It won’t be easy, you’ll think it strange, when I try to explain how I feel

Questo è un post che nasce da un commento della ‘povna, ‘povna che se non ci fosse, bisognerebbe inventarla, ma anche inventandocela, non verrebbe così bene.

Dice giustamente che l’Argentina è, ed è sempre stata, ignobile (intesa come squadra, ovviamente)

L’albiceleste è sempre stata formata da manipoli di eroi senza gloria. Di gente spessissimo al limite. Di gente che, nei salotti buoni (ma anche in quelli un po’ così), mica la fanno sedere, anche perchè, minimo minimo rutterebbero e toccherebbero il culo alle signore.

Maradona, Caniggia, Pumpido, Valdano, Burruchaga, Passarella, Diaz. Praticamente un casellario giudiziario.

Amare gente così, è tanta roba, roba che costa sforzo, mica paglia. Ignobili? Ignobili. Ivi compreso il c.t. più amato d’Argentina, quel Carlos Bilardo che li portò tra l’86 e il ’90 due volte a giocarsela sul tetto del mondo.

E più di tutti, costa sforzo reprimere il desiderio, prepotente, di ammollare due ceffoni al ghigno di Maradona. Quel ghigno che ormai si è trasformato in una smorfia contratta. Una faccia gonfia, di troppi farmaci, troppi stravizi, troppa vita. Troppo tutto.

Demasiado corazon, titolava tempo fa Pino Cacucci. Demasiado corazon. E pare il manifesto programmatico dell’America Latina, quella con le vene aperte, per dirla con Eduardo Galeano.

Amare l’albiceleste è un esercizio di stile, una professione di fede. E’ amarli al di là dei loro pochi pregi e dei loro scarsi meriti. Una fatica immane per chi, nella norma, fa dell’etica un codice di comportamento.

E’ vero che tifare un Paese, soprattutto se lo senti un po’ casa, si può e non è la stessa cosa che tifare la sua nazionale di calcio. Ma tifare per il paese Argentina, ecco,non può prescindere dall’albiceleste.

Perchè in quei vicoli di Rosario, Buenos Aires, San Juan, dove non tutto ma molto è povertà e stracci, e ignoranza, e sopravvivenza pura, la vita che pulsa, il mondo tutto, ruota intorno a una sfera che rotola. E ben venga l’albiceleste, se può dargli l’illusione, per una notte di essere sul tetto del mondo, loro che per lo più giacciono all’inferno (in terra).

E allora Que viva la Albiceleste! Que viva siempre!

E pazienza se Diego Armando è sempre più bolso, sboccato, volgare, inutile macchietta di se stesso che si trascina su un palcoscenico dalle assi logore.

Pazienza se Messi, in realtà è un buon giocatore, ma non un leader, né un trascinatore, uno che di Dieguito non avrà mai l’energia, e di Passarella la presenza fisica. In fin dei conti, un piccoletto che regge poco la tensione e ogni tanto s’apparta a bordo campo per vomitare.

Hanno vinto i tedeschi, meritando, perchè sono i migliori. Ma io guardavo gli albiceleste, e una schiera di descamisados, dietro di loro. E pensavo, i tedeschi hanno già tutto, alzeranno la coppa e li renderà felici una sera. Questi non hanno un cazzo, alzeranno la coppa, e ci camperanno di felicità un anno.

 

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13 pensieri su “It won’t be easy, you’ll think it strange, when I try to explain how I feel

  1. La ‘povna, che poi è anche lei generalmente parteggiatrice di serie B, normalmente, è imbarazzata dai troppi complimenti. Fa suo il commento di Pensierini, intanto. E poi precisa: pensare alla Germania dell’82, quella squadra di macellai a piede libero, per lei equivale a pensare qualcosa di ignobile quanto la squadra argentina. Però, onore al merito, una squadra calcisticamente insopportabile che ha saputo rinnovarsi e rinascere dalle ceneri, un po’ sempre con lo spirito da primi della classe, come sempre i Crucchi, del resto.
    Dall’altro lato, tieni conto poi che il mio cuore albionico batte irrazionale almeno quanto il tuo argentino, e, per me, quelle tre parole, 22 giugno 1986, gridano vendetta da allora e per sempre. Per sempre. 🙂

