8 punti

Su… Dai… Cinque minuti (anche meno) del vostro tempo. Compilate e ribloggate. Che noi ci crediamo in questa cosa della community, non è vero?

(Il pesce di Erwin)

Lo so, il lunedì è più faticoso degli altri giorni e la sua sera è una terra promessa. Ma vi chiedo ugualmente un pezzettino del vostro tempo per rispondere a questo sondaggio. Di che si tratta? Per cercare di essere breve (sonora risata): sto partecipando a un laboratorio imprenditoriale per giovani e questa è una modestissima indagine di mercato. Nulla di quantitativo: mi è utile per avere una minima statistica da utilizzare nel corso di una presentazione che sto strutturando intorno a un’idea. Si tratta dunque di tastare molto qualitativamente il terreno intorno a un possibile prodotto per avere un feedback su alcuni punti. Quelli a cui vi chiedo di rispondere, di punti, sono solo 8. Completamente anonimi. Roba che ve la cavate in 5 minuti. Anche meno. E in più, al fondo, c’è un box per inviarmi qualsiasi cosa: domande, commenti, proposte o curiosità.
Grazie per il…

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17 thoughts on “8 punti

      1. 🙂 Voglio dire, capisco la necessità e l’utilità per il lavoro di chi ha bisogno del sondaggio, e infatti lo faccio. Ma per me ribloggare significa molto, visto che non lo faccio quasi mai (così come quasi mai condivido stati altrui etc su FB), e la lampada non mi pare così essenziale… 😉

    1. Nel concetto, pure io. Però ci sono diverse discriminanti. Una è anche il senso di community. Hai bisogno? Ti diamo una mano. E’ un po’ come il crowdfunding. Con la differenza che non debbo necessariamente condividere un’idea per appoggiarla, in questo caso. Stai facendo una ricerca, ti serve un campione? Ti diamo una mano.

      1. Ma infatti io il sondaggio l’ho fatto. Forse di base c’è il fatto che io percepisco il blog assai più come una testata – pur letta da persone che conosco, quindi testata in movimento – che come una community (come non concepisco neanche FB, peraltro, dove svolgo regolari purghe ogni due mesi, epurando contatti che non sento più e sul quale ho solo, e rigorosamente, persone che conosco direttamente; e, tendenzialmente, che conosco bene; in caso contrario, se qualcuno che conosco poco mi chiede l’amicizia e non posso rifiutare per educazione, finisce in una cartella in cui non può vedere nulla del mio profilo, in attesa di silenziosa epurazione).
        Intendiamoci, non nel senso che non riconosca il valore di questa comunità online, tutt’altro. Però il mio personale rapporto col blog è altro ancora da questo (non a caso, se noti, io non rispondo ai commenti uno per uno, ma in generale alla fine di uno slot – per le stesse motivazioni editoriali di fondo, direi).

  1. ps. (scusa): ovviamente sono consapevole che il blog sia di fatto anche parte di una comunità, cosa che in sé mi piace, solo, non essendo per me la questione principale del suo codice, diciamo che preferisco appellarmi all’aspetto comunitario – la coerenza non è mai un valore in sé e per sé – solo per occasioni che per me valgano la deroga. Non so se sono riuscita a spiegarmi.

    1. Ti sei spiegata ottimamente, peraltro già nel primo commento. Anzi, il concetto delle motivazione editoriali, in sé, mi piace molto. Il blog è un mezzo di comunicazione spurio, è per ciò stesso flessibile. C’è chi lo usa a fini divulgativi, chi come fosse una testata di giornale, chi come una sorta di diario della propria vita. Per esempio, so che tu non ami gli OT, mentre a me, se qualcuno va in OT e cazzeggia allegramente nei commenti non dà fastidio alcuno. Ripeto è un modo di sentire il proprio spazio. Per esempio, come mezzo detesto il faccialibro il cui account utilizzo unicamente per accedere ai giochini. Perchè è uno strumento privo di identità, soprattutto, nonostante faccia dell’identità il suo perno. Un blog lo costruisci su te stesso. C’è uno sforzo, ma alla fine ti somiglia. Il faccialibro mi sembra più che altro una concessione al voyeurismo che di fondo mi annoia.

