Art. 40 – Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano

Oggi, non ho scioperato. Ovviamente. Me l’ha impedito il senso del ridicolo. Non si sciopera contro se stessi, quantunque, come Altan, certi giorni, vorrei fuggire all’ovest di me stessa.

Non condivido in toto né, lo sapete bene, le ragioni di questo sciopero, né, tutto sommato, parte dei compagni di strada. Ma mi offende l’arroganza con cui certi cambiamenti son stati imposti.

Ma indipendentemente da ciò, questo blog crede fermamente nel diritto di sciopero, unica, indiscutibile, forma di espressione del disagio del lavoratore.

E considera gli accessori disagi derivanti da uno sciopero non già una seccatura di cui lagnarsi al bar, ma il risultato di quel disagio, ed il giusto prezzo da pagare ad una lotta condotta nell’alvo della legalità.

Vi lascio con la traduzione dell’incipit di una delle canzoni sul lavoro più belle di sempre

Funeral de um lavrador – Chico Buarque de Hollanda

Questa fossa in cui stai

larga pochi palmi

è il conto più basso che hai pagato nella tua vita

è di giusta misura, né larga né profonda

é la parte che ti spetta di questo latifondo

Non è una fossa grande, è di giusta misura,

é la terra che volevi vedere divisa.

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33 pensieri su “Art. 40 – Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano

  1. avrei sottoscritto questo post millemila volte anche se tu l’avessi scritto in occasione del famoso sciopero etichettato come “selvaggio” di qualche anno fa, ai tempi del rinnovo dei contratti del trasporto pubblico: e’ un diritto immenso. teniamolo stretto, che’ troppo poco spesso ci si rende conto di quanto sia prezioso.

  2. dove si va? ad ovest di Paperino, disse quello (un film della tua giovinezza, no?) e non si muovevano mai.
    L’importante è che, dopo l’abolizione dell’art.18, quando proveranno ad abolire anche il 40 ci si trovi assieme 😉
    (la canzone, invece, è della mia giovinezza).

    • Senz’altro. Di fronte ai diritti insindacabili, ogni altro concetto decade. E, sai, io invece, in mezzo a quella lercia dittatura brasileira ci sono cresciuta per un po’. Anche se mio padre si ruppe rapidamente i coglioni di quel paese. Ovviamente quella dittatura giocò un ruolo non secondario nel decidere di andarsene 😉

  3. Neppure io ho fatto sciopero, anche se Renzi e i suoi sodali mi danno notoriamente sui nervi. Però fare sciopero contro un governo PD no, dai. I due sindacati che non han proclamato lo sciopero generale contro i governi di schifodestra, pensano bene di farlo contro se stessi. Ma che vadano a dar via i piedi.

  4. Ce ne sarebbe da dire sul diritto di sciopero e sull’attualità di una protesta che non colpisce affato quelli contro cui ce l’hai, ma serve solo a creare disagi ad altri per coinvolgerli o informarli o forse solo per rompergli i minchioni. Non è detto che prima o poi non mi ci metta sul serio…comunque anche a me sembra davvero un atteggiamento tafazziano, uno sciopero generale contro un governo PD.

  5. Ecco. Ma dico, che senso ha? Che schifo di schifo. La fiera degli alibi per i fancazzisti e a ben vedere mica avrebbero poi tutti sti torti. (parlo solo della tua sala medici senza possibilità di fare i medici).

  6. Vergognandomi un po’ (molto) ammetto che questo giro il mio unico e solo molto egoistico pensiero sia stato: grazie al cielo i ragazzi sono con il padre. (Sai che non so che lavoro tu faccia Iome…?)

