamente quelli che ti indicano a scuola. Anzi quei, libri, talvolta, diventano un male necessario. E così, in un pomeriggio d’estate, sdraiata sul letto di casanumerotre, scopre all’improvviso che:

e sempre sdraiata su quel letto divora l’intera saga dei Rougon-Macquart nello spazio di un’estate.

Inizi anni ’90. Nell’estate dopo la maturità, seduta per terra, sfinita dalla calura, scende agli inferi con Raskolnikov e Sonja

e comincia a chiarirsi in lei il concetto di perversione.

Prima metà degli anni ’90. Seduta sulle panche dell’università si astrae da un’orribile lezione di Intermediazione Finanziaria (cui corre obbligo di presenziare)

anni dopo, quella ragazza, fattasi donna, dopo averne viste più di quante ne avrebbe volute vedere, può serenamente asserire che più Buddenbrook e meno derivati, in quelle aule, avrebbero reso il mondo un posto migliore.

Fine anni ’90. Stesa sul suo letto milanese, nella repubblica delle donne e della sorellanza, mentre le stelle appiccicate sul soffitto disegnano costellazioni, la ragazza rafforza convinzioni e convincimenti che nei mari in tempesta la aiuteranno ad aver sempre presente la stella polare.

Chiude il libro e capisce che , anche se fa l’adulta da anni, ormai l’età degli sconti è finita. A partire da quel momento pagherà sempre il prezzo pieno per il biglietto.

Inizi anni 2000. Due adulti in fondo ancora un po’ ragazzi sono seduti sul pavimento di casa loro, circondati da scatoloni. La maggior parte di quegli scatoloni contengono libri. La maggior parte di quei libri sono doppioni. Il senso comune suggerirebbe di eliminarli. Ma a loro piange il cuore, davanti ai ricordi. E i libri sono ancora lì, in attesa di far bella mostra di sé in qualche trasmissione per accumulatori seriali.

E il primo acquisto comune é

E da lì inizia un’altra storia. E pure un’altra geografia

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22 pensieri su “#ioleggoperché, la geografia dei libri

  1. libri diversi ma tempistiche perfettamente confrontabili. il finale: identica scenofgrafia, diversa decisione sui libri doppi. come scrivevo qualche tempo fa a noise, organizzammo con tutti i nostri amici il “prendi illibro e scappa” (cit.), con tutti coloro che fossero venuti a cena da noi per quel mese di banchino stabile di libri usati.

  2. Pure io! Pure io! Pure io ho un sacco di libri in comune con quelli elencati, ma letti in tempi e momenti diversi… tipo Doretta Doremì, che ho scoperto a trent’anni suonati perché negli albi dei miei cugini quella storia non c’era…

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