1948 – Luigi Einaudi

Il 27 dicembre 1947 Enrico De Nicola firma la Costituzione. L’Italia, meglio ancora, il Parlamento, che di quell’Italia è l’espressione, è pronto ad eleggere un Presidente della Repubblica che non sia più provvisorio.

De Nicola, in quei due anni, ci ha preso gusto. E Dopo aver minacciato (e qualche volta dato) dimissioni a giorni alterni, briga sottobanco per un settennato in piena regola. Ma a De Gasperi (e pure a tutti gli altri) due anni di bizze, capricci ed alzate di ingegno assortite son bastate. Delle poche certezze, una almeno: De Nicola è out.

De Gasperi, all’inizio, pensa ad un suo fedelissimo, il conte Carlo Sforza. Nonostante i quarti di nobiltà, è un repubblicano. Ed un ex partigiano. Oltre che ministro degli Esteri nel governo De Gasperi. Peccato sia inviso praticamente a tutti.

Ai socialcomunisti del Fronte Popolare. Per la sua fedeltà agli Stati Uniti. A tutta quanta la ‘sinistra DC’ (La Pira, Fanfani, Dossetti). Per il suo essere convinto anticlericale e, per buon peso, notorio estimatore del gentil sesso.

De Gasperi va avanti lo stesso confidando un po’ troppo nel proprio carisma. E l’Italia tutta assiste alla nascita di una specie che darà il meglio di sé durante le elezioni dei Presidenti della Repubblica. Il franco tiratore. Nome elegante per definire un deputato che, nel chiuso dell’urna, vota in ossequio alla propria coscienza (nei casi migliori, rari) o alla propria convenienza (ben più spesso), in spregio agli ordini di scuderia. In svariati casi, il giorno da leone di molte pecore.

Impallinato fin dalla prima votazione, tutti capiscono subito che non è cosa. Tutti tranne lui. Che ha già preparato il discorso d’investitura. E quando viene scaricato, si incazza parecchio, per quanto con classe.

Ma i giochi sono fatti. Il nome di Einaudi nasce da un’idea del tandem Togliatti-La Pira. E siccome un presidente eletto da siddatta accoppiata l’indebolirebbe assai, De Gasperi, mestamente ma lestamente, ripiega su Einaudi.

Non che non lo stimi, dato che è stato il suo ministro di Finanze, Tesoro e Bilancio (oltre che vicepresidente del Consiglio). O che ne metta in dubbio le qualità di liberista filoatlantico, o la competenza finanziaria (che, dato, il momento, non è poi cosa trascurabile) o il fatto di essere per buon peso pure un buon cattolico.

Ma è, ecco, un filino parsimonioso. Parliam pur sempre di uno che vede di cattivo occhio perfino i botteghini cinematografici, che attentano, a suo dire, al risparmio delle famiglie.

Pur tuttavia viene eletto, al quarto scrutinio, coi voti di DC, PLI e PRI. Socialcomunisti (e missini) utilizzeranno come candidato di bandiera Vittorio Emanuele Orlando, classe 1860, uomo per tutte le stagioni.

Su sollecitazione di De Gasperi, Einaudi si trasferisce con la moglie, la contessa Ida Pellegrini, da quel momento in poi per tutti Donna Ida, al Quirinale. Donna colta ed intelligente, si inventerà con eleganza un ruolo il più defilato possibile.

Parecchie sono le ironie sul suo essere produttore vinicolo (a Dogliani). E Guareschi rimedierà un processo per una vignetta, anche se il Presidente esprimerà il proprio sdegno per questa palese mancanza di tolleranza della neonata Repubblica.

Onestissimo, fu il volto dell’Italia del dopoguerra. Sette anni dopo, correva l’anno 1955 le cose cominciavano a cambiare, e a nessuno verrà in mente di riconfermarlo. Non era più uomo per quella stagione. Visse un settennato costellato di stagioni politicamente difficili ed affermò sempre, con rigore la centralità del Parlamento ma anche la sua propria indipendenza.

