Como si fuera esta noche la ultima vez

Sei lí, seduto sulla poltrona. Neanche una sigaretta, a farti compagnia. Per un attimo rimpiangi il salutismo. Una bionda, tra le dita, ti farebbe sentire meno solo. Oddio, ci sarebbero anche altri tipi di bionde, ma non sei di quelli lí. Hai davanti agli occhi un quadro. Bruttino, ti sorprendi a pensare. Lo osservi, ciò nonostante. Ti serve qualcosa per distrarti dalla marea che ti monta dentro. Mai avresti pensato di provare ancora un’emozione. Non ci avresti scommesso mai. Non ci avevi pensato mai. E invece sei lì, a dimostrare, una volta di più, che il silenzio è una virtù. Sei arrivato al tetto del mondo. Insomma, tetto del mondo, di quello che per te e quelli come te, è il tetto del mondo.

Fra poco ti applaudiranno, anche quelli che non ti avrebbero applaudito mai, anche quelli che di te, nel chiuso degli uffici, ridono. Perché lo sai, che ridono di te. Non ti importa. Si ride di ciò che non si riesce a comprendere, di ciò che ci spaventa, di cio che non riusciamo a catalogare. Sorridi, forse. O è solo uno stirare le labbra in una smorfia che è quanto di più simile ad un sorriso tu riesca ad immaginare. Un gesto vuoto, di sola apparenza e nessuna sostanza.

Poi chiudi gli occhi, e torni indietro nel tempo. Ripensi ai compagni di strada, trovati, perduti, ritrovati, smarriti per sempre. Pensi ai conti pagati. Al tempo, sottratto agli affetti. Alla solitudine, inevitabile. Ti domandi se ne sia valsa la pena, e per un attimo vacilli. Per un attimo ti chiedi se saresti stato più felice ad essere un signor nessuno. Ma sei realista. E sai che non lo saprai mai. Perché anche il signor nessuno ha un tributo da pagare alla subalternità e tu in fondo, subalterno, mai. A ciascuno i suoi conti da pagare. Pensi ai giorni perduti. E una lacrima ti sale, furtiva. La asciughi, e porti con te il tuo istante di fragilitá, conscio che la corazza, quella, meglio non perderla mai.

Poi entri nella grande sala. Tutti osannano. Come ampiamente previsto. Sorridi alla folla. Ed in mezzo a tutta quella gente, già sai che ti sentirai ancora più solo.

Annunci

32 thoughts on “Como si fuera esta noche la ultima vez

    1. No, non è lui. È Sergio, Giorgio, Carlo Azeglio, Oscar Luigi, Francesco, Sandro, Giovanni, Giuseppe, Antonio, Giovanni, Luigi, Enrico. È quel momento, in equilibrio perfetto, tra quel che è stato e quel che sarà. È il nodo alla gola, l’ansia di non essere all’altezza, il rimpianto per quelli che non saranno lì con te. Quei sentimenti che sono di tutti, nessuno escluso, e ci rendono banalmente umani

  1. Io passo per un saluto e per ringraziare la padrona di casa dell’interessante seminario. E’ tardi, devo ancora ascoltare il primo discorso del nuovo presidente e ho piacevolmente passato la giornata tra mercatini, chiacchiere e dolcetti – allietata dalla piacevole conferma che il mio ex-sospetto strisciante non è andato in porto. Il resto diventerà storia un po’ per volta.
    Grazie di tutto!

  2. Bellissimo!Complimenti,sembra quasi di vederlo.
    Posso aggiungere,ora scendo a livelli più bassi lo so,posso dire che sono orgogliosa che il nuovo presidente della Repubblica sia un siciliano?Evviva

    1. Sai, sasso, credo che comunque, almeno per un attimo, l’emozione sovrasti tutto. Poi, e forse quello è il vero problema, ciascuno torna ad essere ciò che è. Non dovremmo dimenticare, mai, che sono banalmente umani. Come tutti noi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...