Dei delitti e delle pene

Si fa un gran parlare, in questi, giorni di indulti ed amnistie che andrebbero a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri.

Problema che esiste con contorni di tragedia ed inciviltà.

Ma che indulto ed amnistia possano essere una soluzione mi pare, francamente, una sciocchezza.

Le carceri sono stracolme a fronte di reati che vengono commessi. E questo è un fatto. Le misure alternative al carcere sono, spesso, fallimentari, e comunque richiedono un esercizio della funzione di controllo ad oggi incompatibile con la nostra capacità di spesa pubblica. E pure questo è un fatto.

D’altronde non è neppure possibile pensare di indultare a cadenza quinquennale per risolvere il problema del sovraffollamento. Siamo seri, il rischio, elevatissimo, di liberare in mezzo a molti povericristi anche un certo numero di delinquenti veri e pericolosi, c’è.

Senza contare che l’esercito dei povericristi, una volta liberato, tornerà a delinquere, nella maggior parte dei casi, a stretto giro di posta, tornando ad affollare le patrie galere. Ritornando punto e a capo. Microcrimini, eh. Mica Al Capone. Ma la sostanza, in termini prettamente numerici, non cambia.

Soluzioni? A mio avviso una. Semplice. Molta parte dei detenuti nelle carceri sono stranieri. La pena potrebbero scontarsela tranquillamente a casa loro. A nostre spese, sia chiaro. Il detenuto avrà senz’altro un costo pro-capite giornaliero. Perfetto, detto costo verrà corrisposto al Paese d’origine. Restano esclusi ovviamente quei Paesi dove siano in atto situazioni tali da rendere pericoloso per la sopravvivenza stessa il rimpatrio (sottinteso che non li si rimanda nè in Siria né in Afghanistan, o in altri similari Paesi), ma la maggior parte dei Paesi di provenienza son luoghi assolutamente normali. Pensiamo al”Est europeo, nella sua interezza, oppure alle Filippine, o all’India o a molta parte dell’America del Sud o  Canada e USA.

Sia chiaro che qui il problema non è l’immigrazione. Che non c’entra assolutamente un cazzo, ma il delinquere, in sé. Per me il reato di immigrazione clandestina non dovrebbe esistere, al pari del permesso di soggiorno. Vieni e cerca pure di farti la tua vita. E’ legittimo. Se stavi bene a casa tua, certo non venivi qua. E aspirare a qualcosa di meglio è un diritto di tutto. Ma come ovunque, c’è il bene e il male. Ma se delinqui, devi sapere che ci sono dei rischi connessi. E se io non ho spazio per farti espiare la tua pena, la espii a casa tua. E non crediate che voglia essere una opzione ‘punitiva’. Se la gente facesse un giro all’Ucciardone, a San Vittore o a Regina Coeli, scoprirebbe che tutte ste differenze con un carcere di Bangkok non sussistono.

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6 pensieri su “Dei delitti e delle pene

    • Guarda che non credo sia un concetto irrealizzabile. Nemmeno dal punto di vista normativo. Credo occorra la volontà di farlo, che è diverso. E credo, soprattutto, che quello delle carceri debba essere un buon business.

  1. allora qui ogni Festa, “il grande capo” fà uscire un tot di gente dalle carceri eprchè strapiene, e losai cosa si rimettono a fare? esattamente quello che facevano prima uguale uguale, anche quelli degli attentati, anche se sono sotto sorveglianza quelli li avrei lasciati dentro…
    concordo sul fatto di fare scontare la loro pena nel loro paese, qualsiasi nazionalità siano…

    • Ecco. Appunto. Con una differenza sostanziale. Il grande capo, se non erro, da quelle parti, sta lì per diritto divino, pertanto pace all’anima. Ma questi li votiamo per partorire queste idee, ed è una tristezza

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