Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere

Al prossimo artigiano che si lamenta dell’obbligo del pagamento a mezzo POS, gli meno.

Direttamente.

Adesso lacrimano che l’attivazione del POS costa non meno di 140 euro. 140 Euro. Un caldaista scazzato, in pieno dicembre, mentre la tua caldaia rantola e tu cerchi di scaldarti il sedere tenendo aperto il forno elettrico in cucina, per 140 Euro neanche mette in moto il Ducato, figuriamoci recarsi a casa tua per la riparazione.

Gli telefoni, e hanno liste d’attesa che manco un cardiochirurgo a Houston, o una RMN a Milano.

L’unica ricevuta in vita loro che abbiano mai visto è quella del totip.

Altra categoria amante del POS è quella dei taxisti? Che già son lobby per i cazzi loro, e trovo inverecondo che ti guardino come se gli avessi appena defecato sul sedile solo perché chiedi di pagare col POS. Ci sono le commissioni. Eh pazienza. La stessa che ho avuto io nel non dare in escandescenze mentre mi portavi da Linate a Porta Vittoria passando per Porta Venezia, anziché tirar dritto verso XXII marzo e passare da Cinque giornate. ‘Signora è più veloce, ho esperienza’ Eh, come andare da Milano a Roma passando per Rimini.

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20 pensieri su “Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere

  1. Quando je meni, non essere sola, aspettami! E applausi sui tassisti.

    (Unica cosa, sia lode e gloria alle eccezioni: caldaia in blocco, 5 gennaio, mio idraulico, 80 euro con ricevuta).

    • Che non avevo letto. E grazie per il link. Che, confesso, io La Stampa la leggo di solito al mattino al bancone del bar. Ma ieri mattina era monopolizzata da un tizio che credo abbia fatto lì mattina, mannaggia a lui.

  2. Io scusate, faccio la voce fuori dal coro. Sarà che in proprio guadagno poco. E fatturo. Oggi ho avuto il mio primo paziente senza fattura, mi sento molto a disagio e ho queste considerazioni da fare.
    Il tipo di cure che presto lo stato non le garantisce o le garantisce male, ma male davvero e lo dico per esperienza personale, c’ero pure io tra gli specializzandi tenuti a costo zero che mandavano avanti servizi per cui la asl prendeva i ticket: non sapevo fare niente e non avevo supervisione oppure la supervisione me la pagavo privatamente. Un servizio nazionale che fa questo (quando lo fa) garantisce cure adeguate a chi ne ha bisogno? Mah.
    Per ragazzi giovani che studiano, avere o non avere la fattura costituisce la differenza tra curarsi e non curarsi “e perchè non abbassi la parcella e basta?” mi chiederete. Giusto. Io prendo già il minimo necessario, a conti fatti di 50 € di parcella me ne intasco 20, toh, 25 e lo faccio perchè c’è crisi e mi sta bene anche questo. Fatturare meno di quello che fatturo non è dignitoso, dopotutto la mia è sempre una formazione sanitaria, ho studiato dieci anni e ho speso un mucchio di soldi per farlo, roba che la gente dà l’anticipo per comprare la casa con quello che ho speso in formazione. Ora: prendere un POS significa dare alle banche un ulteriore 2-3% di commissioni sul lordo. E’ una tassa. E allora, da questi 50 € devo levare i 2 di marca da bollo che non faccio pagare al paziente (se fatturo 4 colloqui a fine mese, come accade generalmente), 1,50 o 2 di commissione per il pos E le tasse. Il mio netto va sotto i 20.
    Va da sè, che se il non avere il pos non mi fa incorrere in sanzioni, col cavolo che lo prendo e mi dispiace moltissimo per chi non si porta i soldi dietro: o me li porta la settimana dopo o li va a prelevare al bancomat di fronte allo studio. Oppure alzo la parcella. Però poi alla fine io ci rimetto relativamente: ci saranno sempre persone benestanti che hanno bisogno di uno psicologo e che potranno pagare parcelle più alte. Chi ci rimette sono i poveri cristi che o non si curano o si accontentano del placebo (quando non il danno) della asl.
    Alla gente alle volte andrebbe anche di rispettare le regole, come nel mio caso, ma poi ti scontri con il fatto che “la gente stanno male” e che in fin dei conti o scendi a qualche compromesso o la gente la devi abbandonare.

    • C’è molto di vero in ciò che dici. E’ vero anche che un sistema fiscale equo consentirebbe di occuparsi degnamente anche di chi non può, ma qui entriamo nell’utopia, che è una pietanza che di questi tempi è immangiabile. Da come scrivi, mi sembri una persona corretta, e certo saprai regolarti. D’altronde manco puoi fare solo ed esclusivamente beneficenza o pro-bono. Alla fine devi mangiare anche tu. Resta che gli artigiani evadono per lo più indiscriminatamente.

      • Non mi fraintendere, concordo pienamente con quello che scrivi tu e, in linea di principio, con quello che scrive Povna, tant’è vero che quando sono i pazienti a dirmi “dottoressa non stia a farla la fattura”, io la faccio rispondendo che è inutile lamentarsi che le cose vanno male ed essere tra coloro che contribuiscono alla situazione. Inoltre trovo molto pericolosa l’idea di base che lo stato sia un nemico e che i pazienti si sentano nella posizione di difendermi, sia da un punto di vista politico che proprio banalmente dal punto di vista della relazione terapeutica. Sono anche d’accordo sul fatto che sia brutto il modo in cui molti artigiani e molti professionisti pongono la questione, del prezzo “con o senza” e scelgo sempre il “con”.
        Allo stesso modo, trovo fuorvianti tutti i ragionamenti che hanno implicito un “noi” e un “loro”, dal momento che ci sono persone e situazioni.
        Se dovessi ragionare in termini di noi e loro, mi toccherebbe dire che i preti giudicano, gli insegnanti sono cattivi e non insegnano, i politici sono corrotti, comunisti e gli atei (come me) hanno ragione e via così, quando invece conosco preti meravigliosi, insegnanti meravigliosi, politici onesti che ammiro (e che purtroppo hanno grosse difficoltà a svolgere il proprio lavoro, ma tirano avanti) comunisti psicopatici e atei fastidiosi e saccenti. Indipendentemente dalla categoria sociale di appartenenza, ci sono persone e situazioni.
        Poi, tornando al post, che è carino e buffo e che condivido, è vero, l’evasione, spesso immotivata e indiscriminata, e posta alla maniera dell’idraulico (ma anche del dentista che non è artigiano ma pure lo fa) è irritante, arrogante e fondamentalmente disonesta.

    • Mi dispiace, resto della mia idea: io da chi non fattura non vado, punto. E se tutti facessero come me, e gli altri come chi mi fattura, ti assicuro che i prezzi gonfiati scenderebbero. Perché voi potete permettervi di non fatturare grazie a me e a quelli come me, che fatturano all’origine e a quindici anni se non timbravano il biglietto dell’autobus perché era troppo affollato per arrivare alla macchinetta a fine corsa lo strappavano a metà.
      Ah. E un consiglio. Io eviterei di dichiarare nero su bianco che non fatturi. Pur su un blog con (finto) anonimato. In rete siamo tutti assai tracciabili.

      • “Voi potete permettervi”. Hai esattamente colto l’essenza di ciò che volevo dire. Grazie per avermi ricordato dell’anonimato in rete e della lezione di moralità, ne avevo veramente bisogno, perché, mannaggia! sono proprio sbadata.

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