Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?

Mi piacerebbe scendere sul personale e sul quotidiano. La mia vita professionale, in quesi ultimi due anni, in ragione della crisi, ma anche di altre faccende, invero, sembra sempre più una fiction scombinata scritta da un gruppo di sceneggiatori sotto acidi.

Ma non son brava come la ‘povna e la pellona (ma anche molte e molti altri del circuito blog) a nascondere quel che va nascosto lasciando inalterata la veridicità degli eventi, e raccontare mi renderebbe troppo poco trasparente. Non che io vada narrando cose che possano configurare fattispecie alcuna. Semplicemente, mi rendo conto che avere un blog è una scelta mia, e il resto del modo ha il, sacrosanto, diritto di non vedere spiattellati i cazzi propri in rete.

Detto questo, qui, vita e blog, l’ho detto più volte, si mescolano e rimescolano. E molte delle cose che racconto nascono dalle realtà con cui quotidianamente combatto (con scarsi risultati, ma vabbé)

Ultimamente il mio referente informativo è la7 col tg di Mentana. Non ho una particolare passione per Cairo, e non l’ho avuta in passato per Mentana, ma, va detto, sono i meno peggio sul proscenio, qualunque cosa questo possa voler implicare.

Ieri sera, il nostro, in gramaglie, diffonde l’ennesimo luttuoso comunicato ISTAT sulla disoccupazione.

Ora, le cose, o le fai bene, o non le fai. Capisco che è un tg e non una trasmissione di approfondimento. Però se piangi in diretta per la sciagurata situazione, deprimendo l’umore del popolo alle 8 di sera davanti alla cena, mi parrebbero doverose due spiegazioni serie.

Perchè i comunicati ISTAT non vanno diramati, vanno ‘letti’. Nel senso di interpretati.

Ecco il significato reale, quello che comunque non troverete neppure sui giornali, cui fa comodo dire che tutto va male, malissimo, anzi peggio (ed è vero) senza dare spiegazioni, che non vadano in direzione della necessità del Jobs Act, che è sì necessario, ma non in ragione del rapporto ISTAT

1. La disoccupazione cala (seppur non vistosamente) ed aumenta, vertiginosamente, quella giovanile.

Spiegazione semplicistica: non c’è lavoro e i giovani sono i primi a farne le spese, per colpa di un mercato stupidamente rigido.

Spiegazione oggettiva: c’è una marea di persone a spasso, non giovanni ma nemmeno vecchie, spesse volte in mobilità. Con dei contributi che costano un cazzo. Secondo voi un’impresa (sana di mente, e con organici all’osso, che quando assume è perchè ha bisogno di apporto subito) chi assume: un giovane, da formare ex novo, che ci metterà un paio d’anni ad essere utile alla causa, o un lavoratore con un background ampio, che, con un pao di dritte, in due mesi è equiparabile ai colleghi?

Dato di fatto: i giovani non trovano lavoro, perchè il mercato ricolloca prima i lavoratori più esperti. Non è un meccanismo malato, è un meccanismo normale.

2. I giovani fuggono all’estero.

Spiegazione semplicistica: Ohibò c’è la fuga di cervelli, perchè qui non c’è lavoro

Spiegazione oggettiva: nel 70% dei casi, sono purtroppo davvero cervelli. Gente, cioè, che pure qua avrebbe trovato lavori accettabilmente ben retribuiti, che non si creda. Il punto è che all’estero ricevono effettivamente condizioni migliori e soprattutto prospettive più certe di carriera (leggi, il non farsi scavalcare dal nipote zappa dell’imprenditore).

Dato di fatto: non è che non trovano lavoro. Non lo trovano confacente alle loro, legittime, aspirazioni. Ed è diverso. Varrebbe però la pena che anche le imprese cominciassero a guardare fuori dai patrii confini. Non è che per sostituire il cervello fuggito devi per forza assumere uno che magari non sarà un minus habens, ma che, comunque per quel lavoro c’è tagliato quanto iome per la danza classica. Il mercato del lavoro italiano è comunque ancora ampiamente appetibile per ampie fette d’Europa. E provarci, invece di piangere costantemente sul latte versato?

3. Non studiano e non lavorano. Hanno perso la speranza di trovare un lavoro.

Spiegazione semplicistica: povere creature incomprese dalla società

Spiegazione oggettiva:loro sono gli unici incolpevoli, in effetti, di un degrado che ci coinvolge tutti. E a tutti i livelli. Come genitori, perchè se non hanno motivazioni potrebbero fargliele insorgere tagliando i viveri non basici (che magari qualche lavoretto lo troviamo, prima di trovare il lavoro dei sogni…)

La scuola che è deficitaria sia nell’insegnamento delle regole che delle nozioni.

