Mah

Doveva succedere. Ed è successo. Sono implosa. Letteralmente. Ieri mattina mi alzo, e già il risveglio lo patisco di mio, ma dopo 4 giorni di festa, ero un rottame. Mi pareva di aver preso un TIR di faccia.

Benedico (e mai l’avrei detto) il fatto che la nana non debba andare all’asilo causa una specie di vacanza forzata che più che un ponte pare un viadotto.

Per essere una che sta bene, mi sento abbastanza uno schifo. In più piove (governo ladro, ed opposizione connivente).

Mi trascino in ufficio, dove tedio tutti. Che c’ho il cerchio alla testa, che c’ho male all’alluce sinistro, e compagnia cantando.

In qualche modo trascino la mattinata. Arrivo a casa all’una e notifico che sto una cacca.

“Cos’hai?” chiede la mia metà (che nella realtà sarebbe il mio doppio, ma va bene così).

“Niente, ma sto una cacca comunque”. Mi provo la febbre. 38.5. E quindi, qualche decente ragione per stare una cacca, perlomeno ce l’ho.

Felicità di breve durata. “Cosa ti senti?” “Niente”. Ovviamente, niente a parte il freddo, il male alle ossa, e tutto il corollario da febbre, ma in effetti niente. Niente tosse, niente mal di gola, niente raffreddore, niente vomito, niente dissenteria. Un donnino perfettamente sano, solo, con 38.5 di febbre nel frattempo evolutosi a 39.2.

Finalmente, l’interrogatorio del Medico in famiglia finisce e posso seppellirmi nel letto sotto il piumone, che c’avrei giusto un tantino freddo.

“Vuoi una tachipirina?” “No.”Prendi una tachipirina che ti fa bene” “No.” “Ma daaaaaaai”. Ora, cazzo, siamo sposati da dieci anni. Stiamo insieme da tredici. Per dire, mi conosci. Io la febbre la lascio sfogare. Passa prima. E non è una teoria empirica, è un dato di fatto. La febbre è una reazione immunitaria, che va lasciata agire, visto che sto povero sistema immunitario fa il suo porco lavoro. Poi, è ovvio, occorre misura. Sopra i 39.5 ovviamente prendo il paracetamolo. Alla bimba, altrettanto ovviamente, non lascio che salga così tanto, che nei bambini il rischio convulsivo è maggiore. Ma per il resto, io mi regolo così e mi son sempre trovata bene.

A quel punto sbotto, e lui se ne va, piccato.

Nel frattempo, dal letto di dolore, chiamo mia madre e la informo che a stretto giro le arriverà a casa una nana con trolley, che siccome non so che c’ho, preferisco che non mi stia troppo attorno che, se se lo prende lei, iniziamo la ventesima carovana della stagione e, anche no.

Poi chiamo la baby sitter, e la organizzo per il giorno dopo. Che se lascio fare tutto ciò all’uomo, rischio di trovarmi la nana idrofoba, la nonna isterica e la baby sitter incazzosa.

E naturalmente, le ultime due telefonerebbero a ME per lagnarsi, mica all’Uomo che ha organizzato tutto. Ovvio, no?

Finalmente, Uomo, Nana e trolley infilano la porta.

Sono le 15. E finalmente posso crepare in pace.

Pace di breve durata. Chiama mia madre. “Come stai?” “Come un quarto d’ora fa” “Anche da malata, sei sgrausa”. Sì, e siccome sei mia madre, lo sai benissimo.

FInalmente scende la pace. Fino alle quattro meno un quarto quando mi sveglio in un bagno di sudore. E un caldo che manco alle Maldive.

Provo la febbre, di nuovo. 36.2. La riprovo. 36.3.

Sfebbrata. In un’ora. Se prima stavo male, a quel punto, tutto considerato, peggio. Mi cambio, cambio le lenzuola (e questo da un’idea della sudata) e reimplodo nel letto. E lì scoppia il dramma.

Nell’aggiornamento meteo sulle mie condizioni di salute, madre e consorte scoprono l’avvenuto miracolo. E non si rallegrano mica, no. Si preoccupano. Il resto del pomeriggio trascorre con arzigogolate teorie sull’accaduto.

“Avrai preso freddo” (po’ esse, considerando che qui un giorno fa 30 gradi e quello dopo 13)

“Sarà stanchezza” (po’ esse, mi pare un po’ strano, ma po’ esse)

“Sarà stress” (po’ esse, tutto po’esse, ma lo stress fa venire attacchi di panico, che sappia io, mica attacchi di febbre).

Alla fine decreto che, giusto giusto, a me non me ne frega niente di saperlo. Se ricapita mi pongo il problema, se non ricapita, cosa statisticamente assai più probabile, lo archiviamo nello schedario delle cose strane.

Oggi, per non sbagliarmi, mi sono fatta 400 km in macchina, e adesso sto un bijou…

Perchè lavorare stanca, come diceva Pavese, ma certi pomeriggi, ancor di più

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2 pensieri su “Mah

  1. è successo anche a me. e nemmeno io ho preso la tachipirina, sono rimasta anche io nel mio letto di dolore e poi è passata. se scopri che era dillo anche a me che io come al solito nn mi guardo mai indietro e nn mi sono preoccupata di saperlo

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