Tribuna elettorale

I più giovani non la ricorderanno. Era una trasmissione tristerrima, come la RAI di quegli anni (e pure di questi). Dei travet un po’ grigi, andavano in tivù a spiegare ai nostri genitori (che noi eravam fanciulli) perchè votarli.

Oggi come allora non c’era nessuna buona ragione (per votarli, intendo). Ma tant’è. I segretari di partito si sedevano su una seggiolina e spiegavano a qualche milione di italiani impossibilitati a cambiar canale (per penuria di alternative e perchè il telecomando, molti, non ce lo avevano, e preferivano attendere che la purga passasse com’era venuta piuttosto che alzarsi) il perchè e il per come loro eran meglio di quegli altri.

Era un’Italia diversa. Più speranzosa, forse. Più semplice, senz’altro. Più informata, probabilmente. Gente che si faceva un culo così, con uno scopo. Il mutuo, la scuola dei figli, le rate dell’Alfa Sud. Cose mica disprezzabili, invero. Noi ce lo facciamo per molto meno, per dire.

Non c’erano i curatori di immagine, non c’erano i sondaggisti. Non dicevano le cose giuste al momento giusto. Anzi, per lo più non dicevano un cazzo. Si riempivano la bocca di concetti altisonanti (libertà, democrazia, anticomunismo, antifascismo, sfruttamento della classe operaia) già consci che il giorno dopo la tornata elettorale non sarebbe cambiato un cazzo, e pronti come sempre a metterlo in quel posto alla nazione. Al governo l’eterna DC, all’opposizione l’eterno PCI.

Allora li guardavi e sembravano quei bancari un po’ tristi con le mezze maniche, l’aria da sfigati e la faccia di quelli che avevano trombato una volta, ma per sbaglio, e non ci avevano provato più. Visti con gli occhi di oggi, probabilmente avevano anche loro (alcuni di loro per lo meno) delle amanti, da contrapporre alle sante donne che s’erano sposati, o dei fidanzati ad occultare vite gaie che allora t’avrebbero stroncato la carriera politica (e pure oggi, in certi partiti).

Le (poche) donne, avevano il piglio di un Landini testa calda e il fascino di una credenza, e si vestivano con un gusto da babuschka sovietica (indipendentemente dalla militanza politica).

Son giorni questi, che cercan di convincerci che si stava meglio quando si stava peggio, e si propaganda un certo rimpianto del bel tempo che fu. Non era un bel tempo, e, a dispetto delle apparenze, non erano belle persone. I guai di oggi, affondano le radici in quel ieri che tanto vorrebbero farci apparire come un Bengodi.

Nei prossimi giorni la tenutaria padrona di casa tenterà di fare qualche piccolo post su quegli anni, su quelle facce lì, sui padri della patria, che troppe volte si rivelarono patrigni.

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5 pensieri su “Tribuna elettorale

  1. ehhperò no, dai, così è scorretto. non mi puoi titolare un post “tribuna elettorale” e come incipit scrivere la frase “i più giovani non la ricorderanno”. io, che la ricordo e sono ancora tra i più giovani 😛 mi aspettavo come minimo un commosso ricordo della sigla, indimenticabile oxygene di jean michel jarre. 😀

  2. Tribuna elettorale è stata una grande, grandissima scuola di retorica, nel senso etimologico del termine, per l’Italia intera. Chi la faceva doveva imparare che cosa significasse parlare per convincere, e spiegare, attraverso paratassi e ipotassi. Chi la ascoltava, per osmosi, pure.
    A livello di significante, si stava meglio eccome! Sul significato concordo, ma il metodo vuole, sempre, la sua ragione.

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