L’ultimo Caudillo

E’ morto Hugo Chavez.

E milioni di descamisados, poveracci, nullatenenti lo stanno piangendo. E’ morto Simon Bolivar, è morto il Che, è morto Juan Domingo Peron, è morta Evita che arringava dal balcone.

E’ morto Hugo Chavez e da oggi il cuore grande dell’America Latina sanguina.

L’America Latina è un posto così, demasiado corazon, demasiado todo mi verrebbe da dire. Loro non vivono. Stravivono. Mille vite dentro la stessa.

America Latina non sono le spiagge di Copacabana, o quelle di Acapulco, non è Los Roques, o la Isla Margarita.

Non sono i troppi resort da miliardari, le ville esclusive, le case sulla collina guardate a vista da guardie armate che somigliano ai delinquenti nelle strade e che forse lo erano, fino a ieri.

America Latina sono le baraccopoli di Sao Paulo, il Cristo Corcovado, le guardie armate fino ai denti all’aeroporto di Caracas, che qui la polizia fa folclore e magari la sfotti, ma lì, beh lì proprio no, la polizia fa paura e basta e anche chi ha la lingua lunga e tagliente la tiene ben chiusa in bocca.

Se un giorno me ne dovessi andare, forse l’America Latina sarebbe il posto che mi verrebbe più facile chiamare casa.

Con Hugo Chavez, la maggioranza degli Europei, ed io tra loro, non sarebbero neppure andati a bere un caffé al bar all’angolo.

Ma ha dato speranza e dignità a chi non ne aveva mai avuta, a chi non ne avrebbe avuta mai.

Che gli sia lieve la terra.

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