Ahi, quantomar quantomar per l’Argentina

Ieri sera, il mio cuore è stato albiceleste, nonostante tutto.

Nonostante Maradona, con quell’aria da guappo che quando sei giovane, forse (molto forse), ti conferisce un certo fascino da maledetto, e che, quando invecchi, suscita solo compassione e fastidio, per ciò avrebbe potuto essere e mai sarà.

Nonostante Cristina Fernandez de Kirchner, una sorta di Evita del nuovo millennio, una populista discussa e discutibile, che insomma, siam sinceri, meglio Angela Merkel tutta la vita, col suo rigore crucco e quei tailleur tutti uguali, che si capisce benissimo che, per lei, lo shopping è solo una necessaria tortura.

Nonostante i troppi transfughi dal nazismo e dal fascismo cui è stato dato immotivato e ignominioso asilo.

Epperò. Epperò ti tornano alla mente i bastimenti, carichi di storie e lacrime. Ti tornano alla mente gli amici laggiù, quando, schiacciati dalla crisi, cercavano un modo per rimanere a galla.

Ti torna alla mente dagli Appennine alle Ande, e le fatiche di tanti.

E capisci che tu sei fatta così. Una terrona del mondo. Una terrona della vita. E che in fondo a Sud sarai sempre più a tuo agio che a Nord.

E capisci che tra certa Europa e certo SudAmerica, per te casa sarà sempre là, e non qua.

E tutto il resto è un pallone che rotola

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5 pensieri su “Ahi, quantomar quantomar per l’Argentina

    • La preferenza per l’alobiceleste è uno stato dell’anima. Oltre che, come dico nel post scaturitomi dalla ‘povna, una professione di fede. Sarà che sono una che da sempre si sente a casa in serie B.

  1. Io tifavo Germania, sul campo e per il pallone. Che la squadra argentina è, ed è sempre stata, ignobile. Persino ai tempi (anche e soprattutto ai tempi) di Maradona. Poi, fuori dal campo, il discorso è altra cosa, e allora posso tifare un paese. Ma il pallone che rotola, in questi ultimi anni, quando parla tedesco parla una lingua bella, onesta, buffa e meticciata.

  2. C’è sempre un pezzo di cielo più tuo. e quel pezzo di cielo, è ciò che finisci per chiamare casa. E non dubito delle pentole. Per come li ho conosciuti io, si porterebbero anche i mattoni. E’ la fatica della conquista. In ogni pentola c’è una goccia di sudore. e il sudore non si dimentica.

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