La sentenza Cucchi e le funzioni del diritto penale (pillole di giustizia)

Bisogna ringraziare Redpoz, perchè, con estrema chiarezza, pone l’accento su un aspetto essenziale di questa vicenda la differenza tra verità storica e verità processuale (in corsivo e grassetto, che era rimasto nella penna ed è il centro del pensiero di redpoz, che me lo fa, giustamente, notare nei commenti). Stefano Cucchi è stato prima picchiato, da chi dovrebbe rappresentare lo Stato e difendere i cittadini, e poi curato, con incuria assoluta, da chi lo Stato dovrebbe rappresentarlo e i cittadini curare. Un doppio sfregio alla res publica, che siamo noi, non il nostro prossimo. Noi, uno per uno. Un terzo sfregio lo hanno apportato la magistratura e il corpo inquirente, che non sono stati in condizione di dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio ciò che è evidente agli occhi di chiunque. Cucchi è stato ucciso tre volte. Da tre diversi poteri dello Stato. Uno francamente delinquente, il secondo, che dovrebbe fare della pietas il suo vessillo, assolutamente privo di umanità, il terzo, serenamente incapace.

i discutibili

premessa: come mia abitudine, questo post non è né un’analisi della sentenza,
né un giudizio sulle responsabilità degli imputati

Ha destato molto scalpore la sentenza d’appello nel caso di Stefano Cucchi che ha disposto l’assoluzione sia degli agenti che avevano in custodia Cucchi, sia dei medici.
Credo, preliminarmente, che le parole più sagge le abbia dette il presidente della Corte D’Appello di Roma, ben sintetizzate nel titolo “non fu una morte naturale, ma ai giudici servono prove“.  Opinione personale, letta e vissuta attraverso le chiavi concettuali e la formazione tipica di un giurista.
Dice il presidente Luciano Panzani:

– E quindi la morte di Cucchi non ha colpevoli, presidente?
«C’è un fatto, certo, che quel ragazzo non è morto di morte naturale. E che a oggi non ci sono responsabili per l’accaduto. Io comprendo il dolore dei familiari, il loro senso di smarrimento. È una…

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14 thoughts on “La sentenza Cucchi e le funzioni del diritto penale (pillole di giustizia)

  1. La buona notizia in questa vicenda terribile è che riapriranno le indagini.Ma resta lo sconcerto per i cinque anni persi dagli inquirenti precedenti che non hanno,evidentemente,saputo o voluto fare bene il proprio lavoro e per quella sentenza inaccettabile umanamente parlando.Il capo della procura parla bene ma se la sorella di Cucchi non avesse fatto tutto quello schifio o se peggio non fosse stato Cucchi ma un qualunque altro disgraziato senza famiglia che cosa sarebbe successo?Di fronte a certe situazioni la mia fiducia nella giustizia vacilla pericolosamente.

    1. L’aforisma che citava la tua prof è di Voltaire ed esprime un principio sacrosanto e irrinunciabile per uno stato diritto ( uno su tutti, penso al povero enzo tortora).
      Ma per il caso Cucchi l’orrore è così profondamente ingiusto che non si puo’parlare ne di stato di diritto ne di stato in generale. Ho studiato diritto, la tutela dei diritti umani, le regole processuali, faccio l’avvocato e questa giustizia amministrata in assoluto spregio dei principi dell’ordinamento, mi indigna , e purtroppo mi scoraggia e deprime.

  2. e quindi praticamente sono stati loro ma non siamo in grado di provarlo,perciò meglio un colpevole in libertà che un innocente in carcere, come ripeteva la mia prof di lettere delle medie, citando non ricordo chi. come logica potrebbe anche tornarmi. quello che mi chiedo è “non saremmo in grado di provarlo nemmeno se al posto di Cucchi ci fosse stato un nome conosciuto? nemmeno se invece che dei poliziotti l’imputata fosse l’ex fidanzata?”. e’ quello che mi spaventa. che le prove ci siano, ma preferiscano far finta di no.

  3. Ecco, il mio personale sospetto è che no, anche se fosse stato un nome famoso o con parenti illustri non sarebbe venuto fuori molto, o pochissimo. Magari qualcuno sarebbe stato rimosso o punito, ma dietro le quinte. Perché l’Italia è un paese di silenzi profondi e di coperture imbottite e forse sulla bandiera andrebbe scritto, come motto nazionale “i panni sporchi si lavano in famiglia”.
    Non ci sarebbe nemmeno dovuta essere un inchiesta sollecitata dalla famiglia, la polizia stessa avrebbe dovuto affrontare pubblicamente la domanda “Come mai il signor X, entrato sano e vivo nei patri commissariati, sette giorni dopo era morto per una pluralità di cause e malanni?”. O l’ospedale, o chi ha esaminato il cadavere. Invece tutti sono stati molto discreti e silenziosi, e non si sono capacitati di quegli screanzati dei familiari che han fatto tutto ‘sto cancan.

  4. Anche secondo me non sarebbe cambiato nulla se ci fosse stato un nome famoso, perché, come ricorda Murasaki, la capacità di questo paese di insabbiare è capillare e di lunga data. Ecco, magari con il nome illustre si sarebbe evitato il dito medio, ma non è né meglio, né peggio, fa schifo uguale.

    1. Non sarebbe finito in galera, il famoso, per cominciare. Se ci fosse finito non l’avrebbero pestato, in subordine. Che questo è paese di pavidi. A meno che non vi fosse qualcosa di preordinato, ma questo è diverso, concettualmente. Chi, di famoso, è morto in galera?

      1. In realtà nemmeno io, ma, ricordi, questo fu detto… Sul resto, credo anche io, non fraintendermi, che la fama avrebbe protetto da parte della violenza. Non dall’insabbiamento, credo, né dalla fine estrema. Ma sono considerazioni che valgono poco rispetto alla vergogna complessiva.

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