Non per soldi, ma per denaro

Parlavo con L. di amenità politiche varie. Lei mi tesseva le lodi del nuovo governo. ‘Vedrai, ci risolleveranno!’ Lo dice ad ogni giro di valzer, e non so più capire se si tratti di ingenua speranza o pervicace pirlaggine. Probabilmente, entrambe. Intendiamoci, questa specie di unità nazionale è meno peggio del tanto osannato governo Monti, ma parte azzoppata dall’annoso problema di dare una soluzione a tutti i cazzi (in senso lato, per una volta) di Silvio B., che non son pochi e neppure semplici.

L., quando nacque il governo tecnico, si sciolse dalla felicità. Avremmo assistito ad un nuovo corso, e l’Italia avrebbe avuto un nuovo Rinascimento.

Io, in quel momento, avevo ben altro a cui pensare, e dolori assai più grandi da affrontare, per cui, Mario Monti o Topo Gigio, per me pari erano. Ero giusto abbastanza felice di essermi tolta dalle palle il nano col fondotinta, che in quei mesi stava collezionando una quantità di figure di merda impressionante perfino per un fuoriclasse come lui.

Non che avessi qualcosa, contro Monti e i suoi professori, persone per lo più per bene, il problema, a mio vedere, stava a monte. Li conoscevo. Di persona intendo. Molti di loro, almeno, tranne la Fornero, una che quando si sciolse in lacrime, proclamai con l’uomo, occhio che questa ‘chiagne e fotte’. E infatti…

Non sono una Sibilla Cumana, e nemmeno porto sfiga come Cassandra, ma di alcuni di questi cattedratici sono stata studentessa, altri invece li ho incrociati, tangenzialmente, nel ruolo di collega di collega (leggasi ultima ruota del carro), finchè, rapidamente ma inesorabilmente, mi ruppi i coglioni dell’universo cattedratico e dedicai le mie energie ad altro.

Come dicevo, son nel complesso brave persone, ma credono che il mondo dell’economia possa e debba essere assoggettato ai modelli economici cui molti di loro hanno dedicato la vita (e non solo in senso lavorativo).

Ecco, questa è una cazzata madornale, ed è la causa di molti dei problemi che stanno affrontando l’Italia ed il resto dell’UE. L’economia, anzi la macroeconomia, per chiamarla col suo nome, non può prescindere dall’adattamento alla realtà, sociale e politica, di un Paese.

Da questo approccio viziato, è scaturita una politica di governo completamente cieca alle realtà di un Paese che si sta trasformando economicamente e socialmente. E’ stata un’azione di governo guidata da un concetto riassumibile in ‘io applico la teoria e la pratica son tutti cazzi vostri’. Lo dimostrano la Riforma Fornero, uno dei peggiori pasticci mai partoriti in memoria repubblicana, con un pressapochismo che ha stupito molti, ma non me.

Son persone use, da sempre, a produrre modelli econometrici inapplicati nella realtà, che non hanno quindi mai avuto bisogno di verificare ex-ante gli effetti delle loro scelte. E infatti, i risultati si sono visti ex-post. Gli esodati, sentitamente ringraziano.

Dimettendosi hanno lasciato molte domande senza risposta, e bisognerà vedere se questo governo avrà la forza, soprattutto politica, di occuparsene in modo serio e rigoroso, senza deprimere ulteriormente l’economia. Il compito sembra arduo, ed il bisogno, per ambo gli schieramenti, di raccogliere i consensi miseramente precipitati, renderanno la via ancor più impervia.

P.S. Se vi state domandando il perchè di questo pippone, mi vien da dire che si tratta delle conseguenze delle due chiacchiere, reali, con L., ed anche di una reazione alle molte sciocchezze scritte, o avallate, dai mezzi di informazione, che son senz’altro condizionati dalla politica e dai poteri forti, ma anche, triste dirlo, infarciti di personaggi incapaci di esprimere un’analisi, accurata, della realtà. La fusione di questi due eventi, servilismo ed ignoranza, rendono il prodotto finale anche peggiore di quanto potrebbe essere se si trattasse di solo servilismo. Questa è una parte, ed anche una prova, ne scriverò, forse, altre. D’altronde, se è vero che non si può sempre piangere, è vero pure che non si può neppure sempre ridere.

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