Così si va, senza una lacrima o un rimpianto

Oggi finisce una storia tutta italiana. Indipendentemente da ciò che sarà della Ferrero, intesa come ditta e come marchio.

Ma una storia imprenditoriale come quella di Michele Ferrero rientra a buon diritto nella categoria dei casi aziendali.

Per il suo essere storia esemplare. Di rettitudine, di capacità di pianificazione, di vision e mission, come direbbero i fighi del marketing, quegli stessi che spesso non hanno né l’una né l’altra. Una storia di discrezione. Che mica è facile mantenersi discreti, quando sei lì. E invece mai un cedimento, mai una parola fuori posto, mai un’uscita vagamente criticabile.

Oggi finisce una storia italiana, un’altra di quelle da raccontare.

E questa sera infilate un dito in un barattolo di Nutella. E ripensate alle tartallegre, alle tartarughe ninja, e ai bicchieri della Nutella che son poi finiti sulle vostre tavole, in scompagnati ma sempre utili servizi da 24. Ripensate alla vostra infanzia, perchè Ferrero ha marcato l’infanzia di noi nati e cresciuti a cavallo tra i settanta e gli ottanta.

Perché: ‘Che mondo sarebbe senza Nutella’. E la risposta sarà come sempre: ‘un mondo senza brufoli’

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36 thoughts on “Così si va, senza una lacrima o un rimpianto

  1. Devo dire la verità, ho appreso la notizia con una certa indifferenza. Sarà che a me la Nutella non piace.

    (Ma ammetto la mia debolezza per le sorprese degli ovetti Kinder. Ho sul mio comodino uno Zio Paperone che gioca a golf di cui cerco di giustificare la presenza per tacitare i miei sensi di colpa. È inutile, ma quella figurina è così bella!)

    1. Direi che il punto non è la Nutella, in questo caso. Ma un’epoca che si chiude. Non escludo che anche il fattore generazionale abbia un ruolo nella cosa. E non mi riferisco alla Nutella ed agli ovetti, naturalmente.

  2. “se la cioccolata svizzera é di destra
    la nutella é ancora di sinistra”.
    parole di uno al cui senso di orientamento, tuttavia, non mi sarei affidato, anche perché spesso parlava di cose di cui sentiva parlare.
    pace all’anima loro, cmq.

    1. La Nutella, non so. Ferrero di sinistra, con tutta la buona volontà, direi di no. Detto ciò si può essere persone perbene senza essere di sinistra. E non esserlo (persone perbene) pur essendolo.

  3. MI aspettavo questo tuo intervento, e lo sono venuta a cercare. ‘La Ferrero non sarà venduta alla Nestlè’, ha affermato l’erede. Sarebbe ottima cosa. Lo sarà?
    Tra servizi da dodici di bicchieri di Nutella in gravidanza/allattamento e vagonate di Kinder Sorpresa dopo la nascita del pargolo, per non parlare delle uova di Pasqua con sorpresona prenotate dal negoziante, anche noi abbiamo ben contribuito alla floridezza dell’azienda. Anche se confesso che il cioccolato io continuo a preferirlo fondente.

  4. Dai, non credo che i brufoli c’entrassero con la Nutella !!! Quella era la scusa delle mamme per difendere il ns fegato da troppi grassi (ma in crescita cosa vuoi che facciano !), ed il loro portafoglio.

    Anonimo SQ

  5. Ho letto con piacere la storia di questo signore mancato ora, ch enon conoscevo, un bell’esempio penso, dell’industria italiana. Una persona con quel bell’ingegno e quella volontà indefessa che ha costruito l’Italia. Indipendentemente dal fatto che il prodotto principe fosse la nutella, mi fa piacere pensare a quanto possiamo, potremmo, fare noi italiani..

  6. La Nutella, più di ogni altro prodotto Ferrero è storia, storia d’ Italia ma anche storia personale di ciascuno di noi. Io che da piccola trascorrevo un mese all’estero con altri bimbi stranieri lego la Nutella al nostro essere italiani, riconosciuti all’estero per la Nutella è molto meglio che essere riconosciuti per altra roba. Un anno scrissi una lettera, a manazza, inviando la mia foto assieme ai piccoli che accompagnavo all’estero spiegando il progetto, mi inviarono magliette e cappellini della nazionale per tutti più una bella scorta di Nutella. Trovai la cosa sorprendente. E comunque è inimitabile. Lo so Iome che la Nutella non era il punto di questo pezzo, ma la Nutella per me è sempre il punto. Massimo rispetto per la gestione e l’uomo Ferrero, sperando che chi arriva ora non scacchi tutto. Praticamente ed eticamente.

  7. la Ferrero di Michele mi ricorda la Olivetti di Adriano, stessa passione, stessa visione proiettata avanti, stessa attenzione all’ambiente di lavoro e al benessere degli operai.
    Speriamo che il destino della ditta sia differente.
    ml

  8. Anche per me la Ferrero prima ancora della Nutella, di Moretti, etc è un luogo (Alba) e un autore, Fenoglio, che alla “fabbrica del cioccolato” dedica anche una fuggevole citazione nella Paga del sabato, che poi diventerà Ettore va al lavoro nella prima raccolta di racconti (1952) pubblicata.
    Della Ferrero ricordo anche io il profumo di cioccolato nell’aria, ad Alba, ricordo la gentilezza con cui la Fondazione mi ha trattato quando hanno organizzato la presentazione del mio primo libro, con annessa vittoria del premio letterario, e ricordo la Ferrero di Allendorf, quando andai a trovare Marisa Fenoglio, e fummo tutti suoi ospiti, per un convegno in Germania (il marito lavorava là).
    Un altro mondo, hai ben ragione.

  9. La Ferrero era anche possibilità di lavoro in un territorio che altrimenti sarebbe stato molto più povero ed arretrato. Oggi non e poco. Molto interessante il tuo blog 😊

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