Mi scuso con le (molte) prof che transitano da queste parti. E’ ovvio che non ce l’ho con voi, conosco la vostra passione e amore per l’insegnamento e per i ragazzi. ma rendiamoci altresì conto che noi, qua fuori, non possiamo fondare le nostre speranze sul fatto che i ragazzi sottoposti a colloqui siano allievi delle ‘povne, delle pens, delle lgo, delle noisette (e non ne cito molte altre, altrettanto valide).

Sto facendo, in amicizia, un lavoretto di selezione (lavoro che svolsi professionalmente e con buoni esiti nella mia vita di prima) per un imprenditore amico, e vedo cose che voi umani…

E’ troppo pretendere che uno arrivi ad un colloquio senza:

1. essere vestito come un punkabbestia privo del cane (che temi stazioni in reception)

2. come una velina con tutto di fuori

3. chiedendo di che lavoro si tratta PRIMA di chiedere ‘quanto mi date’ e ‘quanti giorni di ferie all’anno?’

E infine mettendo insieme quattro nozioni che possono anche denotare una totale inesperienza (che mi frega, mica siamo nati tutti imparati) ma almeno una media voglia di apprendere e soprattutto una media cultura generale che non significa Shakespeare e Verga, ma almeno la conoscenza delle regole base dell’ortografia in italiano, che si vedono strafalcioni che manco alle elementari.

Perciò prima di dare notizie ferali all’ora di cena. Con le boccucce contratte a culo di gallina, spiegate.

Se è fatica date la notizia. Ma tra le tante, en passant. Senza sfrantecarcele, che noi, qua se ne avrebbero già i coglioni sufficientemente pieni.

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19 thoughts on “Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?

  1. Noi ci si prova eh, a dirglielo che lì fuori dall’aula è come dentro. Qualche regola, qualche conoscenza, il rispetto.
    Per il resto, come ho fatto senza di te per molto tempo?

    1. Sì, voi ci si prova, ma qualche volta latitano i colleghi, spessissimo le famiglie, e alla fine, finisce come finisce. Non sempre è chiaro.
      Per il resto, è domanda che mi pongo spesso anch’io 🙂

    1. Le cose belle non sono mai OT, contribuiscono nell’apportare bellezza. E grazie, bellissimi questi estratti. E come avrebbe detto Jules Bonnot: ‘Rimpianti sì, ma in ogni caso, nessun rimorso’.

  2. iome, sfondi una porta che ormai ha solo gli infissi (come accadde in una scuola di Torino le cui aule non rispondevano alle metrature richieste dalla 626 per il numero di alunni lì dentro, e allora “fecero che” – come dicono in loco – tirar via le porte).

  3. Noi ci si prova, ma non basta. E la scuola è seriamente deficitaria in questo. Ma per me gli applausi sono alla notazione sulla famiglia: ché io lo dico da anni che se inizi ad abituare il pargolo che non è tutto dovuto, forse, prima di dire che non ha i soldi per metter su casa indipendente, abbassa un filo le pretese…

    1. Dar la colpa alla sola scuola significa demandare ulteriormente responsabilità che sono anche e soprattutto dell’ambito familiare. Mi sembra che molti vivano certe comodità come ‘obbligatorie’. E ciò non è bene. Per due motivi. Primo perchè ad averne troppe, di comodità, si perde il desiderio di conquista. Secondo perchè rende le persone poco adattabili e quindi incapaci di abbassare il livello dei bisogni primari in caso di necessità

  4. concordo su tutto. su certi colloqui demenziali che la prima cosa che vogliono sapere è se abbiamo la mensa aziendale….(no, xkè sa, io il panino nn me lo porto da casa…..) oppure con una mise da far arrossire uno scaricatore di porto col petto villoso sulla camicia aperta e crocefisso d’oro di qualche kg di peso
    concordo sul mercato ridicolo di tutele x chi ha un lavoro e di assoluta chiusura nei confronti dei giovani
    concordo sul fatto che nn tutte le prof sono come povna, purtroppo
    insomma, come al solito scrivi quello che penso anche io, solo che tu ti esprimi meglio ehehehehe

      1. ricordo il colloquio x un operaio: gli vado incontro sulle scale e gli dico di seguirmi nel mio ufficio.
        “oh mio dio io e lei da soli in ufficio chissà cosa potrebbe succedere….!”
        lo guardo schifata (masticava una gomma americana a bocca aperta, la mia libido nei suoi confronti era a livelli sottozero…) e la tentazione di dirgli che il colloquio era finito li….

  5. In questi giorni per motivi lavorativi vedo un mucchio di gente in cerca di lavoro e sono allibita. Una in particolare mi ha detto che vorrebbe fare questo lavoro per essere più comoda con i bambini e fare le stesse loro vacanze…. ho dato il meglio di me

    1. Come dicevo ad emily, lo spaccato del Paese che esce da molti coloqui è desolante. Aggiungo, nel caso che citi tu, i figli di questa persona (senz’altro madre amorevole e sposa esemplare) cresceranno con l’idea che il sia il lavoro a doversi piegare ai tuoi bisogni. E insomma, si sa, che non funziona proprio così.

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