Le parole che non vi ho detto

Post serio. Serissimo. E’ di ier sera la notizia che il gruppo Riva ha sospeso l’attività a seguito dei ‘sequestri attuati dai magistrati’. 1402 esuberi. Che, messa così, sembra che i magistrati non avendo nulla di meglio da fare abbiano deciso per il sequestro dei beni di onesti cittadini e saggi imprenditori che si occupano del bene dell’umanita.

No. Il denaro sequestrato serve a bonificare l’area di Taranto su cui la famiglia Riva ha serenamente sparso veleni per decenni.

E che sta causando un’ondata di patologie tumorali sulla popolazione esposta che Chernobyl era Disneyland a confronto.

A ciò si aggiunga che il buon Fabio Riva, l’erede designato (non immaginatevi un teenager, parliamo di un signore sui sessanta) chiacchierando col suo avvocato ha pensato bene di asserire, con la sensibilità rara dell’imprenditore illuminato che lo permea “Due casi di tumore in più all’anno… una minchiata”. Una frase che si commenta da sé, e di cui varrebbe la pena di riparlare col Sig. riva il giorno in cui, eventualmente, tal ‘minchiata’ dovesse toccare a lui, così, giusto per ristabilire le proporzioni.

Si attendono, per i prossimi giorni, i soliti, ridicoli pavidi che diranno, ‘eh, ma non bisogna esagerare, il lavoro va tutelato’. Sì, il lavoro va tutelato, la salute, però di più.

Ho vissuto, e vivo, in una città che all’inquinamento ambientale ha pagato, paga e pagherà un tributo elevatissimo. Ora, non c’è come provare.

Perchè qui non è questione di essere ipersensibili, ipocondriaci o psicologicamente fragili.

No, qui la questione è che al quarto colpo di tosse fuori ordinanza anziche prendere un mucolitico, ti ribalti dal medico con gli occhi fuori dalle orbite chiedendoti e chiedendogli se per caso non sia un mesotelioma. E fai l’ennesima radiografia della tua carriera.

Che quando senti un dolore alle costole o alla scapola, non pensi ‘cazzo uno strappo’, ma ‘cazzo, avrò mica qualcosa?’ Ed altro tour dal medico.

Che il bollettino di guerra quotidiano è ormai talmente pesante, che perfino i medici chiedono supporto allo psicologo, perchè non ce la fanno più a dare sentenze di morte certa (ah, già, perchè dimenticavo, una cura non c’è. Proprio per un cazzo. E pure la palliazione del dolore è scarsamente efficace, che culo, eh? Proprio una michiata, in effetti).

Per cui non ci rompano le palle con queste teorie economiche del cazzo, con la salvaguardia dei posti di lavoro, e compagnia cantando. I Riva sono dei delinquenti e degli assassini, e l’area dell’ILVA dovrebbero rimetterla a posto subito, a loro spese, e senza rompere i coglioni.

Last, but not least, tutta questa gente che ritiene di poter esprimere la propria opinione su determinati argomenti, provi prima a capire cosa vuol dire cagarsi in mano tutti i santi giorni (e restare sani di mente, e continuare a fare la propria vita, e ad avere speranza nel futuro, e a non rompere i coglioni oltre misura) e poi, ma solo poi, ne riparliamo.

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7 pensieri su “Le parole che non vi ho detto

  1. ho pensieri contrastanti su questo argomento. di fatto sono d’accordo con te, ma in realtà mi da un senso di angoscia che un uomo, anche se magistrato, abbia un potere così grande. e cmq tutte quelle persone a casa forse hanno qualcosa da dire in proposito. e bloccare tutto l’acciaio prodotto e un bel piacere alle acciaierie tedesche e francesi e una mazzata x chi lo lavora in italia. nn so, mi sembrano quelle situazioni che cmq fai, nn risolvi il problema

    • Non ti ho risposto prima, perchè volevo darti una risposta meditata, non troppo di ‘pancia’ e soprattutto non tirata via. Sulla ‘pancia’ non mi è facile astrarmi, perchè il vivere quotidianamente una data situazione rende, gioco forza, meno obiettivi. Però non credo che un magistrato abbia troppo potere. Applica un potere, che è diverso. E in questi anni, la discrezionalità, quando c’è stata è sempre stata ampiamente a favore delle imprese, indipendentemente dalle ragione della salute pubblica. Lo provano varie realtà sparse in tutta Italia.
      Quanto alle persone a casa, certo hanno diritto ad esprimersi, che la libertà di espressione è sacra, per carità. Però se esiste un nesso causale (ed in ambo i casi esistono) e se questo nesso causale si estende anche alla popolazione civile non impiegata nell’azienda, beh, mi spiace, ma ubi maior, minor cessat. Il che può concretamente tradursi in: tu hai tutto il diritto di lavorare, ma io ho il diritto di non ammalarmi in ragione del tuo lavoro. Il problema non lo risolvi, probabilmente, ma un punto fermo lo devi comunque mettere.

      • ma io sono d’accordo con te. però quando parlo e giudico di situazioni che alla fine nn mi toccano personalmente penso sempre a una cosa che diceva mia nonna: la convinzione è un lusso che possiamo permetterci quando nn siamo coinvolti (più o meno ehehehehe )

    • Cara, non credo che un soggiorno a Casale (o a Cavagnolo, o altrove) gli farebbe alcunchè. Il senso del limite e della decenza, l’empatia minima sindacale che si accorda agli altri esseri umani dovrebbe essere in te e con te, a prescindere. Occorre prendere nota che alcuni esseri umani ne nascono totalmente sprovvisti. E’ un po’ come il coraggio di don Abbondio, se uno non ce l’ha, non è che se lo può dare. In alcuni casi è un problema solo loro e dei loro congiunti. Nel caso del signor Riva, in ragione dei suoi incarichi e della sua posizione nel mondo dell’impresa, son sciaguratamente molto affari nostri, ma tant’è.

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