1986

Ho 12 anni. E come canta Battiato, cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea, sulle cose, sulla gente. 28 anni dopo, sono ancora alla ricerca.

Ma in fondo, la vita è un viaggio, e la sola ragione del viaggio, cantava De André, è viaggiare.

Il 28 gennaio lo Space Shuttle Challenger esplode in fase di decollo, insieme a tutti e sette i membri dell’equipaggio.

Alle scuole medie comincio a capire la differenza, non così sottile tra matematica ed aritmetica, e non son piùcosì convinta di amare la matematica.

il 20 febbraio, un imprenditore milanese, sin lì sconosciuto ai più, acquista l’A.C. Milan. E’ Silvio Berlusconi. Ventotto anni dopo, gli unici a non conoscerlo sono quelli che depongono nei processi, probabilmente

Io guardo il mondo da un oblò, e mi annoio un po’, come diceva la canzone.

Il 18 marzo il tribunale di Milano condanna Michele Sindona all’ergastolo. E’ riconosciuto come il mandante dell’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana dello stesso Sindona.

Il 20 marzo, nel carcere di Voghera, Michele Sindona muore avvelenato con un  caffé al cianuro. E ciascuno ci trovi pure i nessi che ritiene.

Io non lo so ancora, ma ammirerò profondamente il figlio di Ambrosoli, Umberto, quando uscirà dalla sala della Regione Lombardia che sta tributando un postumo omaggio a Giulio Andreotti, morto ultranovantenne nel suo letto. E anche qui ciascuno vi legga il nesso che crede.

Il 26 aprile un incidente al reattore N. 4 della centrale nucleare di Cernobyl, in URSS, genera una nube radioattiva che contaminerà buona parte dell’Europa Occidentale. Le conseguenza sulla salute della popolazione locale si protraggono ancora oggi.

Io mi ricordo che ci dicevano di lavare bene l’insalata e non bere latte, e pronunciavano, pure per noi Italiani oscuri vaticini di morte. Nella mia città hanno chiuso da un anno e mezzo una fabbrica che scaricava miriadi di particelle di asbesto nell’aria. Non lo so ancora. Ma ne moriranno più per quell’asbesto che per la nube di Cernobil, almeno qui.

Il 31 maggio si apre in Messico la 13° edizione dei Campionati del mondo di calcio. In realtà l’organizzazione sarebbe spettata di diritto alla Colombia che ne aveva ottenuto l’assegnazione, ma una serie di problemi interni cui si aggiunse l’incapacità di rispettare i requisiti strutturali fecero traslare il tutto in Messico.

Una nota, è il primo mondiale che seguo in autonomia, nel senso che mi spiaggio davanti alla tv cercando un senso.

L’Italia condivide il girone con Argentina, Bulgaria e Corea del Sud.

Bearzot ha convocato quel che resta dei magnifici ragazzi dell’82, ormai spompati, e aggiunge qualche innesto non propriamente fenomenale. Ha dimenticato, il ct, la lezione appresa da Valcareggi che si portò in Germania i fantasmi di Messico ’70 e rimedia una figura altrettanto scadente.

L’Italia si classifica seconda nel girone e agli ottavi di finale pesca la Francia di Platini. E non solo. Loro schierano Tigana, Giresse e Platini. Noi, con tutta la buona volontà, Salvatore Bagni, Giuseppe Baresi e Antonio Galderisi. Scirea, Cabrini, Altobelli e Conti sono i fantasmi dei fasti che furono. Giovanni Galli in porta non è certo formidabile. Ma gli vengono addebitate anche colpe non sue.

Torniamo a casa, senza manco incazzarci troppo. Era evidente che non avevamo le risorse per andare oltre.

Vincerà l’Argentina contro la solita Germania Ovest che è, sempre e comunque una sicurezza. Ma se quell’Argentina non avesse vinto, sarebbe stato un sacrilegio.

La partita da consegnare alla storia, però è Inghilterra-Argentina. Il clima è avvelenato per via del conflitto nelle Falkland. Maradona segna un gol di mano (la mano di Dio, dirà lui) e firmerà il secondo gol segnando quello che è stato considerato il gol del secolo. Salta tutti come birilli, ed insacca alle spalle di Shilton. Il più grande di tutti, il più grande di sempre.

A luglio non succede niente, mentre ad agosto l’evento più ragguardevole è senz’altro il mio compleanno. Per dire.

Il 7 settembre, in Cile, attentato contro Augusto Pinochet. Muoiono i cinque uomini della sua scorta. Verrebbe da dire che son sempre i migliori che se ne vanno. Poi focalizzi che quella, comunque, è pur sempre la scorta di Pinochet.

Il 20 novembre in una sperduta fattoria dell’Hampshire, una mucca, di nome Cow 133, muore di encefalopatia bovina spongiforme. Capo a un mese ci sarà un’isteria generale nei confronti delle carni bovine e ci verrà vaticinato un futuro a base di encefali spugnosi (i nostri). Il numero di teste di cazzo, in effetti incrementa ogni giorno sempre più. Ma temo che dare la colpa al bovino sia un po’ riduttivo.

Il 18 dicembre si conclude a Bologna il processo d’appello per la strage dell’Italicus. 12 anni dopo, i colpevoli vengono individuati in due neofascisti, Mario Tuti e Luciano Franci, assolti in primo grado per insufficienza di prove. La Cassazione ribalterà poi ancora tutto. E nhoi siamo ancora qua. Tra quelli che stan sospesi.

Io cammino verso i miei tredici anni ed il futuro.

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14 thoughts on “1986

  1. “Il più grande di tutti, il più grande di sempre”: Shilton, effettivamente, sì. E quella partita è stata potentemente viziata da quel goal di mano. Talmente tanto che pensai allora, e penso ancora, che parlare per quel secondo goal del pibe de fuffa di goal del secolo, nonostante fosse bello, fosse, e resti, un’eresia.
    L’Argentina vince forse meritatamente un bruttissimo mondiale, ma forse anche no.

  2. del 1986, del ritorno della nazionale italiana, ricordo le immagini di uno striscione (di cui raccontati qui http://ammennicolidipensiero.wordpress.com/2013/04/20/in-piena-facolta/), lucidametne impresso nella memoria.

    umberto ambrosoli, quel giorno, l’ho ammirato, ma davvero tanto, anch’io. (e già che ci sono ti allungo un altro consiglio di lettura/spettacolo teatrale http://www.giuliocavalli.net/penna/andreotti-mafia-linnocenza-giulio-libro/)

  3. mi stai facendo appassionare ai mondiali. o almeno alla tua cronaca degli anni… 🙂
    ricordo solo quello del 2006: vidi l’ultima partita con un gruppo di amici non miei, e quando inquadrarono il portiere francese, io che amo i calvi/rasati da tutta una vita, ebbi un moto di approvazione che rischiò di costarmi il posto a tavola 😀

    1. A me lo sport piace tutto. Il tennis in primis. Quando studiavo e facevano ancora le partite degli US Open in chiaro, le guardavo nella notte. Sono stati i meravigliosi anni delle Graf, delle Navratilova, degli Agassi e dei Sampras. Anche qualche McEnroe, ma era antecedente… La mia apoteosi son le Olimpiadi. Credo di aver mio padre basito una sola volta: guardavo un incontro di badminton tra due cinesi. E lui: ‘va bene tutto, ma anche il volano???’

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