L’arte di insultare

Premessa. Per me il turpiloquio è essenziale. Mi consente di scaricare un’aggressività che non saprei come convogliare altrove (cioè lo saprei anche, ma pare che il codice penale lo sanzioni aspramente). Il mio turpiloquio però è sostanzialmente ridanciano. Non vuole mai essere cattivo, o, peggio, offensivo. In sostanza, non do’ dello stronzo al mio prossimo. Magari lo penso, ma non glielo dico. Esistono delle regole, nella convivenza civile, che vanno rispettate. Poi, magari, dico cazzo a pioggia, ma è, davvero, un’altra faccenda. Questo pippone per dire che a me, il turpiloquio, in sé, non infastidisce. La bestemmia, sì. Ma è diverso. La bestemmia offende qualcosa che, per qualcuno, è importante. Per cui. O ci credi, e allora cosa bestemmi a fare, o non ci credi, è allora non offendere ciò che per altri è importante e, per te, vuoto di significato.

Tutto ciò per dire, che, a me, il signor Grillo Giuseppe Piero (all’anagrafe), sta parecchio sui coglioni. Perchè è un tutto un insultare, un denigrare, uno sfanculare. Che fosse mai uno che incroci per strada, dopo un po’ gli diresti: “oh bello, non è che sgommi due traverse più in là, che per oggi noi se ne avrebbero piene le balle?”.

Latest news, lui, che fino a ieri ci faceva due maroni tanti per eleggere Rodotà Presidente della Repubblica, adesso gli dà dell’ottuagenario miracolato dal web.

No, ma scusa, te ne accorgi adesso che Rodotà è un signore sugli ottanta? Ma guarda che se mi citofonavi te lo dicevo pure gratis. Se invece il problema è che Rodotà dice quel che pensa, beh, ciccio, fattene una ragione. Succede. Certo non succede a Crimi e alla Lombardi, ma, vabbé, quei due han tirato su il jolly della vita e sarebbero pure disposti a dirci che a Roma nevica il quindici di agosto (quantunque, visto il trend, potrebbe non essere un’opzione da escludersi, in effetti).

Eppoi basta con ‘sta fissa delle spie. Du’ palle. L’ultimo ad averci una fissa del genere era Iosif Dzugasvili in arte Stalin, e insomma, come termine di paragone non mi pare granché lusinghiero (poi, sai mai, magari, a Casaleggio, piace).

E insomma. Prima la Gabanelli, il tuo faro, che si scopre essere una serva del potere, poi Rodotà trattato da nonnetto rincoglionito miracolato dal web.

Sai come dicono a Torino? Ma pissa pu’ curt (per i non sabaudi, piscia più corto). Guarda che qui grandinano casini a raffica, e non è che perdete consensi perchè gli altri son cattivi, o gli elettori pirla, ma perché:

1. A democrazia state messi uno schifo, e la gggente magari è un po’ cogliona, ma di dittatori farebbe volentieri a meno.

2. Certo fa fico far le primarie sul web. Tirar su gente che fino al giorno primo faceva la cassiera, la massaia, il cassintegrato. Marketing avanzato, in effetti. Ed anche avariato, mio bel balengo. Perchè poi per star lì, occorra conoscer la macchina. Mica cazzi. Io, ad esempio, non sarei capace. E lo ammetto serenamente. Il problema semmai è un altro: io me ne rendo conto. Loro, evidentemente, no. Il che, permettimi, non depone granché a loro favore.

3. Ho capito che due capigruppo ti servivano, ma una un po’ meno indigesta della Lombardi, non sei riuscito proprio a scovarla? Cazzo, con tutto il marketing e la sociologia che fanno alla Casaleggio e Associati, non potevate far di meglio? Guarda che te lo dicevo anch’io gratis che quella ha la faccia, la postura e la loquela della collega stronza che per far bella figura col capo te la mette in quel posto.

4. A parte insultare tutti, che soluzioni intendete proporre? Per favore astenersi da quelle boiate tipo il reddito di cittadinanza. Che sarebbe un’idea lodevole, per carità. Peccato, signor Grillo Giuseppe Piero, che mentre lei insultava tutti, qua sian finiti financo i soldi per pagare le bollette del gas. Qui il problema non è trovare la lira (anzi gli Euri) per il reddito di cittadinanza, ma i soldi per pagare le pensioni al primo di settembre, sennò son cazzi, e pure acidi.

Ecco, Signor Grillo Giuseppe Piero, come vede a turpiloquio me la cavo anch’io, ed ovviamente lei, al blog mio, mai c’arriverà. Nel caso, la saluto senza acrimonia. E con immutata disistima

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2 pensieri su “L’arte di insultare

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