  2. Fatto anche io, condividendo la ‘povna. Però (scusate lo so che a volte sono un po’ lenta) non ho capito (e qui vado OT ma Iome mi ha dato il permesso 😁) che differenza c’è tra rispondere a uno alla volta (che ha pure una sua comodità per chi si trova il commento nell’app di WordPress, per dire) e in un unico commento differenziando comunque le risposte di ciascuno (che è peraltro una cosa che apprezzo tanto nei blog). Ho fatto troppe parentesi?

    1. Rispondere singolarmente privilegia, come in classe, la risposta singola all’alunno che te la chiede ad alta voce, ma un po’ mezza, dunque a mio avviso favorisce l’off topic, e in generale spinge a non leggere le risposte e i commenti di tutti, perché ciascuno va in maniera un po’ immediata – vedi l’applicazione di wp che citi e che io non a caso non uso quasi mai – eterodiretta, quasi, a vedere solo il suo personale botta e risposta.
      Rispondere a tutti insieme secondo me equivale a riportare la domanda ad alta voce a tutta la classe, collettivizzarla, renderla parte di un concerto più ampio nel quale puoi pure essere il primo violino, ma se suoni da solo senza ascoltare gli altri non farai mai strada. Poi, che c’entra, anche io ogni tanto, in classe come sul blog, uso il rispondi a uno, per condizioni particolari o per tentazione. Ma mantenere le risposte collettive trovo che aiuti il dialogo sul tema e la conoscenza e l’ascolto di chi ha voglia di passare e parlare in modo più calibrato e vario, pur nel rispetto delle individualità.
      Poi c’è parecchia gente che risponde al singolo per drogare i commenti, ma ovviamente non è questo il caso della nostra Iome!

      (Infine, OT, nell’OT, per Iome: ti dirò, l’OT come sai non mi piace, ma ti dirò che ogni tanto uso la mia esibita idiosincrasia al medesimo per tacitare gli eccessi di vanità da commento, o logorrea, o egocentrismo che si sviluppano su inezie in margine magari a discussioni serie. In altre parole, ci sono volte in cui l’OT lo faccio pure io, e volte in cui lo uso per ricordare a chiunque che durante un cocktail party non è buona educazione, specie in casa d’altri, incantonare un povero invitato, o il padron di casa e ossessivamente ripetergli il proprio punto di vista sulla settimanale pulizia della strada senza dargli la possibilità di avvicinarsi nemmeno al tavolo generale del buffet! 😉 )

      1. Al punto 1 hai dato una risposta più ampia della mia, perchè, a monte ti sei fatta più domande tra ciò che vuoi e ciò che non vuoi. Sull’OT non posso che concordare. E l’hai detto così bene che a ridirlo diversamente non suonerebbe comunque così

      2. Caspiterina non l’avevo proprio vista in questa prospettiva. Forse anche perché il mio blogghetto non ha finalità così alte. Proprio è meravigliosa questa cosa che metti tanta cura in ogni particolare!

    2. In sincerità, la mia più che una scelta editoriale è una cosa nata un po’ così (come tutto, in fondo). All’inizio i commenti eran talmente pochi che effettivamente rispondere al singolo o alla collettività era la stessa cosa, essendo per lo più il singolo identificabile con la collettivita 🙂 Peraltro non uso la app di wp, l’avevo scaricata si impallava di continuo e me la son levata dai piedi. Debbo ammettere che nel frattempo i commenti son cresciuti, e forse il commento unico consentirebbe più ordine e un minor duplicarsi delle risposte. Ma va anche detto che molto spesso rispondo in diritto, e il blog diventa un po’ chat, e questo col commento unico si perderebbe e mi spiacerebbe un po’. Insomma son così, confusa e felice, direbbe la Consoli. La ‘povna che è più strutturata ha più chiaro anche come vuole che si presenti il blog. E sapendo meglio di me ciò che le piace e non le piace si regola diversamente, credo.

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