Un settennato in pillole.

Il 10 dicembre 1948, a Parigi, viene firmata la Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo. Da allora molto tempo è trascorso contandone le violazioni

Il 4 aprile 1949 a Washington si sigla il Patto Atlantico. Nasce la NATO, che segnerà, comunque la si pensi, il resto del secolo.

Il 9 gennaio 1950 a Modena, durante una manifestazione sindacale, la polizia carica duramente i manifestanti, sparando ad alcuni di loro. Il ministro degli Interni è mario Scelba. I celerini di Scelba passeranno alla memoria come gli ‘scelbini’. A noi, poi, toccò la Diaz. Certe cose non cambiano mai.

Il 14 novembre 1951, il Po esonda nel Polesine, 180.000 evacuati, per lo più della provincia di Rovigo si spargeranno in tutta Italia. E’ la prima grande tragedia collettiva dell’Italia repubblicana.

Il 10 aprile 1952 la RAI RadioTelevisione Italiana, inizia le proprie trasmissioni in via sperimentale. Farà più quella RAI per unire il Paese che miliardi di vecchie lire inutilmente profuse nelle tasche dei soliti manigoldi.

Il 19 giugno 1953 nel carcere di Sing Sing ,muoiono sulla sedia elettrica i coniugi Julius ed Ethel Rosenberg. Accusati di spionaggio, la loro maggior colpa fu comunque quella di essere comunisti e di non aver voluto delare rivelando nomi e cose. E tenere memoria del maccartismo, sarebbe comunque buona cosa.

Il 23 febbraio 1954, a Pittsburgh ha luogo la prima vaccinazione di massa contro la poliomielite, il vaccino fu ideato da Jonas Salk, e salvo dalla zoppìa intere generazioni. Non brevettò il vaccino (‘Si potrebbe brevettare il sole?’). Sessant’anni dopo, abbiamo Big Pharma, e in Africa si muore per fesserie che nel mondo occidentale si curano con un paio di pasticche e un po’ d’acqua potabile.

Il 9 febbraio 1955, a Roma, viene inaugurata dopo 13 anni di lavori la prima tratta della metropolitana di Roma (la Termini-Laurentina). Per la seconda si dovette attendere il 1980. Per la terza, il 2014. Per la quarta, lo scopriremo reincarnandoci.

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22 thoughts on “1948 – Luigi Einaudi

  1. Leggerti é sempre un piacere, qualunque sia l’argomento. Solo tu sei capace di affrontare il tema piú ostico o palloso e riuscire a non farmi annoiare.
    Grazie per questo piacevole ripasso di storia.

  2. Devo dire che, se non dovessi con ciò rinunciare al mio blog in blocco, farei leggere codesti tuoi post ai Merry Men.
    Einaudi non fu il peggio che ci capitò, nonostante la tirchieria che ricordi, che era pur tuttavia adatta al periodo. Avessimo continuato sulla strada della formica, chissà, forse saremmo parzialmente altrove.
    La Nato ha segnato un secolo, e segnò la nostra economia, peraltro, al di là di quanto sia la consapevolezza delle scemenze da italiano medio anticasta che si sentono ora nei bar.

    1. Primo. Arrossisco al complimento, ben sapendo quanto tu tenga ai Merry Men. Einaudi. Eianudi fu un grand’uomo, che dire d’altro. La tirchieria in quegli anni ERA un valore. E come ben dici aveva un senso rispetto al periodo. Se avessimo continuato su quella strada, saremmo senz’altro altrove.
      Senza la Nato, la nostra vita sarebbe stata comunque ben peggiore. Il che non significa magnificarla. Ma solo prendere atto che fu fondamentale per noi. In termini economici e, anche, di garanzia democratica.

  3. In pratica stai facendo “Un settennato in review” :-). Il Po esonda nel Polesine, 180000 persone vanno a cercare fortuna in giro per l’Italia… e sessant’anni dopo i veneti vogliono l’indipendenza perché ora che sono ricchi li secca che anche gli altri facciano lo stesso. Mah.