  7. Da commercialista da tempo dovrei scioperare contro un Fisco e una legislazione fiscale che ogni giorno di più ci trasforma in semi dipendenti dell’Agenzia delle Entrate per di più con responsabilità sempre maggiori e un impianto sanzionatorio in caso di errori davvero spropositato.
    Ma continuiamo a lavorare, l’impiegata che si occupa di IMU e TASI sta facendo le ore piccole da giorni e anche oggi era seriamente al suo posto per non creare ulteriori disagi ai poveri contribuenti spremuti da un Fisco sempre più iniquo.
    E a dire grazie ai dipendenti del trasporto Pubblico milanese che hanno incrociato le braccia dalle 19.00 a fine servizio: un modo serio di utilizzare il diritto allo sciopero e far sentire le proprie ragioni senza d’altra parte andare sempre e comunque a creare disagio agli altri milioni di onesti lavoratori magari contrari allo sciopero che hanno lo stesso diritto di poter lavorare regolarmente di coloro che hanno il diritto di scioperare.

    • Perdoami, Wild, ma sul concetto di sciopero c’è qualcosa che non ti è chiaro. Come ricorda Iome nel post, lo sciopero DEVE creare disagio. Il diritto di andare a lavorare altrui non dovrebbe essere garantito dai mezzi che funzionano normalmente, ma dalle fasce protette, e dal fatto che nessuno ti obbliga a scioperare. Se non c’è disagio, non c’è sciopero. Poi magari possiamo discutere sul fatto che sia necessario pensare a forme di protesta più incisive sul del coinvolgimento e della comunicazione, ma, perdonami, chiedere a uno sciopero di non creare disagio per rispetto a chi deve lavorare non rispetta quell’art. 40 qui giustamente evocato da Iome.

    • Conscia dello sciopero l’altra notte son rientrata col volo della notte, con arrivo a Malpensa a mezzanotte e a piccola Città per le due (abbondanti) senza sciopero sarei rientrata venerdì. Però non me ne adombro. Se non creano disagio, che senso ha. È il fine ultimo. Io per esempio appoggio da un punto di vista pratico le serate ad oltranza. Solo il disagio estremo produce risultati.

  8. In soldoni, non credo ci possa correttamente definire “contrari allo sciopero” tout court senza andare a scalfire il concetto stesso di “diritto di”. Contrari nel merito di; contrari alle ragioni di; non aderenti. Ma contrari allo sciopero è una forma assai pericolosamente ambigua. E non è bizantinismo, e non voglio nemmeno citare Moretti che non amo. Ma le parole fanno sostanza, talora. E con gli articoli di codici più che mai.

    • Lo sciopero è sciopero. Concordo. Discuterne l’essenza significa discutere la sostanza dell’art. 40. E per l’articolo 40 più di qualcuno ci ha immolato l’esistenza (e anche la vita). Rispettarlo e difenderlo mi pare il minimo.

    • Posso raccontare anche io? Degli strappi di carta igienica contati, della carta per le verifiche che manca, delle prese elettriche che mancano nelle classi e quando ci sono non sono a norma, che chiedere alla proprietà dell’immobile scolastico di riparare il tubo del cesso e/o di togliere l’amianto e/o di riparare il solaio che sta crollando è concesso in un tempo medio di anni cinque e come un favore, delle porte che non chiudono, delle maniglie che si staccano, delle biblioteche lasciate morire… La scuola italiana versa in condizioni talmente non confortevoli che non viene nemmeno più da piangere. E sì che la società dovrebbe saperlo, o immaginarlo, che quando alle elementari chiedono il contributo dei genitori per comprare la carta igienica, non è per fare Art Attack. E alle superiori, quando il contributo non viene più chiesto, non è che la carta igienica arriva. C’è che si fa senza, tutto qui.

  9. Visto che sono la “voce fuori dal coro” colgo l’occasione per precisare semplicemente che io NON sono contrario allo sciopero e al diritto allo sciopero e ci mancherebbe altro, che concordo sull’intangibilità dell’articolo 40 mentre dissento totalmente sull’eventuale intangibilità dell’articolo 18.
    Quello che io contesto è il nostro Sindacato, il suo continuo fare politica nascondendosi dietro a un’ipotetica tutela del lavoratore che in realtà non esiste (la miglior tutela del lavoratore è che le imprese funzionino, producano e paghino gli stipendi, molto banalmente), sono le mille sigle che spuntano ogni giorno a creare confusione e disorientamento nella pubblica opinione.
    E’ proprio per rispetto di tutti coloro che si sono battuti per il diritto allo sciopero che oggi i nostri sindacati dovrebbero finalmente cominciare a tutelare i lavoratori e non le sigle e le loro poltrone.

