Economics for dummies/2

La parte migliore dei blog, sono i commenti. Poche cose stimolano come quelli alla riflessione.

Economics for dummies è nato come una serie di appunti in libertà (in un certo senso, righe per me, a futuro memento), stimolati dalla stanchezza di leggere e ascoltare sciocchezze assortite sui mezzi di informazione.

Economics for dummies, anche etimologicamente, nasce dall’esigenza (mia) di riportare l’economia a ciò che è, o dovrebbe essere, una cosa sostanzialmente semplice.

Chi ha frequentato (o conosce qualcuno che ha frequentato) una facoltà di economia e commercio (vecchio ordinamento, ovviamente, che io son vintage), potrà confermare che difficilmente uno studente di economia ama l’interezza del suo corso di studi. E’ comprensibile, chi ama il marketing, o la finanza, per il solito detesta la contabilità. Chi ama, come me l’organizzazione aziendale, prova una profonda noia verso l’intermediazione finanziaria, e così via. La materia è talmente ampia, che per amarla nella sua totalità devi essere un deviato mentale.

Questo per dire che, mentre mi rompevo i maroni (per usare un eufemismo) sull’esame di microeconomia, e risolvevo derivate ed integrali (!) per determinare il vincolo di bilancio e rappresentarlo su una cartesiana, m’arrovellavo sul fatto che mia nonna, appena alfabetizzata, per tutta la vita mise in campo le stesse teorie, con meno pompa e senza allungarla troppo. Banalizzando: nella vita l’optimum è rappresentato dallo spendere meno di ciò che hai, o al massimo ciò che hai.

Poi, si sa, son io che non colgo, ma purtuttavia…

Ecco, purtuttavia, a forza di elevare il concetto (di economia, di politica) lo si è astrattizzato fino a farlo diventare irraggiungibile. da cui l’assioma non ci capisco un cazzo (concetto variamente, ma, ‘povna a parte, con costanza, declinato nei commenti).

E invece no. Una grandissima ceppa di minchia. Non dico che la popolazione debba discettare di curve IS e LM e determinare le scelte macroeconomiche di un Paese. Ma il diritto ad una informazione essenziale e chiara dovrebbe essere il cardine di una società democratica. In assenza di ciò poi diventa ovvio che tocca ciucciarsi i Renzi e i Mr. B., i grillini e la Lega.

Se state male e andate dal medico, quest’ultimo con il vocabolario adatto vi informa delle vostre condizioni. E un’ampia pate di noi è in grado di comprendere i concetti. Certo non magari i dettagli, ma i concetti, sì.

L’economia è una cosa semplice. E pur avendo basi scientifiche, non è una scienza esatta. Perchè l’economia va rimodellata sulla sociologia, sulle differenze anche rilevanti tra sistema economico e sistema economico, tra azienda e azienda.

Esistono modelli gestionali che hanno fatto la fortuna di alcune grandi imprese e ne hanno affossate centinaia di altre. La differenza la fanno le persone.

Quando pensate che sia troppo compleso, occorre banalizzare. La domanda da farsi è: ‘questo, è bene per me?’ La seconda domanda da farsi è: ‘questo è bene per chi sta in cima alla priamide sociale?’ Ed infine ‘questo è bene per chi sta alla base della piramide sociale?’

Un’impostazione economica ragionevole, è quella che media tra noi, il ricco fottutamente ricco, ed il povero fottutamente povero. Non è un sistema giusto in senso stretto (la giustizia, in economia, non conviene), ma è un sistema che funziona, perchè garantisce la pace sociale su cui prosperano le economie.

Fatte queste tre domande, avrete capito molto, quasi tutto. Anzi già lo capite.

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12 pensieri su “Economics for dummies/2

  1. Se parliamo di studi, e parliamo di me, la base c’è… (a me piaceva il marketing e la finanza e mi ritrovo profondamente immersa nella contabilità); purtroppo mi sembra comunque di non capire ancora molto di politica economica.. Ho ovviamente dei pareri miei che sono quelli dell’italiano allo stadio… sa tutto meglio dell’allenatore senza sapere niente. E pur se il mio minuscolo pezzetto di amministrazione che seguo funziona e si regge, non credo saprei gestire una amministrazione così complessa …

  2. «Entrate annuali venti sterline, uscite annuali diciannove sterline, diciannove scellini e sei pence; risultato: felicità. Entrate annuali venti sterline, uscite annuali venti sterline e sei pence; risultato: infelicità»

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