Che per amare Farassino, mica bisogna per forza essere leghisti. Che poi secondo me, il Gipo, non era mica tutto sto che leghista. Era un leghista alla Formentini, mica alla Borghezio, e infatti si defilò presto, prestissimo.

Per me, Farassino, sarà per sempre Porta Pila, la versione sua della Boheme di Aznavour, e poi tante altre, maschere tragiche e ridicole di un Piemonte sempre sospeso tra un mondo antico fatto di bestie, campi e fatica, e un mondo moderno fatto di fabbriche e poveri cristi.

Per me Farassino sarà sempre, soprattutto, L’6 ‘d via Coni, che la ascoltavo col mio papà, e adesso non ci sono più tutti e due.

UPDATE

Giovol, sotto, mi fa realizzare che conoscere il torinese non è cosa da obbligo scolastico, e che capirci qualcosa richiede più ascolti e un po’ di google.

Pertanto di seguito, testo e traduzione (mia, mica dei leghisti, ca m’an fid nen)

Ël 6 ëd via Coni a l’é na ca veja                      Il 6 di via Cuneo è una casa vecchia
che gnanca na vòlta a l’era nen bela.            che neanche una volta era bella
Davanti al porton, doe bale ‘d ciman            Davanti al portone, due palle di cemento
a paravo ij canton dël crep dij carton           riparavano gli angoli dai colpi dei carretti
ch’a intravo e cariavo jë scart ëd metal        che entravano e caricavano gli scarti del ferro
da cola oficin-a, là an fond a la cort,             di quell’officina, là, in fondo al cortile
na cort con le sterne piantà an sël batù.       un cortile di sassi piantati sul battuto

D’an mes a sta cort, se ti t’ausse j’euj           In mezzo a sto cortile, se alzi gli occhi
it vëdde ij pogieuj, carià dë stendùa con tanti tacon. vedi i balconi carichi di roba stesa      piena di rammendi
Su ògni pogieul j’é un pàira d’alògg             Su ogni balcone, un paio di alloggi
e un cess an comun; j’é nen na masnà,        e un cesso in comune, non c’è un bambino
j’é mach tant rabel e odor ëd frità.                c’è colo un gran baccano e odore di frittata
A l’é pròpe lì, al fond dël prim pian, che son naje mi. E’ proprio lì, in fondo al primo piano, che son nato io

Mi i guardo ij pogieuj con cole ringhere carià dë stendùa, Guardo i balconi, con quelle ringhiere piene di biancheria
là al fond ëd la cort a-i é ‘l finimond ch’a fà l’oficina  là in fondo al cortile c’è il finimondo che fa l’officina
e ‘l cel lassù an aria a smija un tendon           e il cielo, lassù in aria, sembra un tendone
d’un gris così spòrch ch’a crija: “Laveme”.   di un grigio così sporco che grida: “Lavatemi”
Am buta vërgògna. Vërgògna… ma ‘d còsa?  Mi prende vergogna. Vergogna… ma di cosa?

D’esse na sì, an mes a sta cort,                          Di essere nato qui, in mezzo a sto cortile
an cole doe stànsie col cess an comun,            in quelle due stanze col cesso in comune
i l’hai quasi paura ch’a-i sia quaidun               e ho quasi paura che ci sia qualcuno
che ancora as ricòrda che mi i son nà sì,        che ancora si ricorda che son nato qui
paura ch’a-i passa quaidun ch’am conòssa,   paura che passi qualcuno che mi conosce
dovèj ciamé scusa, dovèj-je conté                    dovergli chieder scusa, dovergli raccontare
ël percome, ël përchè, che ij mé j’ero pòver.   il percome, il perchè, che i miei eran poveri
Am monta ‘l magon e am ven da pioré.           Mi sale il magone, mi viene da piangere

Ma peuj àusso j’euj lassù al prim pian,            Ma poi alzo gli occhi lassù al primo piano
e i vëddo mia mama… a rij e am fà ciao,         e rivedo la mia mamma…che ride e mi fa ciao
così, con la man: antlora am ven veuja            così, con la mano: allora mi vien voglia
ëd core ‘nt la strà, fërmé ‘l prim ch’a passa,    di correre in strada, fermare il primo che passa
crijéje: “Monsù! Ma a lo sa chiel che sì,           gridargli “Signore, Ma lo sa lei
al 6 ëd via Coni, i son naje mi?”                         che al 6 di via Cuneo son nato io?”

 

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Porté lassù nt’el ciel ij seugn d’un bogianen

5 pensieri su “Porté lassù nt’el ciel ij seugn d’un bogianen

  1. Bellissima…l’ho dovuta ascoltare due volte leggendo le parole (sul sito di un leghista) per capire che dice ma che bella! Mi è venuta la pelle d’oca un duro colpo alla mia corazza… però ne è valsa la pena grazie!

  2. Grazie a te, cara. Farassino era un grande cantautore (apprezzato pure da Brel, per dire), e una persona perbene. Credette per un momento che la sua piemontesità potesse essere espressa dal leghismo, per cui ebbe la fascinazione propria delle anime semplici (che son la più parte della base di quel movimento). Spiace che se ne siano appropriati. In Italiano, se ti capita, sul tubo, ascoltati Matilde Pellissero (detta Tilde) e Remo la barca.

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