#ioleggoperché – I milanesi ammazzano al sabato – Giorgio Scerbanenco

Dalla quarta di copertina:

Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l’ex camionista non la trova più… Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore protagonista dei più noti e apprezzati gialli di Scerbanenco.
Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d’appuntamento.

Perchè Scerbanenco è Scerbanenco. E perché Duca Lamberti è Duca Lamberti. Ma soprattutto perché letti a quindici anni come a quaranta i suoi libri fanno sempre la stessa, magnifica, impressione.

 

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11 thoughts on “#ioleggoperché – I milanesi ammazzano al sabato – Giorgio Scerbanenco

  1. Letti quando uscirono per Garzanti, li sto rileggendo ora. C’è sempre qualcosa che non mi convince del tutto. Ma Scerba mi piace sempre, nonostante tutto.

    1. E’ scritto male (e non è solo la questione della diglossia, e io metto in conto che un giallo possa essere scritto male); ed è sentenzioso, a tratti; e moralistico, pure. Tutti elementi che si comprendono con la storia personale del suo autore (un laico di destra che scrive in una lingua non sua), ma poiché il giudizio qui si dà sui libri, e non sul lettino dello psicoanalista, secondo me questi sono difetti che pesano. Ma, appunto, nonostante tutto (e una certa irritazione a metà trama), alla fine li leggi volentieri e c’è sempre qualcosa che ti fa perdonare la sciatteria di uno stile a tratti pretenzioso e la stranissima mescolanza di prevedibilità e implausibilità della trama. 🙂

      1. hai detto tutto. ed è tutto vero. Compresa la notazione su quel fascino che resta attaccato nonostante tutto. Non ho gli strumenti per dire se sia scritto bene o male, ma il dettaglio sul moralismo lo condivido appieno. E lo noti più a 40 che a 20, paradossalmente.

      2. Da ragazzina non mi rendevo conto né del moralismo, né della parte illuminata sui diritti civili, ovviamente. Ora quella parte mi commuove (pensando che siamo ancora fermi lì), mentre la parte moralistica mi irrita (ma molti giallisti classici sono moralisti, Dame Agatha inclusa; che però scriveva meglio; che però era anche, rispetto a Scerba, assai più privilegiata…).

  2. Scerbanenco lo leggevo da ragazzina.Spesso i suoi romanzi erano pubblicati a puntate sui settimanali femminili.A me piaceva,in particolare mi è rimasto impresso una raccolta di racconti,Il centodelitti credo si intitolasse,in cui aleggiava una tristezza di fondo che,non so perché,mi è rimasta come segno distintivo dell’autore.
    Ho abbandonato questo autore verso i 17 anni non so che impressione ne avrei oggi.

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