  2. Passare di qui e dalla ‘povna a leggere è sempre un gran bel leggere…
    Detto questo, l’ho già scritto anche di là, hanno vinto i migliori del mondiale, non i più meritevoli ieri sera, che ieri sera è stata una Germania decisamente dimessa.
    E. lasciatemelo dire, ha vinto la Germania perché questa volta non ha trovato l’Italia sulla sua strada.
    Amo gli argentini tanto quanto non sopporto i brasiliani, forse perché gli argentini sono molto italiani mentre i brasiliani sono iberici.
    Amo Messi perché quando gioca come sa non ha pari al mondo così come non ne aveva Maradona nonostante la sua antipatia.

    P.S. per la ‘povna: il 22 giugno 1986 non è passato alla storia solo per la mano de dios ma anche per il più bel gol che sia mai stato segnato su un campo di calcio.

    • Il tuo ps è, se possibile, uno dei motivi per il quale quelle tre parole mi sono ancora più odiose, proprio perché quando io ricordo uno dei più grandi scandali delle partite mondiali in Italia mi si risponde così. Quando è ben chiaro che, senza quel primo scempio, non è affatto detto che il secondo gol (bello, eh, ma secondo me ce ne sono stati e ce ne saranno di paragonabili e migliori) ci sarebbe stato…

    • D’accordo quasi su tutto, forse forse persino su Messi, anche se non mi convince troppo. Gli eroi della pedata non devono avere anime troppo sensibili. Ma i brasiliani, non sono iberici, sono brasiliani. Una categoria a parte. Ci ho vissuto bambina in Brasile. C’era e c’è ancora una nutritissima colonia italiana che sosteneva di parlare italiano (ma era veneto, invece). Però si son evoluti diventando qualcosa a parte. In genere, son fuori per fregare il prossimo. Non hanno la nobiltà antica (e un po’ decaduta) dei portoghesi. nè lo spirito picaresco del resto del Sud America. Sono loro, ti accolgono dicendo O Brasil é feito por nòs (e ci credono, ed è vero). Tu arrivi ed è subito casa. Forse perchè in realtà non sono un popolo è quella è casa di nessuno.

  3. bellissimo questo post, pacatamente ficcante, forse l’Argentina più che nel calcio (due mondiali vinti, uno grazie ai generali e l’altro grazie a una rapina di “mano” ma il calcio è anche questo) dovremmo identificarla nel tango… Tànghero & Tanghèro, passione, morte, i vicoli dell’esistenza, la cadenza di una marcia e le movenze ardite della miseria.

    L’Argentina ci appartiene, 25milioni di abitanti su 40milioni sono di sangue Italiano, lo stesso papa è Piemontese, non è una nostra ex colonia, è stata una nostra speranza, per molti una salvezza, un futuro… poi tutto è crollato, si è disintegrato, come Maradona, come l’emotività di Messi, troppo poco bastardo per fottere i crucchi, troppo poco affamato, troppo poco trasgressivo per rompere il giocattolo dei ricchi arroganti. Per vincere con la palla ci vogliono le palle, questa Argentina non le ha avute, eppure… si sono mangiati quattro goal perché non sentono più la puzza dei sobborghi di Buenos Aires né quella delle mandrie allo stato brado.

    TADS

    • Come dicevo sopra, Messi non mi convince. I calciatori sensibili non sono mai stati dei grandissimi. Il calcio non è un luogo per anime belle. Il calciatore è istinto, è potenza, è metterla dentro. indipendentemente. E sì, non hanno più fame, non sentono più la puzza dei sobborghi. Ma questo è un problema pure nostro. La fame di Totò Schillaci, Balotelli, manco per sbaglio. E, Tànghero & Tanghèro, è un’immagine sensazionale.

      • Però, diciamolo: questa Germania non è né un giocattolo né tanto meno ricca e/o arrogante. Calcisticamente, si intende. Ma, se vogliamo dirla tutta, nemmeno politicamente, in realtà.

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