    • Wild, altrove, giusto ora, discutevo sul fatto che insegnare il socialismo utopico, e anche scientifico alle medie è prematuro, perché ci sono troppi concetti che rischiano di essere banalizzati e facevo l’esempio tra socialismo utopico e filantropia. Bene, casca proprio a fagiolo. Facciamo un po’ di ordine, terminologico innanzi tutto, perché tu dici di rappresentare l’uomo della strada (e non è vero), ma non si vede perché anche in strada non si debbano usare le parole per le cose e i concetti che stanno a significare.

      1) Il sindacato deve fare politica, è il suo mestiere. Perché le camere del lavoro nascono per ottenere e difendere diritti dei lavoratori, dunque nel campo della gestione sociale dell’economia, che è uno degli aspetti per l’appunto della politica. Dire che “il sindacato fa politica” è uno slogan, sdoganato dal ventennio che è passato. Prima, nessuno, né a destra né a sinistra, si sarebbe sognato di sostenere che un giudice o un sindacalista non dovesse fare politica, perché c’era ancora un senso condiviso di cosa pubblica. Riappropriamoci dunque innanzi tutto delle parole, ché gli uomini passano, i concetti tornano, per fortuna.

      2) La tutela del lavoratore e la garanzia del lavoro sono due cose diverse, e dunque non si può dire che la garanzia dell’uno sia tutela dell’altro. E’ una delle condizioni, senso civico e buone leggi, dal punto di vista rispettivamente individuale e sociale-politico, vorrebbero che questa garanzia fosse tutelata, ma non è l’unica parte. Perché si deve tutelare chi fornisce la manodopera in maniera INDIPENDENTE da chi fornisce i mezzi di produzione. E’ una legge base dell’economia, se non non funziona nulla, né in una prospettiva diciamo social-democratica, né capitalistica come ci potrebbe spiegare molto meglio di me la nostra Iome.
      Dunque il sindacato sta lì a tutelare i diritti dei lavoratori, diritti che in questo momento storico-socio-economico sono messi in crisi ben a prescindere dall’art 18 (di cui nessuno ha parlato), e non solo da oggi. Questo sciopero generale arriva tardi? Senza dubbio. Ciò non toglie che arrivi in un momento in cui da dire sull’indirizzo economico globale dei paesi del cosiddetto primo mondo in generale e dell’Italia in particolare c’è molto da dire. E questo da dire non può e non deve essere lasciato alla buona volontà, siano pur essi degli Olivetti redivivi (e non lo sono) dei padroni del vapore.
      3) Se il concetto di sindacato è corretto, come ho detto da me, secondo me ha senso farsi delle domande su se e quanto vale la pena di seguire una proposta a prescindere da alcuni compagni di strada, se quella proposta (la protesta, in specie in oggetto) convince per massima parte.
      4) In questo contesto, spiace, ma il disagio è parte della lotta/battaglia/trattativa/strategia politica, chiamala come ti pare. E come tale dovrebbe essere, come ha ben spiegato Iome, se possibile incrementato a oltranza per far comprendere la crucialità dei propri ruoli.

  10. io quest’anno non ho neppure dovuto scegliere.
    però credo che, almeno per la scuola, lo sciopero sia un mezzo di protesta che ha fatto il suo tempo (a meno che non si decida di chiudere le scuole per una settimana, come avrei volentieri fatto in occasione delle riforme Moratti e Gelmini), soprattutto se, come al solito, indetto per il venerdì.
    ecco, questa cosa dello sciopero il venerdì è una cosa che non riesco più a tollerare.

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