2010

Il 2009 è stato, senza dubbio alcuno, l’anno più felice di tutta la mia vita. Mi sia reso merito del fatto che me ne rendevo conto perfino mentre lo stavo vivendo. Tra me e la nana era stato amore a prima vista. E ricordo con leggerezza quei mesi con lei, a pensare solo a noi. Io, che la vita l’avevo sempre attraversata di corsa.

Il 2010, invece, è stato un anno sospeso. Un anno che avrebbe preluso a quel vero e proprio annus horribilis che fu il 2011. Ma che già recava chiari i segni della malattia di mio padre. Segni che tutti volemmo equivocare. Noi per amore. Lui per autodifesa. Alcuni medici per oggettiva malasorte. Altri per oggettiva incapacità. Ma tant’è, il sapere che non sarebbe cambiato nulla, rende il poi più semplice da gestire. Più che altro, più scevro di rimorsi e risentimenti.

il 27 gennaio, Apple presenta l’Ipad per la prima volta. E’ la rivoluzione della tecnologia. Puoi portari molta parte della tua vita in un palmo di mano. La tua storia, il tuo lavoro, il divertimento, la connettività. E’ l’ultima intuizione di Steve Jobs, che morirà un anno dopo, non senza aver lasciato segni indelebili nella vita di tutti noi. E la mela morsa sarà sempre un simbolo per la mia generazione.

il 12 febbraio, a Vancouver, Canada, si aprono i XXI Giochi invernali. Io ho ancora negli e nel cuore Torino 2006. E, tutto sommato, mi accorgo che gli eroi sportivi della mia giovinezza non sono stati sostituiti da personaggi che mi affascinino altrettanto. Un fatto d’età, probabilmente.

Il 10 aprile, a Smolensk, in Russia, precipita un aereo polacco. A bordo, il Presidente della Repubblica, Kaczynsky, la moglie, tutti i capi di stato maggiore, un certo numero di rappresentanti di primo piano di governo ed opposizione. Il volo è diretto a Katyn, per commemorare l’eccidio consumatosi nel 1943. Non sopravvive nessuno. Per molti presuntuosi politici occidentali, è la dimostrazione che una democrazia, seppur giovane, riesce a mantenersi salda e ad andare avanti senza scossoni nonostante i suoi vertici vengano decpaitati.

Il 17 maggio, in Portogallo, il Presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, dopo aver inizialmente annunciato che si sarebbe avvalso del diritto di veto, promulga la legge che consente i matrimoni tra persone dello stesso sesso, approvata dal Parlamento portoghese l’8 gennaio del 2010. Dimostrando così che il senso del ruolo e della democrazia, può anche prevalere sulle opinioni personali, per quanto radicate.

Da noi, continuano ad imperare le Binetti e i Giovanardi, e le ragioni che spingono all’espatrio divengono sempre più preponderanti rispetto a quelle che inducono a rimanere.

L’11 giugno, fischio d’inizio per i Mondiali di Calcio. Si gioca in Sudafrica, e per il continente africano è una prima volta. Siamo i campioni del mondo uscenti, e usciamo ingloriosamente al primo turno. Giocando malissimo, contro avversari largamente alla nostra portata (per dire, onestamente, più di questa volta). Non fa troppo caldo, non fa troppo freddo e nemmeno troppo tiepido. Siamo scarsi. In una maniera imbarazzante.

E’ un mondiale pallosissimo, che guardo con la nana in braccio e un po’ distrattamente. Tifo Spagna per amicizia e perchè, sia detto, giocano bene assai. Il resto, Olanda a parte, è noia. E poi, questa cosa di Sky, mi sta un po’ qui. Ero abituata ai vecchi palinsesti, imbottiti di partite. Invece sembra un po’ la Coppa del Nonno.

Tra i ricordi più nitidi del mondiale sudafricano, le malefiche vuvuzelas, delle malefiche specie di trombette, distribuite in ogni dove che, nella sciagurata mente dell’organizzazione dovevano servire a far colore, e invece producevano uno sfiancante rumore di fondo che appestava le telecronache, già tristerrime di per sé. Si apra qui, tra l’altro, una richiesta a Rai, Sky e quant’altro. Potreste sin d’ora cominciare il casting per un telecronista decente e un commentatore tecnico decoroso in previsione dei Mondiali 2018? La popolazione ne sarebbe grata e riconoscente.

In finale la spunta la Spagna, ai supplementari, contro l’Olanda. Segna Iniesta.

il 10 agosto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara conclusa la pandemia influenzale H1N1 (quella suina), che provocò il delirio nei mesi invernali (senza, per fortuna, produrre le decimazioni paventate).

Io aqvevo preso la faccenda con classe, eleganza e, quel che più conta equilibrio. pertanto, a gennaio, ad un certo punto, complice l’ormone post-partum, avevo sclerato di brutto, minacciando di barricarmi in casa insieme alla nana (senza che nessuno entrasse o uscisse, ovviamente) fino al termine della pandemia. L’Uomo (e il resto dei congiunti) mi guardavano con un’espressione del tipo, TSO prima o dopo cena. Per dire come stavo messa.

