E non c’è niente da capire

Io non riesco a farmene una ragione. Mi sembra di vivere in una soap di quart’ordine sceneggiata da un coglione calato di acidi.

L’idea del certificato anti-pedofilia per chi sta a contatto con i ragazzini, non mi sembra solo una buona idea, mi sembra un’idea di buon senso, che è diverso.

Non meniamocela continuamente con la faccenda della privacy. Ci sono situazioni in cui, della privacy, ce ne si può serenamente catafottere. E questa è una.

Però che dal certificato antipedofilia siano esentati gli oratori (e le associazioni di volontariato), mi sembra come mettere Totò Riina a presiedere l’antimafia.

 

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19 thoughts on “E non c’è niente da capire

  1. Per ora stiamo cercando di organizzarci perchè non basta dare la notizia in tv e sui giornali. Bisogna chiarire con chi deve agire come procedere. E questo non è successo. Come sempre abbiamo attivato il fai da te e il Signore ce l amandi buona

  2. Quelli che invocano privacy e poi sviscerano la vita su FB.
    Ho ancora in mente cosa mi raccontò una mamma alla prima confessione di sua figlia e sulle strane domande di un prete.

    1. Per quel che mi tange il mio casellario giudiziario lo potrebbe pure appendere per strada. Non ho nulla di cui vergognarmi. E comunque tra la privacy di un adulto, chiunque esso sia, e la sicurezza di un minore (specie se molto minore) non ho dubbi nel prediligere la seconda. E comunque la presenza di ampie sacche di pedofili tra le file del clero, oltre ad essere un dato di fatto discende dalla logica. Se ho delle cose da nascondere mi inserisco in mabienti dove occultare sia già una sorta di abilità sociale.

  3. Francamente, è una norma che va ad ampliare soprattutto le possibilità dei datori di lavoro privati, visto che qualsiasi dipendente pubblico, anche super-temporaneo, è tenuto ad autocertificare il casellario giudiziario pulito. Questo, de iure. De facto, oltre quello che dici tu, c’è un po’ il problema del tam tam socio-culturale omofobo che così si alimenta, in questa catto di nazione.

      1. Non conosco così bene la macchina burocratica per entrare nel merito. E’ pur vero che negli anni di autocertificazioni farlocche (con istituzioni più o meno conniventi) se n’è vista più di qualche. Peraltro, non è questione di omofobia, che non mi risulta essere materia da casellari giudiziari. Senza contare che la pedofilia non ha una connessione diretta con l’omosessualità. La pedofilia può essere tanto etero quanto omo. Secondo me una forma di controllo stringente per chi lavora con i minori non è né offensiva né punitiva, ma solo una forma di protezione verso chi è, psicologicamente, in una situazione di debolezza e, sotto certi aspetti, sudditanza. Trovo però assurdo che da questi obblighi di certificazione siano a priori esclusi oratori e associazioni di volontariato, i primi in ragione dei numerosi fatti di cronaca di cui si son innegabilmente resi protagonisti, i secondi, a maggior ragione, essendo spesso in contatto con situazioni di emarginazione e degrado sulle quali è orribilmente semplice costruire l’abuso.

  4. Le autocertificazioni farlocche esistono, ma, come tu ben ricordi, sono corresponsabilità di ammonistrazioni quanto meno inadempienti. Per i dipendenti pubblici, in ogni caso, l’autocertificazione continua a valere e dunque questa nuova norma non può cambiare lo status de jure. Serve alle amministrazioni private per poter bypassare le norme sulla privacy che proteggono il casellario. Il resto è spot. Ed è chiaro che in un paese civile non dovrebbe essere questione di omosessualità, ma in in paese omofobo, nel quale un illustre ex fascista che noi abbiamo corteggiato a lungo come semi-alleato contro Berlusconi si è permesso di dire che non avrebbe mai affidato i suoi figli a un maestro gay, propagandare l’uso di una norma del genere per la PA (che, ripeto, c’entra poco) come utile secondo me è pericoloso. Il casellario deve essere pulito e specchiato da TUTTO per esser servitori dello Stato, e questa cosa deve essere certificata due volte, al momento di iscrizione a un concorso e prima dell’assunzione. E questo c’è già. Punto. Il resto mi sembra inutile (e propagandistica) sovrastruttura).

  5. nn so. a volte pesno che mettiamo una carta e crediamo di aver risolto il problema, l’italia è il paese dove i ciechi guidano la macchina, io di questo certificato mi fido poco. e anche degli oratori cmq….

  6. Per quanto riguarda il personale di ruolo, vero e’ che il certificato penale va esibito all’atto dell’assunzione. Ma una persona assunta 38 anni or sono, non può essere nel frattempo diventato pedofilo?….e questo fatto che il certificato non deve essere presentato da chi presta opera volontaria, non mi convince per nulla!….pedofilo a pagamento no, ma gratis si?!

    1. Sì Elena, è più o meno quel che intendo. Possiamo discutere l’utilità del certificato, e la ‘povna, sopra, ben lo spiega. Però quel che non ammetto è il discrimine tra pubblico e privato. tra volontario e professionale. Ignoro se i certificati vadano invece rinnovati con una certa ciclicità. Certe idoneità, nel privato, vanno ripetute (per dire)

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