Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai

Ultimo volo. Terminal 2C, il più sfigato a El Prat de Llobregat. Terminal mezzo vuoto, che, alle dieci di sera, si spediscono solo gli ultimi sopravvissuti. Volo EasyJet. A fianco, un aereo della UPS. A ricordarci sempiternamente che, in fondo, siamo tutti pacchi da spedire.

Ultimo volo. Dopo un giorno lungo, fatto di molte parole, troppi passi, telefonate risposte mentre bevi un caffè, mail urgenti spedite in piedi, in mezzo al corridoio di una fiera. A sentirsi un po’ pirla a volte.

Ultimo volo. Dopo un panino da Burger King, l’unico posto che smerciasse roba edibile (beh, edibile, roba, diciamo) e scoprire che manco più la cassa ha il cassiere. I soldi li introduci in una gettoniera e loro ti consegnano il vassoio. E han voglia di scrivere che è una normativa di sicurezza. No, è un sistema antifurto, pensato per i dipendenti, che sennò, chi cazzo volete derubi un BK dopo il controllo bagagli? E guardi il ragazzino con la visiera. E pensi che umiliazione è anche questo. Fare il servo di una macchina. Fottuto BK, non mi avrai la prossima volta.

Ultimo volo. Di quelli talmente sfigherrimi che tutto scorre via veloce, perchè finanche l’intoppo ci schifa. Nessun ritardatario (dove cazzo vuoi andare al 2C alle 10 di sera, in effetti), nessun contrattempo. La pista è sgombra. La hostess, ferma e cortese illustra i dispositivi di sicurezza. I passeggeri dormono sui sedili. O leggono. O ascoltano musica. Che la solfa l’han già sentita mille mila volte, se no non sarebbero lì, alle 10 di sera. E poi, lo sanno tutti in fondo, che se qualcosa dovesse andar male, resta solo raccomandare l’anima a Dio. Per chi ci crede.

Ultimo volo, che atterra in orario.

Ultimo volo, in una Malpensa, quella vecchia, che alle luci dei neon sembra quello che è un hangar per anime in atterraggio.

Ultimo volo. E la consegna bagagli è la più solerte della giornata. Ancora un atterraggio, e poi si chiude bottega. Fino a domani. E liberi tutti. Rompete le righe.

Ultimo volo, trascinando trolley, borse porta computer e varie ed eventuali, davanti alla farmacia per la navetta che porta al parcheggio.

Ultimo volo. Fumando una sigaretta con l’autista della navetta, mentre si aspettano i dannati di Edimburgo che per oggi chiuderanno la giornata. E l’autista se aspetta si risparmia un giro prima di andare a casa. E noi, che normalmente ci incazzeremmo per il ritardo ci fumiamo una sigaretta nel silenzio della notte, mai così solidali con l’autista della navetta

Ultimo volo. E consegna delle chiavi al parcheggio. E in macchina, nella notte. E casa sembra così lontana, ma anche così vicina.

Ultimo volo, Finalmente a casa. 20 ore dopo il risveglio. Sfilando le lentine a contatto. Infilandosi nella doccia. Preziosa e veloce. E poi nel letto.

Ultimo volo. E fra tre ore, la giostra ricomincia.

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11 pensieri su “Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai

    • Guarda che sta cosa delle notifiche accade anche a me… Sono giunta alola conclusione che io e il mio sconclusionato pollice ci iscriviamo e disiscriviamo dai blog con risultati alterni. se no non si spiega.
      E sì, son pur uio nel magico intorno di malpensa. Quando arrivo dalle parti di Vercelli Est inizio a pigolare ET Telefono Casa… 🙂

  1. vicina anche a me..molto…. molto…. molto…
    Deve essere affascinante quello che fai… pur in quella che per te è routine e lo descrivi in modo affascinante… come Certe notti del Liga… modello viaggiatore

    • Malpensa caput mundi 😉 Quanto al resto, affascinante, sinceramente, non so. Mi piace, che è diverso. Non saprei, nè vorrei (anche se a volte anelo) fare altro. Alcuni, tra colore che fanno questo lavoro, dicono: ‘ah, viaggiare, una fatica, un sacrificio’. Mentono. Nessuno di noi potrebbe vivere senza viaggiare. Ho girato con carte di identità scadute. Lo scorso anno pure la patente (che m’ero scordata, mannaggiammé). Ma il passaporto, ecco quello mai. Quello sempre in ordine. E quando so di dover partire provo un senso di sconfinata libertà. Poi, chiaro, per la bimba qualche senso di colpa c’è, inutile negarlo.

  2. Faccio un outing di cui già so che mi pentirò,quando il condottiero ha deciso di curarsi a Bologna ogni “trasferta” veniva trasformata in un viaggetto tra noi con cenette,shopping aperitivi; terapie permettendo.. sapessi quanto mi manca…

    • Saperlo, non posso, non potrei. Immaginarlo, può darsi, fino a dove posso arrivare, perchè c’è un oltre che si conosce solo varcato un certo confine, il resto è presunzione. Posso però dire che solo le persone speciali cercano (e infine trovano) del positivo anche mentre il loro mondo sta andando a pezzi. E questo è ciò che rende orgogliosi di conoscerli, anche solo virtualmente.

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