Ad agosto, porto la nana in vacanza per la prima volta. Fidandomi dei consigli dei più vado in montagna. Ora. Io detesto la montagna. L’Uomo, molto occupato mi sbologna in ridente località montana con bambina unenne, senza che io conosca nessuno, in un monolocale (affittato da me, per giustizia), dove se aprivi il letto, poi, ci camminavi sopra. Mi salvano dalla depressione: la brevità della vacanza (10 giorni, di cui 3 con Uomo annesso), il tempo, decoroso; il mio amore per la nana; il mio innato equilibrio e la presenza di connessione internet. Diversamente sarei scesa a piedi. La nana gradisce anche lei la location. Talmente tanto, che il giorno stesso del rientro alla base, mentre sto chiacchierando con l’uomo in cucina la vedo entrare camminando da sola.

Il 5 settembre, l’ETA annuncia il cessate il fuoco. E’ la fine di un’epoca e di un incubo. Oltre che, di un rischio concreto. Chiunque viaggiasse abitualmente in Spagna era avvezzo scegliere gli hotel lontani da caserme, palazzi comunali e stazioni ferroviarie. Perchè, sia chiaro, quando una bomba scoppia, non gliene frega niente che tu sia lì per caso.

Il 3 ottobre, la Germania finisce di pagare i debiti di guerra sanciti nei trattati di Versailles. Del 1919. Per ricordarci, ogni giorno, di quanto sia stupida e miope l’Europa. Simbolico il fatto che l’estinzione del debito coincida con il ventesimo anniversario della riunificazione tedesca.

Il 28 novembre, il sito Wikileaks rilascia circa 250.000 documenti tra il segreto e il segretissimo del Dipartimento di Stato USA. Scoppia un casino di notevoli proporzioni. Il co-fondatore e caporedattore, Julian Assange, diventa la bandiera della trasparenza.

Il 2010 finisce, portando con sè sempre più chiari i segni di quel che, già a partire da gennaio sarà il 2011. Un anno che ho rimosso e archiviato in qualche recesso della mente. Un anno che, avesse dovuto far parte della serie Mondiali, avrei saltato a pié pari.

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14 pensieri su “2010

  1. Il 2010 fa parte della serie degli anni onesti, con una decisa bellezza dell’estate. Vedo il mondiale divertendomi molto anche grazie all’uscita italiana. L’Olanda non la tollero per vecchi rancori, tifo quella bravissima Spagna e prendo atto che il tempo del calcio tedesco scarparo è finito. C’è una Germania meticcia e fantasiosa che, nonostante abbia battuto i miei amatissimi inglesi, (mi) porta via.

    • Mi intollera. Profondamente. Sono una donna di acqua. Di mari d’inverno. Di coste normanne. Di cale sarde. Come scrissi in un post di tanto tempo fa. Se proprio deve essere che sia a Lisboa, seduta su una panchina di Praça do Comercio, con un bicchiere di porto in una mano, una sigaretta nell’altra, mentre guarda il Rio Tejo, che, visto in quel punto, sembra già mare.

  2. Mah, non ricordo molto di quell’anno. Dev’essermi scivolato via senza infamia e senza lode. Salute discreta, viaggi su e giù da Cambridge, nessuna scossa. Bellissima la tua descrizione di te stessa a Lisbo(n)a.

    • Dimenticavo: una partita (non chiedermi quale) del Mondiale la vedemmo proprio in un pub di Cambridge, conservo ancora la bandierina di carta con la croce rossa e la scritta: Come on England!

    • Il giorno che potrò finalmente scegliere dove stare (e non stare dove devo) posterò da Lisboa (Lisboa e São Paulo, son vissuta un paio d’anni in Brasile, e la versione italiana non mi viene più) o da Barcellona. Nel secondo caso, immaginami con un bicchiere di Rioja e una sigaretta al Montjuic, mentre leggo un libro, in una giornata di sole, con Barcellona, lineare, pulita, operosa, ai miei piedi. E la sera a mangiare il pesce a Barceloneta.

  3. Anno di grazia anche x me il 2009, con immediato innamoramento della mia bambina adorata e tanto attesa. 7 mesi filati io e lei, irripetibili e bellissimi. Felicita’ allo stato puro. Nel 2010 (post rientro maternità) le cose, lavorativamente parlando, si complicano e precipitano nel 2011. Sul presente, sorvoliamo che e’ meglio.

    • Il presente è contingente, diceva una mia cara amica. E prima o poi, diventa passato. Si spera. So che non è facile. Ma occorre andare avanti, e cercare in loro le risorse. Io quando tutto andava, oggettivamente, malissimo, mi sono aggrappata alla nana. Non so se sia sano. Terapeutico (per me) senz’altro. Ti abbraccio di cuore (e se qualcuno ti dice, eh, dai, pensa a chi sta peggio, mollagli un calcio in uno stinco. Così impara a farsi i cazzi suoi).

  4. Le gravidanze sono una lotteria. Con un figlio liscissimo. Con l’altro cazzi a piovere. Per dire. Poi se non siamo felici, tutto sembra, incomparabilmente peggio. Per dire, io di questi tempi son stanca come mai. Come neppure nel 2011, che pure ben so essere stato senza dubbio, sinora, il più merdoso anno della mia esistenza. Purtuttavia sono esausta. Ho smesso anche di dirlo. Almeno risparmio (tempo, fiato, nervoso). E remo. Non intravedo approdi, ma remo.

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