  4. @gaberricci

    Come ho già detto tempo fa, qui in Veneto il problema non sono i neri (che alla fine lavorano, quando li assumi; proprio come da proverbio) o anche ti aspettano all’uscita del supermercato per farsi regalare il carrello vuoto con l’euro dentro.

    Qui il problema viene dall’infinita serie di gente dell’est di vario tipo (infima percentuale, peraltro, dei millanta che lavorano onestamente nell’edilizia) che ti rapina, ruba,e anche peggio, direttamente in casa tua, specie se non sei in in condominio. Qui la gente ha paura. Veramente. E ne ha ben ragione, purtroppo. Ci sono strade intere nelle quali nessuna casa si è salvata dal saccheggio (anche se speso son più danni che i valori rubati: ma che volete che si abbia in casa ?).

    Pensare che basterebbe prenderli, ed è meno difficile di quel che si pensa, se si volesse. In buona parte è gente già conosciuta alla giustizia. E poi basterebbe sbatterli in galera (se parli con la badante rumena ti dice: “da noi questi sarebbero in galera”), e non dargli per ogni volta 2 anni, 2 anni e mezzo, così ritornano a piede libero: ma in galera non si può, perchè le galere son piene, anche e soprattutto (ca un buon terzo) di spacciatori/consumatori di droghe magari leggere, grazie a Fini e Giovanardi.
    E così bisogna rimettere in libertà gli scippatori di vecchiette, non abbiamo posto, e sottotraccia depenalizzare fino a 5 anni (tre non bastavano ?). Ma preferiamo che Vespa parli del ragazzino siciliano e delle fascette stringicavo, non di questo, vero ?
    Buon Natale,

    Anonimo SQ

    1. Il discorso forse filerebbe pure (forse), non fosse che una certa forza (ed una certa tendenza) politica vuole l’indipendenza dall’Italia, non “dalla Romania” o “dalla gente dell’est” (anche perché non farebbe comodo a tanti dei loro elettori, quest’ultima). Questo perché “il Nord paga le tasse, ed il Sud prende i soldi” (che poi non è nemmeno vero).

      1. Per essere + chiaro (iome scusami del frasario): pensare sotto un certo parallelo che i veneti son tutti stronzi leghisti indipendentisti equivale, al di sopra edello stesso parallelo, a pensare che quelli più a sud son tutti stronzi paraculi profittatori furbastri.

        Impariamo, per favore, che la realtà è sfaccettata. Poi ci son delle ragioni di fondo, che son quelle della storia, che bisogna conoscere per farsi delle idee. Possibilmente giuste o plausibili.

        Cordialità !

        Anonimo SQ

  5. Anonimo: se posso permettermi, hai fatto tutto da solo. Il primo intervento, e ora il secondo, interpretando prima il commento altrui e poi stupendoti perché altrui ti ha (molto brevemente e correttamente) risposto. Qui, per l’appunto, noi si cercava di fare quello che tu auspichi, conoscere la storia, farsi delle idee. Quando hai finito di farci la parte (fuori tema), se ti vuoi unire (in tema), ci fa piacere.
    Cordialità a te.

  6. @povna, gaberricci, anonimosq: come dice la ‘povna, il polesine era tratto solo come evento nella review dell’anno, e non intendeva parlare di venetitudine. Se vogliamo parlare di venetitudine, indipendenza, tasse e quant’altro, credo che la faccenda meriterebbe altro approfondimento, e ci diamo tutti, appuntamento su un altro post, che, se vogliamo, sull’argomento ne avrei, da dire. Non perchè vi sia qui fastidio per gli OT, ma perchè un OT come questo, merita una discussione a parte, essendo di ampia materia. Spiace non essere intervenuta prima, ma, come noto, la tenutaria, nei dì di festa, santifica, salvo rarissime eccezioni.

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